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Martedì 15 Settembre 2026 17:09

Quattro passaggi per capire i signori dell’algoritmo

intelligenza artificiale
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Le intelligenze artificiali sono ormai al plurale, il potere è concentrato in poche mani private, il denaro insegue prodotti senza mercato, intanto realtà più piccole costruiscono l'IA per le imprese

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Fermi tutti. È il mantra dei signori dell’algoritmo. Ci sto, fermi tutti, ma nel senso di fermiamoci un momento tutti, perché correre senza meta gridando “moriremo tutti” è il modo migliore per finire contro un muro o giù da un dirupo, e per giunta senza neppure sapere perché. Non vale la pena fare la cronaca degli allarmi, dei casi, ed elencare le Cassandre. Fermiamoci piuttosto a capire a che punto stiamo davvero.

Primo passaggio: le intelligenze artificiali sono ormai al plurale. Nei laboratori dei signori dell’algoritmo non si contano più i nuovi robot agentici che sanno fare cose, imparano a fare cose, arrivano là dove nessuno immaginava sapessero arrivare. A monte abbiamo un arsenale robotico senza gambe e braccia che corre, a valle strutture socio-tecniche del tutto impreparate (cybersecurity, digital literacy e così via).

Secondo passaggio: i poteri sono quelli, i signori dell’algoritmo sono una manciata e nessuno oggi può scalare quella montagna partendo da quasi zero. E ciascuno risponde unicamente, e di fatto, a se stesso- sono soggetti privati – e allo schieramento geopolitico che ha permesso che avessero tale potere e posizionamento. Un ibrido strano: monopolio privato e asset geostrategico pubblico. Ma non un mostro a due teste, perché la testa, qui, non è ancora ben chiaro quale sia, almeno non in Occidente. In Cina forse è più chiaro, ma le carte, quando si parla di Cina, si mischiano nuovamente, perché la Cina non conquista il mondo con gli eserciti, ma con le partecipazioni azionarie, le percentuali di debito pubblico, terre rare, foreste e autostrade di Africa e Sud America.

Terzo passaggio: una marea inimmaginabile di denaro investito in prodotti che ancora non hanno un mercato, se non quello molto ristretto, benché lucroso, militare, e quello, di fatto in perdita, dell’IA che risiede nei nostri pc: a buon prezzo per noi, cara per loro, ma utile a creare una dipendenza sociale globale nell’immediato futuro.

Quarto passaggio: sono giganti con piedi d’argilla, perché piano piano, da sotto, soggetti molto più piccoli, molto meno capitalizzati ed esposti, stanno creando l’IA che in effetti serve al cliente finale, all’impresa, alla fabbrica. Velocemente, troppo perché i grandi monopolisti abbiano avuto il tempo di remunerare davvero gli investimenti.
Cosa ci occorre, allora? Un’architettura costituzionale che bilanci davvero questi nuovi poteri: leggi e leggine non servono e non bastano. Occorre che i clienti finali, le imprese, le industrie, gli ordini professionali, il mondo dell’educazione e gli organismi intermedi sappiano un po’ meglio cosa accade e decidano effettivamente dove vogliono andare e perché. Di qui potranno decidere con cosa, e chiedere che dal laboratorio esca ciò che serve, non il bot che fa notizia per un giorno.

La mia vera paura? Che trovare un nemico, presunto, serva ad armare ancora di più l’IA, ossia a dare potere, affinché ci salvi, a chi già ne ha in modo spropositato. Creare il nemico, poteri speciali, consenso alla sospensione delle regole, soldi pubblici: una storia già vista. Ma noi continuiamo a preoccuparci di qualche nostalgico con il braccio alzato. Almeno chi è cattolico dovrebbe cominciare ad ascoltare il Papa e smettere di ascoltare quello che l’algoritmo gli suggerisce di leggere. Non abbiamo bisogno di combattenti da tastiera, ma di persone serie che capiscono quello che leggono e, soprattutto, capiscono quello che non si scrive mai. Siamo così sicuri di aver capito quale sia la vera minaccia alla democrazia e alla fede? (Luca Peyron)

15 settembre 2026

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