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Lunedì 21 Settembre 2026 12:09

Fine della tregua, torna il caso del Presidente d’Aula

Dalla scorsa settimana c’è una data cerchiata in rosso negli smartphone dei consiglieri comunali di Frosinone: venerdì 25 settembre, ore 12. È il giorno in cui Marco...

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Dalla scorsa settimana c’è una data cerchiata in rosso negli smartphone dei consiglieri comunali di Frosinone: venerdì 25 settembre, ore 12. È il giorno in cui Marco Ferrara, presidente del Consiglio comunale facente funzioni, ha deciso di convocare ufficialmente la Conferenza dei Capigruppo per decidere la data della prossima assise consiliare. Una notifica che non è solo un promemoria ma il segnale che la macchina politica nel capoluogo sta per rimettersi in moto.

Il rischio concreto però è che non possa partire al primo colpo. Perché sul tavolo c’è soprattutto una questione. Anzi, la questione.


(Foto © IchnusaPapers)
Al primo punto dell’Ordine del Giorno predisposto da Ferrara per la Conferenza dei Capigruppo, figura infatti l’elezione del Presidente del Consiglio comunale, dei due vicepresidenti e dei due segretari consiglieri. La madre di tutte le battaglie.

Al secondo punto compare invece il riconoscimento di un debito fuori bilancio, ai sensi dell’articolo 194 del TUEL. È un debito che riguarda gli oneri previdenziali, assicurativi e Irap sull’indennità sostitutiva per ferie non godute: non sapevano che oneri ed imposte si devono pagare? La questione riguarda l’interpretazione di un cavillo ed è stato necessario l’intervento del Tribunale di Frosinone e della Corte d’Appello di Roma per avere certezza sulla corretta lettura.

Gli altri eventuali argomenti potranno essere aggiunti in seguito all’Ordine del Giorno, una volta acquisiti i pareri delle competenti commissioni consiliari. Ma è evidente che il vero banco di prova sarà il primo punto.


(Foto © Massimo Scaccia)
Dopo le dimissioni di Massimiliano Tagliaferri, avvenute il 30 maggio scorso, la Presidenza dell’Aula è rimasta senza un titolare per più di 4 mesi, determinando un vuoto politico-istituzionale mai visto a Frosinone. Le funzioni sono state esercitate, peraltro con competenza ed autorevolezza, dal vicepresidente vicario Marco Ferrara. Adesso la Conferenza dei Capigruppo del 25 settembre rimette formalmente la questione al centro.

Il problema, però, non è convocare il Consiglio. Il problema è trovare 17 voti. Sono quelli necessari per arrivare all’elezione del Presidente e, ad oggi, per come stanno le cose, non appare ancora individuato uno straccio di accordo politico nella maggioranza nominale (che non è né numerica né politica) del sindaco Mastrangeli, capace di garantire quella soglia.

Non risultano infatti riunioni ufficiali di maggioranza convocate per chiudere la partita. Sul fronte dell’opposizione poi peggio che andar di notte, con una situazione altrettanto frammentata e divisa. Insomma, il Consiglio verrà convocato. Ma la soluzione politica continua a non essere convocata da nessuno.


Riccardo Mastrangeli sui cantieri
E allora, la domanda nasce spontanea: chi ha paura del Presidente del Consiglio?

L’ulteriore paradosso è che l’elezione del garante dei lavori dell’Aula (che la Prefettura ha indicato a chiare note come attività prioritaria e presupposto imprescindibile per la regolarità dei lavori)sembra venga trattata, da tutti, come una pratica secondaria. Un di cui.

Sia nella coalizione di governo cittadino, che nei suoi oppositori, le energie sembrano tutte assorbite dalla strategia da mettere in campo per la prossima campagna elettorale. Tutti a cercare posizionamenti fuori dall’Aula, a individuare alleati (vecchi o nuovi), a preparare liste. Mentre in Consiglio comunale si va avanti per inerzia, quasi si sperasse in un evento miracoloso o nel fatto che la matassa possa sbrogliarsi da sola.

Il sospetto è che questa situazione convenga a tutti. Perché nessuno così lascia le sue impronte digitali. E tutti potranno tenere le mani libere fino al momento in cui si dovranno costruire le nuove coalizioni. I frusinati, come gli italiani in genere, sono espertissimi fiutatori d’aria, agilissimi nei balzi dell’ultimo secondo con i quali correre in soccorso di quello che ritengono il più probabile vincitore.


Per paradosso, conviene anche anche al sindaco Riccardo Mastrangeli. Perché lui ha sdoppiato la narrazione: su un binario corre l’amministrazione, sull’altro corre la politica; lui si è messo il berretto da macchinistra del primo treno e sfreccia verso continue inaugurazioni, opere, innovazioni. L’Aula resta impantanata? Chiaro che il problema appartenga ad altri e non a lui: alla Politica, ai Gruppi, ai Partiti. Ed il sindaco potrà sempre dire di essere andato avanti nonostante loro, non grazie a loro.

Escludendo allora il sindaco e confinando il tema a Politica, Gruppi e Partiti: non funziona così. Serve una sintesi politica. Anche trasversale, ma serve. Perché il garante dei lavori d’Aula, la figura che dovrebbe assicurare equilibrio e regolarità al dibattito politico, a Frosinone è diventato ormai ostaggio di una scala di priorità rovesciata.

La logica politica attende che il Consiglio torni a funzionare, e nella completezza delle sue figure istituzionali, e di questo ne sono tutti consapevoli (forse). Ma i consiglieri sembrano più interessati a come muoversi in vista degli appuntamenti elettorali del 2027 e del 2028.

Un vecchio proverbio russo recita: «Se insegui due conigli contemporaneamente, non ne prenderai mai nessuno».

A meno di nove mesi dal voto per il rinnovo del Consiglio, un’amministrazione impantanata così a lungo sull’elezione del Presidente costituisce un record difficile da rintracciare in qualsiasi altro Comune d’Italia.

Così è se vi pare.

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Fonte:
Alessio Porcu

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