Venerdì 18 Settembre 2026 19:09
Don Luigi Di Liegro: una vita spesa per i piccoli e i poveri


Fondatore e primo direttore della Caritas diocesana, sacerdote dal 1953, viceparroco, assistente della Gioventù di Azione cattolica, in Vicariato lavorò a un nuovo assetto della diocesi. Proprio all'assemblea diocesana il Papa ne ha annunciato l'apertura della causa di beatificazione
L'articolo
Don Luigi Di Liegro: una vita spesa per i piccoli e i poveri
proviene da RomaSette
.
#in diocesi #caritas diocesana roma #focus #luigi di liegro
leggi la notizia su RomaSette


Sono le parole scolpite sulla lapide della sua sepoltura nella basilica dei Santi XII Apostoli, a due passi da piazza Venezia, a riassumere il senso dell’operato e i valori che hanno orientato la vita di don Luigi Di Liegro, il fondatore e primo direttore della Caritas diocesana di Roma e il simbolo dell’impegno cattolico accanto agli ultimi nella Capitale, di cui Papa Leone ha annunciato alla diocesi di Roma riunita in assemblea nella basilica lateranense l’aperura della causa di beatificazione. «Non c’è carità senza giustizia», si legge sulla tomba che custodisce le spoglie traslate dal cimitero del Verano il 1° ottobre del 2025. Un’idea di carità rivoluzionaria perché non fatta di elemosina o di assistenzialismo, ma improntata al fare rete per garantire primariamente giustizia sociale.
A Di Liegro si devono infatti i primi incontri tra associazioni con finalità simili come la Comunità di Capodarco, l’Esercito della Salvezza, la Comunità di Sant’Egidio, le suore Missionarie della Carità di Madre Teresa, per combattere insieme l’emergenza sociale. Tutte le opere di accoglienza oggi attive a Roma, ma non solo, sono state volute e create da don Luigi, il prete degli ultimi: l’Ostello di via Marsala alla stazione Termini, il Poliambulatorio per immigrati senza permesso di soggiorno aperto nel 1983 a Ostia e oggi attivo sempre a via Marsala, a ridosso del binario 1 della stazione Termini. E ancora, l’Emporio della solidarietà inaugurato nel 2008 a Ponte Casilino, le mense, le case-alloggio, i centri di ascolto.
Una vita spesa per i piccoli e i poveri, dunque, quella del sacerdote nato a Gaeta il 16 ottobre 1928, ultimo di otto figli. A 10 anni manifestò il desiderio di entrare in seminario e la sua vocazione fu sostenuta dalla sorella maggiore, Maria, suora del Santuario del Divino Amore, a Castel di Leva, che ne facilitò l’ingresso a Roma, dove venne accolto presso lo stesso Santuario. Frequentò il seminario minore al liceo Sant’Apollinare e poi il Seminario Romano Maggiore, conseguendo la licenza in Teologia alla Pontificia Università Lateranense. Il 4 aprile 1953 fu ordinato sacerdote e nominato viceparroco di San Leone Magno, al Prenestino, il quartiere operaio della prima periferia romana. Qui don Luigi iniziò ad occuparsi dei problemi dei lavoratori, sviluppando quell’attenzione al sociale che lo caratterizzò per tutta la vita.
Nel 1957 venne nominato assistente del Movimento lavoratori della Gioventù di Azione cattolica di Roma e l’anno successivo partì per il Belgio, dove visitò gli operai delle miniere, entrando pure in contatto con la Joc, la Jeunesse ouvrière chrétienne, un’associazione di giovani cristiani appartenenti al mondo del lavoro e alle realtà popolari, da cui apprende il metodo pastorale del “vedere-giudicare-agire”, che trasferirà prima nel Movimento lavoratori e poi, dal 1965 al 1971, alla Gioventù italiana di Azione cattolica (Giac), l’articolazione giovanile dell’Ac diocesana, all’interno della quale ha svolto un ruolo di primo piano come assistente.
Chiamato quindi in Vicariato dal cardinale Clemente Micara, lavorò a un nuovo assetto della diocesi, guardando alle trasformazioni sociali della città. In particolare, in collaborazione con il Centro studi sociali dell’Università Gregoriana diede vita alla prima “Indagine sociologica sulla religiosità dei cristiani di Roma”, che mise in luce la divaricazione tra fede dichiarata e scelte concrete. Una intuizione che sarà tra i motivi ispiratori del Convegno diocesano del febbraio 1974 sui mali di Roma.
Negli anni Ottanta si avvicinò ai malati di Aids, allora rifiutati dalla società, e occupò a Villa Glori una casa per accoglierli. Nei primi anni Novanta, invece, dopo la caduta del Muro di Berlino, venne inviato in Albania per avviare progetti di ricostruzione sociale e aiuto umanitario a Tirana e in altre zone periferiche. Al suo ritorno a Roma, nei primi anni ’90, si schierò apertamente e operò per favorire l’integrazione razziale, in un periodo cruciale in cui la realtà dell’immigrazione di massa “sbarcò” per la prima volta in modo massiccio nella Ccapitale, interessando la cronaca italiana.
Uno dei momenti più simbolici e carichi di umanità legati all’impegno di Di Liegro verso gli ultimi e a favore dei temi di giustizia sociale è la celebrazione alla ex fabbrica Pantanella, rifugio di senzatetto extracomunitari nel quartiere Prenestino-Labicano, a piazza Maggiore, del matrimonio tra una ragazza italiana e un ragazzo pachistano. Il 12 ottobre 1997 morì improvvisamente per un infarto, 4 giorni prima del suo 69° compleanno, all’ospedale San Raffaele di Milano. Due anni dopo, nel 1999, nacque la Fondazione a lui intitolata.
18 settembre 2026
L'articolo
Don Luigi Di Liegro: una vita spesa per i piccoli e i poveri
proviene da RomaSette
.