Martedì 15 Settembre 2026 18:09
Tre capibara arrivano a Zoomarine: al via uno studio scientifico
Sono arrivati dopo quasi 1.500 chilometri di viaggio e hanno scelto l’acqua come primo punto da esplorare. Tre capibara, due femmine e un maschio, sono i nuovi ospiti di Zoomarine, dove hanno inaugurato il loro habitat tra bagni, immersioni e le prime “docce” sotto una cascata. Un ingresso che porta a 41 le specie animali [...]
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Tre capibara arrivano a Zoomarine: al via uno studio scientifico
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Tre capibara, due femmine e un maschio, sono i nuovi ospiti di Zoomarine, dove hanno inaugurato il loro habitat tra bagni, immersioni e le prime “docce” sotto una cascata.
Un ingresso che porta a 41 le specie animali ospitate dal parco zoologico alle porte di Roma, dopo l’arrivo dei rapaci, e che apre anche un nuovo capitolo sul fronte della ricerca.
A occuparsi dello studio dei comportamenti dei tre animali sono infatti i ricercatori di Openature Foundation, ente di ricerca e conservazione di Zoomarine.
Il viaggio dei tre capibara è iniziato allo zoo di Vienna.
Una volta arrivati a Zoomarine, i due esemplari femmina e il maschio hanno cominciato a prendere confidenza con il nuovo ambiente, mostrando fin dai primi giorni caratteristiche comportamentali differenti.
A raccontare le prime osservazioni è Camillo Sandri, direttore zoologico di Zoomarine.
“Si tratta del roditore più grande del mondo e i nostri tre esemplari sono dei giovani adulti”, spiega Sandri.
Le due femmine hanno due anni, mentre il maschio ne ha tre. E le differenze tra loro sono emerse quasi immediatamente.
Il più intraprendente del gruppo è il maschio.
La femmina più piccola, invece, trascorre volentieri molto tempo in acqua, mentre la più grande alterna i momenti in piscina a pause all’ombra della siepe.
Proprio la possibilità di scegliere tra ambienti differenti è alla base della progettazione del nuovo habitat.
Tra le due piscine, racconta Sandri, quella che sembra conquistare maggiormente i tre animali è la vasca dotata di cascata con riciclo continuo dell’acqua.
Qui i capibara possono fare vere e proprie “docce” oppure immergersi quasi completamente, lasciando fuori dall’acqua soltanto gli occhi.
È una delle pose che più di tutte ha contribuito a rendere il capibara una vera star del web: apparentemente imperturbabile anche mentre si gode un bagno.
Ma dietro l’immagine del simpatico animale che trascorre il tempo in acqua c’è una specie dalla socialità complessa, strettamente legata agli ambienti umidi del Sud America.
Ed è proprio questo rapporto con l’acqua ad aver spinto i ricercatori di Openature Foundation ad avviare un nuovo studio scientifico.
Al centro della ricerca c’è un comportamento ancora poco conosciuto: l’immersione come possibile strategia di difesa dai predatori.
I ricercatori analizzeranno la frequenza e la durata delle immersioni dei tre esemplari, cercando di individuare le possibili motivazioni di questo comportamento e le eventuali differenze tra gli individui.
L’obiettivo è capire meglio quando il capibara sceglie l’acqua come rifugio e quali fattori possono influenzare questa decisione.
Il legame tra capibara e acqua non riguarda soltanto il comportamento osservato a Zoomarine.
Fiumi, paludi e praterie allagate del Sud America rappresentano ambienti fondamentali per la specie, ma gli ecosistemi umidi sono sempre più fragili.
Un dato riportato dal parco riguarda il Pantanal, considerato la più grande area umida tropicale del Pianeta e uno degli habitat simbolo del capibara.
Qui la superficie d’acqua sarebbe diminuita di circa 80,7%, passando da 19.781 chilometri quadrati a 3.818.
È anche dalla necessità di conoscere meglio gli animali che dipendono da questi ecosistemi che prende forma il progetto di ricerca avviato a Zoomarine.
La domanda è semplice, ma la risposta potrebbe essere più complessa.
Nell’ambiente acquatico il capibara può trovare rifugio, ma l’acqua non è necessariamente priva di pericoli. Tra i suoi predatori naturali figurano infatti anche l’anaconda verde e i caimani.
Lo studio di Openature Foundation proverà quindi a ricostruire il rapporto tra immersione, ambiente e comportamento, osservando direttamente i tre nuovi ospiti di Zoomarine.
Frequenza, durata, motivazioni e differenze individuali saranno gli elementi da analizzare.
L’arrivo dei tre capibara rappresenta intanto un nuovo ingresso nella popolazione animale del parco, che raggiunge quota 41 specie ospitate, dopo quello dei rapaci.
Il progetto si inserisce inoltre nell’adesione di Zoomarine alla campagna europea “Wetlands for Life”, promossa dall’Associazione Europea degli Zoo e degli Acquari (EAZA).
Così, mentre i tre nuovi arrivati continuano a prendere confidenza con piscine, cascata e spazi all’ombra, per i ricercatori è già iniziata un’osservazione che punta a trasformare quelle immersioni apparentemente tranquille in preziosi dati sul comportamento della specie.
E forse, dietro quegli occhi che spuntano appena dall’acqua e quell’espressione impossibile da decifrare, c’è molto più da scoprire di quanto sembri.
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