Giovedì 24 Settembre 2026 13:09
Assemblea Onu: quando il dissenso si esprime con l’assenza


La seconda giornata del dibattito ha visto tra i protagonisti anche Iran, Ucraina e Italia, che con gli altri leader hanno continuato a mostrare le fratture di un ordine mondiale sempre più fragile
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Assemblea Onu: quando il dissenso si esprime con l’assenza
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All’Assemblea generale delle Nazioni Unite il dialogo si misura ormai anche dalle sedie vuote. L’Iran ha ascoltato Donald Trump minacciare l’annientamento della Repubblica islamica, ma il rappresentante degli Stati Uniti ha abbandonato l’aula durante l’intervento del presidente iraniano Masoud Pezeshkian. Anche Cuba aveva lasciato la sala durante il discorso del presidente americano. Nel Palazzo di Vetro, nato per offrire uno spazio di confronto anche ai nemici, il dissenso si esprime sempre più spesso con l’assenza.
La seconda giornata del dibattito generale, ieri, 23 settembre, ha visto tra i protagonisti anche Iran, Ucraina e Italia, che insieme agli altri leader presenti hanno continuato a mostrare le fratture di un ordine mondiale sempre più fragile. Pezeshkian ha risposto alle accuse di Donald Trump, che martedì aveva difeso la guerra contro Teheran e minacciato nuovi attacchi in assenza di un accordo. «Ieri il presidente degli Stati Uniti ci ha descritti come terroristi. Noi siamo stati vittime del terrorismo», ha dichiarato il leader iraniano, mostrando le foto delle prime vittime civili dei bombardamenti americani e israeliani: bambini. Teheran, ha assicurato, non intende piegarsi alle intimidazioni, ma rimane disponibile alla diplomazia, purché si abbandoni il linguaggio della forza. Al centro del confronto resta il programma nucleare iraniano. Pezeshkian ha rivendicato il diritto del suo Paese a sviluppare tecnologie nucleari per scopi civili, negando qualsiasi intenzione di costruire armi atomiche. Una posizione che non scioglie i nodi dei negoziati, mentre sullo sfondo resta una guerra che continua a destabilizzare il Golfo e a pesare sull’economia mondiale.
Dall’Ucraina è arrivato un altro appello urgente. Volodymyr Zelensky ha chiesto nuove sanzioni per colpire le finanze e la produzione militare russa, avvertendo che, senza una soluzione, l’aggressione di Mosca potrebbe estendersi ad altri Paesi europei, tra cui Polonia e Moldova. «Abbiamo bisogno della pace prima di arrivare a quel punto», ha dichiarato, riferendosi anche al rischio che l’intelligenza artificiale renda le guerre ancora più letali e imprevedibili. Mentre Zelensky parlava a New York, l’Ucraina contava nuove vittime degli attacchi russi. L’obiettivo di Kiev è ottenere un cessate il fuoco prima dell’inverno, ma al Consiglio di Sicurezza il ministro degli Esteri russo Sergej Lavrov ha escluso qualsiasi pausa delle operazioni militari, sostenendo che servirebbe soltanto a consentire all’Ucraina di rafforzare le proprie difese. Due posizioni che, anche nella sede della diplomazia mondiale, rimangono distanti.
In tarda serata è intervenuto, in un’aula non popolata, il vicepremier e ministro degli Esteri italiano Antonio Tajani. «Contro la legge del più forte, scegliamo la forza del diritto. Contro la politica della forza, scegliamo la forza della politica». Richiamando l’avvertimento di Leone XIV a non abituarsi alla guerra, ha ricordato che, secondo i dati citati nel suo intervento, i conflitti nel mondo sono passati da 56 a 61 in un anno. «Le Nazioni Unite non possono limitarsi a registrare le divisioni di oggi. Devono avere l’ambizione di immaginare il futuro», ha affermato, chiedendo una riforma dell’Organizzazione e un Consiglio di Sicurezza più rappresentativo. L’Italia, ha ribadito, rimane saldamente ancorata all’Europa e all’Occidente, ma le alleanze devono essere ponti, non muri.
Roma conferma il sostegno all’Ucraina finché sarà necessario e, per il Medio Oriente, rilancia la soluzione dei due Stati, ricordando l’impegno umanitario italiano a Gaza, dall’accoglienza dei bambini feriti all’apertura delle università ai giovani palestinesi. Tajani ha inoltre chiesto regole internazionali per governare l’intelligenza artificiale, evitando nuove disuguaglianze e concentrazioni di potere. A fine giornata, dopo le decine di interventi, resta comune un interrogativo: quale futuro per un’Onu che fatica a trasformare le parole in decisioni? «È proprio quando il mondo è diviso che il valore del dialogo cresce», ha ricordato Tajani, invitando «a non mollare» e a costruire con «pazienza». Ma nella casa delle Nazioni Unite, dove i leader continuano a invocare la diplomazia, diventa sempre più difficile persino rimanere ad ascoltare. (Maddalena Maltese)
24 settembre 2026
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