Lunedì 21 Settembre 2026 16:09
Dopo la Maremma e Pantelleria, Roma Centro conquista anche il Cilento col matrimonio dell’anno
Di Francesco Cianfarani – All’aristocrazia romana piace il verde ma piace anche il mare, e questo è possibile solo nei parchi naturali sulle coste, Maremma, Pantelleria, La Maddalena, il Circeo, ma ce n’è uno che è il più grande di tutti e ancora inesplorato: il Cilento. Ora hanno scoperto pure quello. Merito del matrimonio dell’anno, […]
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Dopo la Maremma e Pantelleria, Roma Centro conquista anche il Cilento col matrimonio dell’anno
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Di Francesco Cianfarani – All’aristocrazia romana piace il verde ma piace anche il mare, e questo è possibile solo nei parchi naturali sulle coste, Maremma, Pantelleria, La Maddalena, il Circeo, ma ce n’è uno che è il più grande di tutti e ancora inesplorato: il Cilento.
Ora hanno scoperto pure quello. Merito del matrimonio dell’anno, molto di più di quello di Dua Lipa e dei Me contro Te. Anche se non abbiamo mai posseduto un tight ci hanno invitato lo stesso, l’amicizia vera supera ogni limite di guardaroba. Ci siamo andati in borghese, ma una volta lì, le note del nostro iPhone si sono quasi aperte da sole per prendere appunti e regalare agli sposini il nostro racconto.

È colpa del sacerdote, che ci ha stuzzicato durante la funzione, lasciandosi andare a un termine non proprio canonico si è giustificato con “voi siete di Roma Nord e avete quattro cognomi ma io lo dico lo stesso”. Errore caro Don, quattro cognomi si, ma per il tuo pubblico Roma Nord è campagna. Se ne doveva accorgere dal fatto che tutti recitavano il Credo, le offerte erano da giorno di Natale, le testimoni parlano della sposa con il nomignolo accentato e la fila per la comunione pareva quella dell’open bar. Cerimonia conclusa con l’immancabile benedizione del Papa, collega degli avi di molti dei presenti.
Ma è al ricevimento che si manifesta la grande bellezza sociologica e antropologica di questi matrimoni. Dove si svolge? Non hai bisogno di affittare una location da matrimoni, se casa tua è una location da matrimoni.
Nella tenuta di famiglia si annidano barbe a zero con mascelloni alla Coulthard e fossette alla Brad Pitt. Ci sono più Church che alle Cotswolds, l’abbronzatura è da barca, ma di quelle grosse, quelle che hanno comodi spazi interni dove riposarsi ed evitare al colore di eccedere. Hanno arricchito gli armatori ma certamente non tatuatori e piercer.
L’atmosfera è calda, sentita, d’altra parte sono tutte famiglie che si conoscono da 5 generazioni, tutte uguali, la differenza la fanno solo 1 quarto più o un quarto in meno di nobiltà.

Si balla e ci si diverte con un affetto sincero, della benzina a 2,2 ne è a conoscenza solo Nestor, dei rincari dell’energia solo il private banker, che è contento così le azioni valgono di più.
Né gli invitati né gli sposi sono mai sopra le righe, si divertono con la compostezza che gli hanno insegnato da Pichetti e nelle scuole private internazionali. Senza giacca si, senza gilet manco alle 2 di notte madidi di sudore.
Il superpotere qui è il vero spasso, quello senza pensieri, non quello sorrentiniano con gli scheletri nell’armadio, quello libero e consapevole. Sorrentiniani invece sono gli ospiti più bizzarri, come il sosia di Garibaldi, per onorare la famiglia degli sposi che ha fatto tanto per il Risorgimento, o la suora missionaria, ma anche le persone del posto, che aggiungono quel tocco di folklore che fa ancora più chic.
Si salta al ritmo di musica internazionale, perché tutti sanno almeno tre lingue, il piano bar all’Anima e Core è vicino solo geograficamente.
Tutto ha un’aura “so international”, iniziando dai nomi o cognomi di molti partecipanti, per proseguire con le mogli dei rampolli, che invece di essere spumeggianti e del Sud Italia come quelle dei rampolli romanordini, qui sono dimesse e arabe, anglosassoni o orientali. Senza messa in piega, con un tacco di non più di 6 centimetri, ma a loro non serve perché sono alte minimo 1,70. E anche gli uomini, il più basso è 180 cm, rigorosamente in bretelle, con il nodo alla cravatta perfetto, imparato a 4 anni. Un aspetto a metà tra Leonardo Maria Del Vecchio e Hugh Grant, i papà un mix tra Re Harald di Norvegia e Paolo Mieli.
Quando si balla c’è sempre la mamma più simpatica dell’amica della sposa, rigorosamente bionda, che apre le danze dando il via alla festa.

Lo spasso è puro, all’open bar la fila è composta anche alle 3 di notte, l’atmosfera è esplosiva, euforica, sfrenata, perché la pista da queste parti si fa solo ai matrimoni, tutto il resto è privée. Anche qui parola francese, lingua che parlano tutti, un po’ perché per loro Chateau non vuol dire solo castello ma è la scuola dove si sono conosciuti, un po’ perché i loro cognomi sembrano delle Maison di Champagne.
Qui la dizione è meglio di quella di Gabriele Lavia, qui quelli che per gli altri sono nomi delle ville di Roma, sono cognomi dei compagni di scuola, qui gli agganci al comune sono i ministri e le case all’estero degli amici sono le ambasciate, qui il luogo del matrimonio è parte del cognome degli sposi, qui “in ricchezza e in povertà” è una formula pourparler.
Gli infiltrati si vedono subito ma vengono trattati alla pari, nonostante gli avi, ormai l’unica cosa impiccata è il caciocavallo, perché lo snobismo è roba da borghesi. L’élite è un’altra cosa, è piratesca, stravagante, sfrontata e fa cose bislacche che il ceto medio non si può permettere.
Non c’è Maracaibo al party dopo cena ma elettronica dei primi 2000, è con questa colonna sonora che ce ne andiamo, consci di aver assistito a un evento sociologicamente irripetibile, felici di aver passato una giornata indimenticabile, certi che il Cilento sia diventato la nuova Maremma. Viva gli sposi!
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