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Lunedì 21 Settembre 2026 09:09

L’assemblea di Spin Time: «Un’altra idea di città»



Associazioni, sindacati, movimenti sociali e attivisti si sono ritrovati davanti all'ex stabilimento Inpdap, sgomberato e sotto sequestro dal 29 luglio. Polo civico Esquilino: «Bisogna ripopolare i quartieri, affermare il diritto a restare»

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Dall’assemblea di Spin Time emergono nuove proposte per una città diversa. Le attuali forme di povertà abitativa, lavorativa e culturale impongono di dare vita a un progetto politico collettivo che sappia unire le differenze per un impegno comune: contrastare il Piano casa del governo e costruire una proposta di legge popolare per il diritto all’abitare. Sono le indicazioni emerse ieri mattina, domenica 20 settembre, durante l’incontro svoltosi davanti allo stabilimento ex Inpdap, sgomberato e posto sotto sequestro dopo l’incendio divampato la sera del 29 luglio.

La necessità di una convergenza è stata il filo conduttore di tutti gli interventi da parte di rappresentanti dell’associazionismo, dei sindacati, dei movimenti sociali e del mondo dell’attivismo. Giunti anche da Napoli, Rimini, Venezia, Bologna, Torino, Firenze, Bari e Varese, gli attivisti hanno illustrato le proprie esperienze territoriali da far confluire in un’unica prospettiva di cambiamento. L’assemblea si è svolta all’indomani del corteo per sostenere Spin Time che sabato ha attraversato varie zone del centro di Roma, da piazza della Repubblica a piazza Vittorio.

«Eravamo oltre 50mila», ha detto Chiara di Spin Time, entusiasta per «un risultato andato oltre le aspettative». Un gruppo di manifestanti, con striscioni e cartelli, ha sfilato anche sotto la sede di Investire Sgr, il fondo proprietario dell’immobile, in via Po. Un corteo, è stato sottolineato più volte durante l’assemblea, «tenuto in piedi da under 30, una generazione che ha imparato a riconoscersi in Spin Time. I ragazzi oggi sentono di non avere più diritto all’abitare, allo studio, al lavoro».

Il primo blocco di interventi si è concentrato su come stanno cambiando le città. Per il Polo civico Esquilino «bisogna ripopolare i quartieri. Non basta più parlare di diritto all’abitare, bisogna affermare il diritto a restare». In pochi anni il volto del quartiere è cambiato, «mancano aree pubbliche attrezzate per far giocare i bambini – ha affermato Barbara -, hanno chiuso tante botteghe storiche che erano presidi di socialità. I palazzi non sono più abitati solo dai residenti ma sono attraversati da turisti con appartamenti trasformati in B&B». Una situazione comune a tante città italiane.

Dall’analisi offerta dai municipi sociali di Bologna, da Acrobax, dalla rete studentesca di Varese, dall’ex Asilo Filangieri e dal Cnca è emersa la visione comune di città dove la speculazione e il turismo selvaggio costringono gli abitanti a lasciare i propri quartieri. Un cambiamento, è stato sottolineato, che «impatta sempre e solo sui più fragili». Andrea Alzetta di Spin Time spegne l’entusiasmo del post corteo perché «la soluzione non è stata ancora trovata. In questi anni si è parlato di convergenza facendo la lista della spesa delle varie iniziative che ognuno fa. Ma poi ognuno rimane da solo». A suo dire, a Roma non serve limitarsi all’esperienza di Spin Time a Santa Croce in Gerusalemme. «Dobbiamo portare il modello Spin Time in almeno quindici quartieri della città, per riempire i vuoti prima che lo facciano i fondi immobiliari e speculativi» ha affermato.

Davanti a un esercito di «non garantiti» e di persone che «non hanno prospettiva di futuro», le realtà di economia sociale «devono convergere per costruire un’altra idea di città – ha proseguito Alzetta -. Dobbiamo sfidare la politica attraverso la costruzione di una legge nazionale sul diritto all’abitare». Di «opporsi alle speculazioni» ha parlato Francesco di Arci, secondo il quale «quanto accaduto a Spin Time è vergognoso ed è lo specchio di una città messa in vendita ai fondi immobiliari e ai costruttori». Per Luigi Corvo, docente all’Università di Milano-Bicocca, è importante creare «un “capitale collettivo” fondato su mutualismo e cooperazione che rappresenta il vero valore della città». Un capitale sociale che i movimenti si impegnano a mettere a sistema, gettando le basi per una convergenza politica nazionale contro il Piano casa e per il diritto alla casa.

21 settembre 2026

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