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Venerdì 25 Settembre 2026 11:09

Azioni che non fanno rumore

Rome Riverwalk, pulizia sponde Tevere organizzata dal gruppo Retake Roma, 15 giugno 2019
Rome Riverwalk, pulizia sponde Tevere organizzata dal gruppo Retake Roma, 15 giugno 2019
La chiamata al lavoro nella "vigna" si colloca nell'oggi, Convertirsi significa non permettere al primo impulso o alla stanchezza di decidere il nostro agire in modo negativo, facendo spazio all’accoglienza del Signore nella nostra vita

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#il vangelo nella città #attenzioni urbane #conversione #lavoro nella vigna #un uomo aveva due figli
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Rome Riverwalk, pulizia sponde Tevere organizzata dal gruppo Retake Roma, 15 giugno 2019
Rome Riverwalk, pulizia sponde Tevere organizzata dal gruppo Retake Roma, 15 giugno 2019
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 21,28-32

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei sacerdoti e agli anziani del popolo: «Che ve ne pare? Un uomo aveva due figli. Si rivolse al primo e disse: “Figlio, oggi va’ a lavorare nella vigna”. Ed egli rispose: “Non ne ho voglia”. Ma poi si pentì e vi andò. Si rivolse al secondo e disse lo stesso. Ed egli rispose: “Sì, signore”. Ma non vi andò. Chi dei due ha compiuto la volontà del padre?». Risposero: «Il primo».
E Gesù disse loro: «In verità io vi dico: i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel regno di Dio. Giovanni infatti venne a voi sulla via della giustizia, e non gli avete creduto; i pubblicani e le prostitute invece gli hanno creduto. Voi, al contrario, avete visto queste cose, ma poi non vi siete nemmeno pentiti così da credergli».

C’è una parola taciuta, ma fondamentale, al centro del racconto evangelico dei due figli chiamati a lavorare nella vigna: la paternità. Prima ancora dell’invito ad agire, prima di qualsiasi imperativo o dovere morale, emerge una realtà di relazione, che viene fondata dal Padre. Dio riconosce l’altro come figlio, ancor prima di chiederne la collaborazione. Poi abbiamo i protagonisti:  i figli della parabola. Essi rappresentano due anime che abitano in noi. Alle volte, di fronte a una richiesta legittima e sincera, ci capita di rispondere con un «non ne ho voglia» secco e diretto, privo di maschere, mentre altre volte affermiamo un «sì, signore» che è perfetto nella forma, ma che poi resta inadempiuto.

Il punto di svolta sta in quel piccolo ripensamento del primo figlio, quel «si pentì e vi andò» che racchiude il senso profondo della conversione. Convertirsi significa non permettere al primo impulso o alla stanchezza di decidere il nostro agire in modo negativo, accettando di superare il risentimento e facendo spazio all’accoglienza del Signore nella nostra vita. La chiamata al lavoro nella vigna non attende condizioni ideali né perfezioni personali: si colloca nel presente, nell’«oggi», alle volte nella semplice concretezza del momento: c’è un tempo per raccogliere i frutti della vigna, altrimenti se il tempo passa potrebbero marcire vanificando tutta la fatica fatta per coltivarli.

E la vigna, trasposta nella complessità contemporanea, rappresenta le esigenze della rete di relazioni e dello spazio condiviso nella città, in cui si presentano al nostro cospetto situazioni e bisogni che gli altri ci mettono davanti senza troppi preavvisi. Portare questa dinamica nel tessuto sociale significa parlare di “attenzioni urbane”. Nel contesto della nostra città, il «non ne ho voglia» potrebbe anche avere buone motivazioni: ritmi frenetici, mancanza di concentrazione, stanchezze. Questo si può tradurre nel disinteresse per lo spazio pubblico, sia fisico che culturale, nella fretta che ignora chi ci sta accanto, nella tentazione di ritirarsi nel privato.

Un certo “ripensamento” urbano però ci permette di “stare sul pezzo”, con piccoli gesti che non aspettino che sia sempre l’altro a prendere l’iniziativa del bene. Si tratta di frutti che vengono dal nostro essere figli del Padre, e anche figli della città. Dunque pellegrini nella fede e cittadini nella storia. Questo ci abilita a gentilezze inattese, gratuite e gradite, senza aspettare che siano gli altri a iniziare a fare il bene: raccogliere la cartaccia da terra, cedere il posto all’anziano in autobus, dire una buona parola per rompere il ghiaccio in tanti incontri istituzionali; ma anche cedere il passo nel traffico, rivolgere uno sguardo sereno e il saluto al vicino di casa malato o isolato.

Si tratta anche di superare un po’ di orgoglio: ridimensionare la presunzione di avere sempre ragione nelle dinamiche di quartiere, scegliendo l’ascolto e la mediazione al posto del conflitto. Questi gesti rappresentano il passaggio dal «sì» teorico a quello vissuto. Sono la traduzione civica ed esistenziale di quel piccolo passo verso il regno di Dio, che la vigna rappresenta: azioni che non fanno rumore ma che trasformano i rapporti di conoscenza in un’esperienza di fraternità.

25 settembre 2026

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