Giovedì 17 Settembre 2026 09:09
Don Gabriele Amorth: una vita per chi cercava ascolto, liberazione e speranza


A 10 anni dalla morte, il ricordo del paolino a cui si deve l'Associazione internazionale esorcisti. La Messa con il provinciale don Ponti e il convegno che ha visto tra i relatori il vice presidente padre Bamonte e don Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana
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Dieci anni dopo, oltre l’immagine dell’“esorcista più famoso d’Italia”, resta il sacerdote. Il religioso paolino, il comunicatore, l’uomo capace di accogliere la sofferenza e di ricondurre ogni cosa a Cristo. È questo il volto di don Gabriele Amorth emerso ieri, 16 settembre, nel santuario parrocchia Maria Regina degli Apostoli, dove la Società San Paolo ha ricordato a dieci anni dalla morte il sacerdote modenese, fondatore dell’Associazione internazionale esorcisti. Una serata iniziata con la Messa presieduta dal superiore provinciale don Roberto Ponti e proseguita con il convegno “Don Gabriele Amorth. Dieci anni dopo. Un’eredità viva per la Chiesa e per il nostro tempo”. Al tavolo dei relatori, padre Francesco Bamonte, vicepresidente dell’Associazione internazionale esorcisti, l’esorcista don Marcello Lanza, don Aldo Buonaiuto, vicedirettore della Caritas diocesana di Roma, e don Stefano Stimamiglio, direttore di Famiglia Cristiana, moderati dalla giornalista di Famiglia Cristiana Annachiara Valle.
Proprio l’omelia ha offerto la chiave per rileggere una vita spesso identificata con il suo ministero più noto. Partendo dall’inno alla carità di san Paolo – «se non ho la carità, non sono nulla» – Ponti ha ricordato che «i doni passano, i ruoli finiscono, le opere cambiano. La carità invece non avrà mai fine». Anche la memoria di Amorth, allora, va ricollocata in questa prospettiva. Il lungo servizio come esorcista, ha sottolineato, «sarebbe riduttivo» se assunto come unica misura della sua esistenza: «Il centro era Cristo». Dietro ogni richiesta d’aiuto Amorth incontrava infatti «persone sofferenti, famiglie, uomini e donne che cercavano ascolto, liberazione, speranza». E dall’esperienza quotidiana del confronto con il male riportava tutto all’essenziale: «La vera lotta è quella che ognuno di noi deve fare per vivere in grazia di Dio».
Un invito, dunque, a non fermarsi all’etichetta, dimenticando «il cristiano, il sacerdote, il religioso, il paolino». Figlio spirituale del beato Giacomo Alberione, Amorth mise la sua capacità comunicativa – attraverso stampa, libri e interviste – al servizio dell’annuncio. Un tratto ricordato anche da don Stefano Stimamiglio, che lo conobbe nella vita quotidiana della comunità paolina prima ancora che nel suo ministero: un confratello dalla normalità disarmante, capace però di «restituire voce» a una dimensione della fede che rischiava di essere confinata nel silenzio.
Al centro del ricordo, oltre agli aspetti teologici toccati da don Lanza, anche l’eredità lasciata agli esorcisti. Padre Francesco Bamonte ha ripercorso l’intuizione da cui nacque l’associazione: la necessità che gli esorcisti fossero formati, potessero confrontarsi e mantenessero vivo un rapporto di collaborazione ecclesiale. Per Amorth la preparazione non era «una questione puramente tecnica o accademica» ma anzitutto «una questione di carità pastorale». La preoccupazione non doveva concentrarsi sul demonio o sulle manifestazioni straordinarie, bensì «su Cristo liberatore e sulla persona che soffre, che deve essere accolta, amata e aiutata». Un’intuizione che continua a produrre frutti. Dai primi dodici sacerdoti riuniti a Roma nel settembre 1991 si arrivò alla nascita dell’Associazione internazionale esorcisti e, nel 2014, al riconoscimento della Santa Sede. Oggi l’associazione conta oltre mille soci nel mondo.
Ma nei ricordi è riemerso soprattutto l’uomo. Don Aldo Buonaiuto ha raccontato un sacerdote che per tanti era «un grande padre, capace di ascoltare, di accorgersi delle fragilità, delle vulnerabilità», ma anche di chiedere aiuto quando era necessario. Lo conobbe attraverso il rapporto di amicizia e collaborazione tra Amorth e don Oreste Benzi: insieme si prendevano cura anche di persone finite nelle reti dell’occultismo e delle sette, cercando per loro ascolto, protezione e accoglienza. Diretto, poco incline ai compromessi e insieme dotato di una spiccata ironia, Amorth conservava il sorriso anche davanti alle domande più difficili. Alla richiesta di un giornalista se avesse mai avuto paura del diavolo, ricordava Buonaiuto, rispose: «Io non ho mai avuto paura, ma lui sicuramente ha avuto paura di me tante volte».
17 settembre 2026
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