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Martedì 15 Settembre 2026 15:09

Legge elettorale: via libera del Senato



La riforma approvata con 113 voti a favore, 71 contrari e 2 astenuti. Ora il testo torna alla Camera dei deputati in terza lettura. Protesta in Aula delle opposizioni: «No alla legge truffa»

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L’Aula del Senato ha approvato questa mattina, 15 febbraio, la riforma della legge elettorale, con 113 voti favorevoli, 71 contrari e due astenuti. Il testo, modificato da Palazzo Madama, torna ora alla Camera dei deputati in terza lettura: già calendarizzata per il 28 settembre la discussione generale. L’esame riprenderà a inizio ottobre con i tempi contingentati; il voto finale è atteso non oltre la prima metà del mese, prima che si apra la sessione di bilancio. Superato lo scoglio dell’Aula, la palla passa quindi al Quirinale. Per prassi infatti il capo dello Stato si pronuncia soltanto una volta che il provvedimento è approvato in via definitiva.

Non è mancata, in Aula, la protesta delle opposizioni. Poco prima del voto i senatori hanno protestato mostrando cartelli gialli e rossi con la scritta «No alla legge truffa», subito dopo la dichiarazione di voto di Fratelli d’Italia.

Tra le modifiche introdotte nell’esame a Palazzo Madama, le preferenze con capolista bloccati e la revisione della norma sulla raccolta delle firme, che aumenta fino a 6mila le sottoscrizioni da raggiungere per ogni collegio da parte dei partiti non rappresentati in Parlamento – nodo al centro delle polemiche, su cui è accesa  anche l’attenzione del Colle -, oltre a una modifica che ridisegna i confini dei collegi della provincia di Bolzano e all’estensione del voto fuorisede ai caregiver. Ma il cuore della riforma è  il premio di maggioranza che scatta per la coalizione che raggiunge il 42 per cento dei voti e che si traduce in 70 deputati e 35 senatori (ma con un tetto massimo di 220 deputati e 113 senatori).

L’impianto è proporzionale, con soglia di sbarramento al 3 per cento e il ripescaggio del cosiddetto “miglior perdente” per la lista che resta sotto soglia all’interno di una coalizione che supera il 10 per cento. Con una modifica approvata al Senato, inoltre, tutti i partiti alleati contribuiscono alla somma dei voti della coalizione a prescindere dalla percentuale raggiunta, anche se per l’attribuzione effettiva dei seggi continua a valere lo sbarramento. Se nessuno arriva al 42, il premio non scatta e i seggi si distribuiscono in proporzione ai voti.

Partiti e coalizioni presentando simbolo e programma sono chiamati a indicare anche il nome del candidato premier che proporranno al presidente della Repubblica. Nome che deve essere lo stesso per tutte le forze alleate nella stessa coalizione, pena l’inammissibilità delle liste. Il potere di nomina resta comunque prerogativa costituzionale del Quirinale. I capilista restano bloccati, ma sono seguiti da sei nomi tra cui l’elettore potrà indicarne fino a tre. L’alternanza di genere scatta dal secondo nome in lista, mentre nel listone bloccato degli eletti con il premio va rispettata la quota 60-40. Nessuno dei due generi, cioè, può essere rappresentato in misura superiore al 60%.

15 settembre 2026

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