Giovedì 17 Settembre 2026 12:09
Roma, il “cecchino” di Prati ha un nome: è un 50enne residente nel quartiere. “Ho sparato per divertimento”
Per giorni è stato solo “il cecchino” di Prati. Un’ombra dietro una finestra, un colpo partito dal nulla che ha ferito una donna in strada. Ora quell’ombra ha un nome, un volto e una storia che ha spiazzato il quartiere. Si chiama Edoardo Crescimanno Ciardiello, romano di 50 anni, e abita proprio lì, in via […]
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Per giorni è stato solo “il cecchino” di Prati. Un’ombra dietro una finestra, un colpo partito dal nulla che ha ferito una donna in strada. Ora quell’ombra ha un nome, un volto e una storia che ha spiazzato il quartiere.
Si chiama Edoardo Crescimanno Ciardiello, romano di 50 anni, e abita proprio lì, in via della Giuliana, nel palazzo di fronte al punto esatto dove lunedì pomeriggio è stata colpita Cristina Stillitano, 49 anni. Un dirimpettaio, dunque. Un vicino invisibile.
Braccato dai carabinieri, l’uomo si è presentato alla stazione dell’Arma di Roma San Pietro con il suo avvocato e si è costituito. Perché lo ha fatto? Ha provato a spiegarlo così: “Sono stato io, ho sparato per divertimento. Non era un gesto contro le donne”. È stato denunciato a piede libero per lesioni.
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La reazione della vittima, ancora ricoverata in ospedale, racconta più di ogni altra cosa lo stupore di Prati: “Non è l’uomo di cui sospettavano tutti qui in zona. Io non lo conosco nemmeno. Non so chi sia”.
Un insospettabile. È questa la parola che ricorre tra residenti e commercianti del rione. Un uomo che non aveva mai dato nell’occhio, descritto da chi se lo ricorda come una persona normalissima. Poi, negli ultimi mesi, qualcosa si è incrinato. “Forse aveva qualche problema”, raccontano sottovoce. Problemi di lavoro, di soldi. Disoccupato da tempo, avrebbe iniziato a chiedere aiuto in giro.
Lo conferma un ristorante proprio in via della Giuliana: “A marzo è venuto da me a chiedere dei soldi. Aveva un aspetto trasandato, camminava con una stampella. Non è stato aggressivo, sia chiaro. Mi ha chiesto qualcosa, gli ho dato 20 euro e se n’è andato”.
Eppure, nonostante le difficoltà economiche, ha trovato il modo e i soldi per acquistare una carabina ad aria compressa. L’arma con cui, secondo la ricostruzione dei carabinieri, lunedì pomeriggio ha aperto la finestra del suo appartamento e ha mirato, colpendo la Stillitano a un braccio.
Un gesto inspiegabile, che gli investigatori hanno ricostruito anche grazie a un dettaglio quasi beffardo. Da quella stessa finestra, lo scorso 20 aprile, in piena notte, l’uomo aveva scattato una fotografia. La Cupola di San Pietro che si staglia in fondo a via della Giuliana. La stessa identica prospettiva, lo stesso scorcio che lunedì ha inquadrato nel mirino della sua carabina. È stata proprio quella foto, incrociata con altri elementi, a incastrarlo. A trasformare il fantomatico cecchino in un uomo con un nome, un indirizzo e ora un’accusa pesantissima sulle spalle. L’incubo di Prati è finito.
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