Venerdì 25 Settembre 2026 13:09
Acs: in Pakistan preoccupazione per i diritti delle minoranze


La fondazione analizza il nuovo rapporto della Commissione nazionale Giustizia e pace della Conferenza dei vescovi pakistani. La maggior parte dei casi riguarda discriminazioni sociali
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Acs: in Pakistan preoccupazione per i diritti delle minoranze
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Violazioni dei diritti umani e persecuzione contro le minoranze al centro del nuovo rapporto pubblicato dalla Commissione nazionale Giustizia e pace (Ncjp) della Conferenza episcopale cattolica del Pakistan, dedicato al 2025. Ne dà notizia la fondazione pontificia Aiuto alla Chiesa che soffre (Acs), evidenziando che a essere perseguite sono tutte le minoranze religiose, non solo i cristiani. Tra questi ultimi però si contano diversi omicidi avvenuti nel 2025, fra cui quello di Kashif Masih, accusato di furto e torturato a morte, e quello di Afzal Masih, ucciso a colpi d’arma da fuoco mentre si recava al santuario cristiano di Mariamabad.
La maggior parte dei casi riguarda discriminazioni sociali. Sono stati ostacolati, ad esempio, i tentativi di fare chiarezza e ottenere giustizia per gli attacchi di Jaranwala del 2023, mentre alcuni esperti hanno denunciato la presenza, nei materiali didattici, di una «mentalità improntata al predominio e alla supremazia della maggioranza». E restano motivo di forte preoccupazione le accuse di blasfemia. Nel 2025 otto cristiani sono stati formalmente incriminati per blasfemia, mentre altri due, accusati in precedenza, sono stati rilasciati su cauzione. Dell’abuso di queste leggi sono vittime anche i fedeli di altre religioni, sia appartenenti a minoranze sia alla maggioranza musulmana. E le pene previste per la blasfemia possono arrivare all’ergastolo o alla pena di morte. «La facilità con cui è possibile formulare un’accusa rende queste norme uno strumento utilizzabile per perseguitare gli appartenenti alle minoranze religiose o regolare conti personali», evidenziano da Acs.
Preoccupanti, nell’analisi della fondazione pontificia, le violenze e i crimini contro donne e ragazze, anche giovanissime. Il rapporto descrive diversi casi di rapimento di ragazze appartenenti a minoranze religiose, seguiti da conversioni e matrimoni forzati. In alcuni episodi le autorità si sono rese complici dei responsabili, schierandosi con i rapitori e rifiutando di registrare le denunce dei genitori delle minorenni. Non sono mancati comunque anche casi in cui i giudici hanno rifiutato di affidare le minorenni ai presunti mariti, disponendone il ritorno in famiglia, e altri in cui i responsabili delle violenze sono stati condannati. Nel complesso, il rapporto cita 35 episodi distinti che nel 2025 hanno coinvolto decine di donne e ragazze appartenenti alle minoranze pakistane, soprattutto cristiane e indù.
Evidenziati nel rapporto anche alcuni segnali di miglioramento. Il ministro per gli Affari delle minoranze del Punjab, ad esempio, ha definito «esemplare» il ruolo della comunità cristiana in Pakistan, affermando che garantirne la protezione e la sicurezza resta una delle principali priorità del governo provinciale. Un altro sviluppo positivo riguarda i procedimenti per blasfemia. Nel 2025 otto cristiani sono stati assolti da questa accusa, mentre il ministro federale Azam Nazeer Tarar ha dichiarato che il governo sta lavorando all’introduzione di garanzie procedurali per impedire l’abuso delle leggi sulla blasfemia e assicurare una giustizia tempestiva. Sempre nel 2025, un’Alta Corte del Paese ha espressamente vietato l’uso della dicitura «solo cristiani» negli annunci di lavoro per addetti ai servizi di igiene e pulizia, ponendo fine a una prassi consolidata da molti anni.
«Il Pakistan è una nazione che gode della ricchezza di culture diverse e di un profondo patrimonio religioso – scrive nel messaggio introduttivo al rapporto il vescovo Samson Shukardin, presidente della Commissione Giustizia e pace -. Eppure, al suo interno, esiste una contraddizione inquietante. Ripetutamente, funzionari statali, esponenti politici e leader religiosi musulmani dichiarano pubblicamente e senza esitazione che il Pakistan è un Paese di musulmani, per i musulmani». Così facendo, aggiunge, «rendono invisibile il restante 3% della popolazione». Per il presule, «non si tratta semplicemente di un problema di retorica. È una deliberata negazione della realtà multireligiosa del Pakistan, per la quale la nazione ha pagato un prezzo enorme».
25 settembre 2026
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