Lunedì 21 Settembre 2026 10:09
Vignarca: «Se vuoi la pace prepara istituzioni di pace”


Nella Giornata della Pace Onu, il coordinatore delle campagne della Rete italiana Pace e Disarmo rilancia il ragionamento sulla nonviolenza «come politica e come scelta politica. Buona notizia: il successo della campagna "Un'altra difesa è possibile"
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Ha ormai superato la soglia dei cento appuntamenti realizzati in tutto il Paese il Giro d’Italia per la pace, l’iniziativa promossa dalla Fondazione PerugiAssisi che da mesi attraversa le città per promuovere e ricostruire una cultura e una politica di pace. La tappa numero 103 di questo percorso è in corso a Civitavecchia, dove ieri, domenica 20 settembre, è stata prima accolta in Comune la Lampada della Pace proveniente da Assisi , e poi si è dato vita a una serie di attività ludiche e ricreative animate dalle associazioni del territorio, con un concerto serale alla Cittadella della Musica. Un evento che prosegue anche oggi, 21 settembre, con un corteo che coinvolge scuole e associazioni e poi un convegno nella sede del Comune: il tutto, nel giorno in cui si celebra la Giornata internazionale della Pace istituita dalle Nazioni Unite nel 1981 per promuovere gli ideali di pace, nonviolenza e cessazione di tutti i conflitti nel mondo.
Tutte le tappe del Giro d’Italia per la Pace hanno il pregio, dice Francesco Vignarca, coordinatore delle campagne della Rete italiana Pace e Disarmo, di «stimolare i territori, perché è a partire dalle esigenze locali che si costruisce la pace». Non iniziative calate dall’alto, ma appuntamenti vissuti, ognuno con una sua propria specificità. Il nodo, fa notare Vignarca, è «costruire un ponte tra la dimensione locale e quella globale, così come del resto sintetizzava già una delle frasi classiche del movimento per la giustizia sociale: “Pensa globalmente, agisci localmente”. Vuol dire che un aspetto richiede l’altro: senza uno sguardo generale, l’azione locale è inevitabilmente senza respiro, ma al tempo stesso senza un’agire locale l’invocazione alla pace rimane simbolica, è pura retorica. Nient’altro che uno slogan, insomma».
Nell’analisi di Vignarca, «la coscienza, la responsabilità e le scelte personali di ciascuno per essere valide ed efficaci devono inserirsi in un percorso sociale e collettivo di comunità. Il che – spiega – non significa solo capovolgere il celebre detto latino “Si vis pacem, para bellum” (se vuoi la pace, prepara la guerra) in “Si vis pacem, para pacem” (prepara la pace). Significa un passo ulteriore, come ci ha detto il Papa quando ha ricevuto i movimenti sociali per la pace: che se vuoi la pace devi preparare “istituzioni di pace”, cioè le strutture e i luoghi delle decisioni sociali che vanno oltre la singola scelta personale. È il ragionamento sulla non violenza come politica e come scelta politica per la pace».
Il rapporto con le istituzioni è fondamentale. Quelle locali sono più vicine alla vita delle persone, e per questo hanno la consapevolezza della centralità della pace: «È dai luoghi vissuti, è dalle città, che può partire un’idea diversa di politica. Non è un caso se la nostra campagna contro le armi nucleari chiama le città in prima linea: quelle nucleari sono armi “urbicide”, progettate esattamente per cancellare intere città, e noi è dalle città che facciamo partire la rivolta contro di esse». Poi, rispetto alle istituzioni, c’è il livello nazionale e internazionale: «Com’è possibile che in Italia, anche se i sondaggi dicono che non si vogliono spese militari aumentate, tutti i governi vanno in direzione opposta? Accade perché c’è una lontananza che è frutto di una disintermediazione che va avanti da trent’anni: ai giovani è stato detto di pensare ai fatti propri, che la collettività e la dimensione comunitaria non contano».
In questo quadro, una buona notizia è il successo della campagna “Un’altra difesa è possibile”, promossa da Rete italiana Pace e Disarmo, Conferenza nazionale enti Servizio civile e Sbilanciamoci, che ha superato le 50mila firme e porterà così in Parlamento una proposta di legge di iniziativa popolare: un testo che chiede l’istituzione di un Dipartimento della Difesa civile non armata e nonviolenta presso la presidenza del Consiglio, che metta a sistema Servizio civile, Protezione civile e Corpi civili di pace in un’unica strategia di prevenzione. Le firme saranno depositate formalmente al Senato nei prossimi giorni.
Con le elezioni del 2027 in vista, la proposta diventa un banco di prova: «Destinare risorse alla prevenzione dei conflitti invece che alla sola crescita della spesa militare è una scelta di campo che riguarda il futuro del Paese. Le istituzioni nazionali non possono far finta – conclude Vignarca – che la pace salti fuori chissà come. Essa deve essere pensata come idea politica fondamentale e fatta cadere in tutte le altre funzioni statali: nella sanità, nella scuola, nell’ambiente, nel lavoro. È la pace in senso pieno. Non basta che non si spari: è una pace positiva, cioè presenza di diritti per tutti, aumento di socialità e di giustizia».
21 settembre 2026
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