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Venerdì 18 Settembre 2026 12:09

Inversione: gli ultimi avanzino, i primi facciano posto



La logica del Vangelo propone un cambio del senso di marcia. La città quindi può e deve provare a cambiare direzione, riconoscendo che la "vigna" è di un Padrone il cui unico metro di misura è la grazia, non il calcolo

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#il vangelo nella città #prima gli ultimi #riscatto degli ultimi #società meritocratica
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Dal Vangelo secondo Matteo

Mt 20,1-16

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli questa parabola:

«Il regno dei cieli è simile a un padrone di casa che uscì all’alba per prendere a giornata lavoratori per la sua vigna. Si accordò con loro per un denaro al giorno e li mandò nella sua vigna. Uscito poi verso le nove del mattino, ne vide altri che stavano in piazza, disoccupati, e disse loro: “Andate anche voi nella vigna; quello che è giusto ve lo darò”. Ed essi andarono. Uscì di nuovo verso mezzogiorno, e verso le tre, e fece altrettanto. Uscito ancora verso le cinque, ne vide altri che se ne stavano lì e disse loro: “Perché ve ne state qui tutto il giorno senza far niente?”. Gli risposero: “Perché nessuno ci ha presi a giornata”. Ed egli disse loro: “Andate anche voi nella vigna”.

Quando fu sera, il padrone della vigna disse al suo fattore: “Chiama i lavoratori e da’ loro la paga, incominciando dagli ultimi fino ai primi”. Venuti quelli delle cinque del pomeriggio, ricevettero ciascuno un denaro. Quando arrivarono i primi, pensarono che avrebbero ricevuto di più. Ma anch’essi ricevettero ciascuno un denaro. Nel ritirarlo, però, mormoravano contro il padrone dicendo: “Questi ultimi hanno lavorato un’ora soltanto e li hai trattati come noi, che abbiamo sopportato il peso della giornata e il caldo”.

Ma il padrone, rispondendo a uno di loro, disse: “Amico, io non ti faccio torto. Non hai forse concordato con me per un denaro? Prendi il tuo e vattene. Ma io voglio dare anche a quest’ultimo quanto a te: non posso fare delle mie cose quello che voglio? Oppure tu sei invidioso perché io sono buono?”.

Così gli ultimi saranno primi e i primi, ultimi».

La logica audace del Vangelo propone un cambio di marcia: non di velocità di marcia, ma di senso di marcia. Prima gli ultimi, poi i primi. Inconcepibile in una società meritocratica, ma anche in una buonista che si accontenta di sopire la coscienza. Chi sono gli ultimi oggi nelle nostre città? Sono persone precise: il rider che corre di notte per tre euro a consegna, l’anziana sola che sceglie tra le medicine e la bolletta, il giovane intrappolato in uno stage gratuito infinito, il padre separato che dorme in auto, il lavoratore straniero senza contratto. Sono quanti arrivano alle “cinque del pomeriggio” di una vita che li ha già catalogati come sconfitti, non per pigrizia ma perché nessuno li ha chiamati, nessuno si è interessato a loro. Ma ecco invece, il Padrone della vigna va a cercarli proprio quando tutti li considerano ormai inutili, quando oramai il tempo sembra scaduto e i giochi sembrano fatti.

La città moderna la pensa così: il valore della vita dipende dal successo, e gli ultimi non ne hanno. Al massimo si può mostrare loro del buonismo con una pacca sulla spalla. Il Vangelo invece ci chiama al cambiamento: gli ultimi non sono un’eccezione da tollerare ma l’inizio della nuova direzione. Cristo non ha guardato la marginalità dall’alto: si è fatto ultimo tra gli ultimi e ha percorso la strada “al contrario”, spogliandosi di ogni potere, fino a lasciarsi innalzare sul legno della croce. Ed è proprio lì, nel punto più basso e fallimentare agli occhi del mondo, che Dio ha ribaltato la logica della storia, risuscitandoLo e ponendoLo, da ultimo che era, come primo alla destra del Padre. Potremmo pensare a quella pietra che, scartata dai costruttori, è invece divenuta testata d’angolo.

Se il Vangelo propone l’inversione, allora la città può e deve provare a cambiare direzione. Riscattare gli ultimi non significa concedere loro un posto ai margini della nostra tavola ma riconoscere che la vigna è di un Padrone il cui unico metro di misura è la grazia, non il calcolo. Far avanzare gli ultimi, usare misericordia e superare i legalismi richiede la conversione profonda dei primi, chiamati a mettere da parte le loro sicurezze, il pensare solo al proprio posto, per “fare posto” a nuovi compagni di strada. La “salvezza” di una città, allora, non si misurerà più da quanto corrono i suoi primi e da parametri economici o fiscali, ma da quanti ultimi avranno trovato posto alla mensa della preghiera e della condivisione con gli altri, allo stesso livello. Qui sta l’inversione che ristabilisce l’ordine pensato da Dio: allora la città risorgerà veramente.

18 settembre 2026

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