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Venerdì 25 Settembre 2026 11:09

Approvato il decreto Scuola



Tetto del 30% agli stranieri nelle prime classi e divieto di burqa e niqab. Corsi di italiano per i genitori e multe per gli inadempienti. La premier Meloni: «Una scuola che integra senza rinunciare alle regole». I presidi difficoltà di tipo logistico

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Approvato ieri, 24 settembre, in Consiglio dei ministri il provvedimento che introduce nelle classi il tetto del 30% di studenti stranieri senza un sufficiente background scolastico e il divieto di indossare burqa e niqab. Non solo: il decreto Scuola stabilisce anche sanzioni fino a mille euro se si viola quest’ultimo divieto e l’obbligo per i genitori che non conoscono l’italiano di frequentare un corso gratuito, anche qui con multe per gli inadempienti, oltre a semplificazioni per il sostegno agli alunni con disabilità e a una riorganizzazione dell’istruzione tecnica e professionale..

«Tutti gli studi internazionali dicono che la partecipazione dei genitori al percorso formativo del figlio è fondamentale per il successo scolastico – ha affermato il ministro dell’Istruzione e merito Giuseppe Valditara dopo la riunione del Cdm -. Ci sono dati e raccomandazioni Ocse in tal senso. Abbiamo deciso che se ci sono gravi problemi di inserimento scolastico deve essere incentivato il percorso di apprendimento linguistico dei genitori. La scuola ha obbligo di segnalare ai servizi sociali e questi disporranno un percorso di lingua italiana per i genitori. Nell’ipotesi di mancato assolvimento del percorso son previste sanzioni da 200 a 1.000 euro».

La stessa sanzione amministrativa è prevista in caso di violazione del «divieto di partecipare alle attività curriculari ed extracurriculari delle istituzioni scolastiche e a quelle previste nell’ambito dei rapporti scuola famiglia con il volto coperto o con qualsiasi altra modalità atta a non consentire il riconoscimento del volto». Divieto assoluto al burqa, quindi, e al niqab. Quando la violazione sia commessa da un minore, la sanzione si applica al genitore.

Riguardo alla presenza degli alunni stranieri nella scuola primaria, la bozza del decreto prevede che «il numero degli alunni con cittadinanza non italiana e che non sono nati in Italia o che non hanno frequentato almeno due anni di scuola dell’infanzia» non superi il 30% del totale in ciascuna classe prima. Nelle scuole secondarie di primo e di secondo grado, il tetto del 30% nelle classi prime riguarda gli «studenti con cittadinanza non italiana che non hanno frequentato con esito positivo, per almeno tre anni scolastici, il sistema nazionale di istruzione».

La premier Giorgia Meloni parla di norme «di buon senso» che costruiscono «una scuola che integra senza rinunciare alle regole». Netta la replica delle opposizioni, a cominciare dalla segretaria del Pd Elly Schlein che usa l’aggettivo «vergognoso» per descrivere il decreto: una «caccia alle streghe sulla pelle dei più piccoli». Perplessità anche tra i dirigenti scolastici. Antonello Giannelli, presidente di Associazione nazionale presidi, sottolinea che «le difficoltà possono essere di tipo logistico: abbiamo in alcune zone d’Italia una concentrazione residenziale di cittadini provenienti da tanti Paesi. Se ho tanti ragazzi questi non possono andare a 5-10 chilometri di distanza e se il plesso scolastico è uno solo si crea un problema».

Anche per il presidente di Dirigentiscuola Attilio Fratta, « le variabili sono troppe: come è noto, in Italia ci sono territori e distretti in cui le percentuali di stranieri rendono infattibile garantire il diritto allo studio, senza contare che gli stessi stranieri non sono in condizioni scolastiche assimilabili fra di loro. Mi lascia perplesso – aggiunge – anche il ruolo assegnato a Uffici scolastici regionali e soprattutto Ambiti territoriali, chiamati a coordinare i dirigenti scolastici per riequilibrare le iscrizioni e ricollocare gli studenti in eccedenza nelle scuole di prossimità. E se ciò non fosse concretamente possibile? Al di là dei risvolti ideologici, prevedo preoccupanti difficoltà organizzative e notevoli problemi per i dirigenti scolastici».

25 settembre 2026

 

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