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Giovedì 24 Settembre 2026 12:09

Nel Lazio torna “Ottobre Rosa” per la prevenzione del tumore al seno. Dal 28 settembre si apre una finestra attesa da migliaia di donne

Pochi minuti al telefono possono valere mesi. È questo il senso di “Ottobre Rosa 2026″ nel Lazio, la campagna regionale per la diagnosi precoce del tumore al seno che quest’anno allarga di nuovo il suo perimetro. La novità riguarda le donne tra i 45 e i 49 anni, una fascia che normalmente non riceve a […]

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Pochi minuti al telefono possono valere mesi. È questo il senso di “Ottobre Rosa 2026″ nel Lazio, la campagna regionale per la diagnosi precoce del tumore al seno che quest’anno allarga di nuovo il suo perimetro.

La novità riguarda le donne tra i 45 e i 49 anni, una fascia che normalmente non riceve a casa la lettera d’invito della Asl. Per loro, a partire da lunedì 28 settembre 2026, sarà possibile prenotare una mammografia gratuita nelle strutture aderenti all’iniziativa, fino a esaurimento posti.

Un’opportunità a termine, dunque, che non sostituisce il programma di screening ordinario ma lo affianca. Ed è proprio qui che spesso nascono gli equivoci: le regole non sono le stesse per tutte le età.

Il sistema regionale viaggia su due binari. Per le donne tra i 50 e i 74 anni lo screening è strutturato e continuativo. Ogni due anni la Asl di residenza invia una convocazione con giorno, ora e luogo dell’esame. L’adesione non richiede ricetta medica. Chi non avesse ricevuto l’invito, lo avesse perso o avesse bisogno di spostare l’appuntamento può farlo tramite il portale regionale “Prenota Smart” o contattando il centro screening della propria Asl. Tutti i recapiti – Roma, Viterbo, Rieti, Latina, Frosinone – con orari e indirizzi e-mail, sono pubblicati sul sito di SaluteLazio, insieme a materiale informativo multilingue.

Per le donne tra i 45 e i 49 anni, invece, il percorso è legato esclusivamente alla campagna di ottobre. Niente lettera automatica, ma una procedura dedicata che parte da una telefonata.

Il numero da segnare è 06 1641 61840. Sarà attivo dal 28 settembre, dal lunedì al venerdì dalle 7.30 alle 19.30 e il sabato dalle 7.30 alle 13.00. Tre passaggi fondamentali per non sbagliare. 1) La ricetta giusta. Serve l’impegnativa del medico di medicina generale o di uno specialista del Servizio sanitario regionale con il codice di esenzione D01 – Campagna di screening regionale. È il codice che identifica le mammografie previste dalle campagne autorizzate dalla Regione. 2) La telefonata. Chiamando il numero dedicato si verifica la disponibilità e si concorda la struttura. 3) L’appuntamento. Il giorno dell’esame bisogna portare con sé la prescrizione con il D01, la tessera sanitaria e, se li si possiede, i referti e le immagini di precedenti mammografie. Il confronto tra esami eseguiti a distanza di tempo è uno strumento prezioso per il radiologo.

Attenzione al codice D05. Non è un’alternativa al D01 per prenotare la prima mammografia. Il D05, come chiarisce il Ministero della Salute, riguarda gli approfondimenti diagnostici – ecografie, proiezioni aggiuntive, altri accertamenti – che vengono eventualmente prescritti dopo un primo esame dubbio. Saranno i medici stessi a indicare, se necessario, il percorso di secondo livello. Proprio per questo è consigliabile muoversi con anticipo e non attendere l’ultima settimana di ottobre.

Lo screening organizzato non è un esame isolato. È un percorso. Se l’esito è nella norma, la donna riceve la comunicazione e verrà richiamata alla scadenza prevista. Se le immagini richiedono ulteriori verifiche, viene contattata per un approfondimento in un centro di secondo livello. Un richiamo, è bene ricordarlo, non è una diagnosi. Significa semplicemente che le prime immagini non sono sufficienti e vanno integrate. Interpretazioni affrettate, in un senso o nell’altro, non aiutano.

La mammografia resta, secondo il Ministero, l’esame di riferimento per lo screening. Una radiografia a basse dosi, con una compressione del seno di pochi secondi, fastidiosa ma necessaria per ottenere immagini nitide e ridurre la dose. Non previene il tumore, ma può intercettarne i segni prima che diventino palpabili o diano sintomi.

Se invece compaiono segnali – un nodulo, una secrezione dal capezzolo, una retrazione della pelle, un cambiamento di forma, un arrossamento persistente – non bisogna attendere la campagna o il prossimo invito biennale. Occorre parlarne subito con il proprio medico. Lo stesso vale per chi ha una storia personale di tumore al seno, una forte familiarità o una mutazione genetica nota: in questi casi la sorveglianza va personalizzata con gli specialisti di riferimento, come ricorda anche AIRC.

Estendere l’accesso alle donne più giovani non è solo una questione di numeri. È una scelta organizzativa delicata. In questa fascia d’età il tessuto mammario può essere più denso e la lettura delle immagini più complessa. Per questo, sottolineano le raccomandazioni europee, contano la qualità dei centri, la doppia lettura radiologica prevista dai programmi organizzati e la rapidità con cui si garantiscono eventuali approfondimenti e il collegamento con le cure.

Nel 2024, secondo le stime riportate nel vademecum 2025 del Ministero della Salute e di “IncontraDonna”, in Italia si sono registrate circa 53.065 nuove diagnosi di carcinoma mammario nelle donne, con una sopravvivenza a cinque anni dell’88%. Numeri che raccontano insieme la diffusione della malattia e i progressi della medicina, senza però mai rendere la prognosi una questione standard: tutto dipende dal tipo biologico del tumore, dallo stadio e dalla storia clinica di ciascuna paziente.

Quest’anno “Ottobre Rosa” nel Lazio proverà a intercettare le donne anche lontano dagli ospedali. Dopo le affissioni, dal 1° ottobre partiranno spot radiofonici, contenuti social, annunci online e la proiezione di un video in 22 sale cinematografiche della regione.

L’obiettivo è superare gli ostacoli più comuni. La scarsa conoscenza del programma, la difficoltà a incastrare l’esame tra lavoro e famiglia, la paura del risultato, le barriere linguistiche, l’idea – la più insidiosa – che “se non ho sintomi, posso rimandare”. Lo screening, invece, è nato proprio per chi sta bene. Ottobre accende i riflettori, ma la prevenzione non si spegne con la fine del mese. Per chi ha tra i 45 e i 49 anni l’indicazione è una sola: procurarsi subito l’impegnativa con D01 e chiamare dal 28 settembre. Per chi ha tra i 50 e i 74 anni, l’invito è a non cestinare la lettera della Asl.

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