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Venerdì 18 Settembre 2026 11:09

Dalla pandemia al caso dei fondi extra-Fus, dopo sei anni l’Eliseo rinasce. Gualtieri: “Un gioiello restituito a Roma”

Dopo sei anni di silenzio, polvere sui velluti rossi e foyer al buio, al Teatro Eliseo si riaccendono le luci. L’annuncio, atteso da tempo dal mondo dello spettacolo romano, è arrivato in Campidoglio. Direttamente dalla voce del sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri insieme ad Alessandro Longobardi, nuovo gestore e direttore artistico delle due sale […]

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Dopo sei anni di silenzio, polvere sui velluti rossi e foyer al buio, al Teatro Eliseo si riaccendono le luci. L’annuncio, atteso da tempo dal mondo dello spettacolo romano, è arrivato in Campidoglio. Direttamente dalla voce del sindaco di Roma Capitale Roberto Gualtieri insieme ad Alessandro Longobardi, nuovo gestore e direttore artistico delle due sale di via Nazionale.

Le date sono già cerchiate in rosso. Il Piccolo Eliseo riaprirà i battenti il prossimo 2 ottobre, l’Eliseo il 28, con l’avvio ufficiale della stagione 2026-2027. Un cartellone che, nelle intenzioni di Longobardi – patron di Viola Produzioni – spazierà dalla prosa alla commedia musicale, dal contemporaneo alla danza. Un rilancio fatto, ha tenuto a sottolineare Gualtieri, “senza alcun finanziamento pubblico”. In appena sessanta giorni di lavoro.

Un gioiello chiuso dal Covid che non ha più riaperto

“Siamo molto felici di annunciare la riapertura di un gioiello fra i teatri privati di Roma, profondamente radicato nella storia culturale della nostra città”, ha detto Gualtieri. E la storia pesa. Inaugurato nella sua forma attuale nel 1938, su progetto di Luigi Piccinato, l’Eliseo ha visto passare sui suoi palchi Eduardo De Filippo – che qui portò nel 1936 Natale in casa Cupiello – e poi Anna Magnani, Totò, Luchino Visconti, che nel 1945 vi debuttò con I parenti terribili mentre l’Italia era ancora spaccata dalla Linea Gotica. 

La sua chiusura più lunga, però, inizia nel marzo 2020. Come tutti i teatri italiani, l’Eliseo chiude per la pandemia. Ma a differenza degli altri, non riapre più.  Dietro il sipario abbassato c’è una vicenda lunga e intricata, che è insieme industriale, politica e giudiziaria.

L’Eliseo, dal 2015, era tornato a vivere grazie a Luca Barbareschi, che dopo averne assunto la direzione artistica, nel 2018 ne aveva acquistato la proprietà, rilanciandolo dopo i lavori di ristrutturazione. Per sostenerne i costi e celebrarne il centenario – il teatro nacque come Arena Nazionale nel 1900 – il governo nel 2017 aveva previsto un contributo straordinario: 4 milioni di euro per gli anni 2017 e 2018, istituito con l’art. 22 del decreto legge 50/2017, fuori dai meccanismi ordinari del FUS, il Fondo Unico per lo Spettacolo. 

Quel finanziamento “ad personam” scatena la guerra dei teatri romani. Sistina, Ambra Jovinelli, Cometa, Parioli, Quirino e Vittoria impugnano il decreto davanti al Tar (Tribunale amministrativo) del Lazio. È, secondo loro, un’alterazione della concorrenza. La questione arriva fino al Consiglio di Stato e poi alla Corte Costituzionale. Nel 2022 la Consulta dichiara illegittimo il contributo extra-FUS erogato come destinatario unico, perché irragionevole e lesivo della parità di trattamento. 

Rimasto senza ossigeno pubblico, schiacciato dai debiti e dalle chiusure Covid, l’Eliseo non riparte. Barbareschi lancia appelli, denuncia un “boicottamento istituzionale” e arriva a chiedere aiuto direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. Il 21 dicembre 2023 la Regione Lazio annuncia l’acquisto del teatro di via Nazionale, operazione presentata come salvataggio pubblico. Ma anche quell’intesa, pochi mesi dopo, salta, lasciando 21 lavoratori in procedura di licenziamento e la sala in stato di degrado. Sei anni di contenziosi, tentativi falliti e porte chiuse.

La rinascita doppia con il Valle

Ora il cambio di passo. “È un teatro che ha attraversato un periodo lungo e complicato, ma ora il sipario torna ad alzarsi. È una grande sfida, per Roma, per le maestranze e per gli artisti”, ha detto Gualtieri. Longobardi l’ha definita “una restituzione alla città, una grande festa”.

Non è un caso, ha sottolineato il sindaco, che la riapertura arrivi nello stesso mese di quella del Teatro Valle. “Avere contemporaneamente, nello stesso mese, la riapertura dell’Eliseo e del Valle, insieme alla ripartenza di altri importanti spazi, rappresenta una rinascita del teatro a Roma molto importante. È bello che proprio nell’epoca del dilagare del consumo digitale il teatro riscopra la sua indispensabilità”. Dopo sei anni, via Nazionale torna ad avere il suo salotto. (immagine di copertina dal sito di Roma Capitale).

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