Domenica 27 Settembre 2026 08:09
Romolo scompare, il Foro Romano ne conserva il mistero
Romolo scompare, il Foro Romano ne conserva il mistero
Abbiamo lasciato Romolo nella valle del Foro, mentre la guerra contro i Sabini si concludeva con la riconciliazione dei due popoli. Per alcuni anni il fondatore di Roma condivise il potere con Tito Tazio; dopo la morte del re sabino tornò a governare da solo. La sua fine, tuttavia, non poteva essere quella di un […]
Romolo scompare, il Foro Romano ne conserva il mistero
#foro romano #campo marzio #lapis niger #maria teresa natale #miti dell'antica roma #palus caprae #romolo #volcanal
leggi la notizia su www.appasseggioblog.it/
Romolo scompare, il Foro Romano ne conserva il mistero
Abbiamo lasciato Romolo nella valle del Foro, mentre la guerra contro i Sabini si concludeva con la
riconciliazione dei due popoli
. Per alcuni anni il fondatore di Roma condivise il potere con Tito Tazio; dopo la morte del re sabino tornò a governare da solo. La sua fine, tuttavia, non poteva essere quella di un sovrano qualsiasi.Romolo non morì davanti al suo popolo, non ebbe una tomba riconoscibile e non lasciò un corpo sul quale celebrare i riti funebri. Scomparve. Proprio l’assenza del corpo permise alla memoria romana di costruire intorno alla sua fine due racconti opposti: l’ascesa al cielo del fondatore e il suo assassinio da parte dei senatori.
La versione più celebre ci conduce fuori dal Foro, nel Campo Marzio. Livio racconta che Romolo stava passando in rassegna l’esercito e parlando alla popolazione presso la Palus Caprae, la “Palude della Capra”, una zona acquitrinosa che viene generalmente collocata nella parte centrale del Campo Marzio, nell’ampia area compresa fra il Tevere e il luogo in cui più tardi sarebbero sorti il Pantheon e le Terme di Agrippa.
Cerchiamo di immaginare lo smarrimento della folla. Fino a un momento prima il re era davanti ai suoi uomini; ora era scomparso e nessuno aveva visto dove fosse andato. I senatori che gli erano più vicini dichiararono che Romolo era stato sollevato dalla tempesta e portato fra gli dèi. La popolazione rimase dapprima in silenzio, quasi paralizzata dal timore; poi cominciò a salutare il re come una divinità e come il padre della città (Ab Urbe condita, I, 16). Il racconto trasformava la scomparsa in un’apoteosi. Romolo, figlio di Marte e fondatore di Roma, non aveva abbandonato la comunità: era salito in cielo e continuava a proteggerla in una forma divina.
Ma non tutti dovettero credere immediatamente a questa spiegazione. Livio lascia affiorare un’altra voce, assai meno gloriosa. Alcuni sostenevano, sia pure in modo sommesso, che il re fosse stato fatto a pezzi dagli stessi senatori (Ab Urbe condita, I, 16, 4). La sua autorità era diventata sempre più forte e il rapporto con l’aristocrazia si era deteriorato. Dietro la nube e il temporale poteva dunque nascondersi un assassinio politico.
Plutarco riferisce la versione con particolari ancora più crudi. I senatori avrebbero assalito Romolo mentre erano riuniti nel santuario di Vulcano (Vita di Romolo, 27):
Lo uccisero, ne divisero il corpo in pezzi e ciascuno ne portò via una parte nascosta nella veste.
La scena ci riporta nel Foro. Il santuario di Vulcano ricordato da Plutarco veniva collegato al Volcanal, l’antichissima area sacra posta presso il Comizio. Non possiamo sapere se questa tradizione conservasse una memoria storica né se il luogo immaginato dallo scrittore coincidesse esattamente con il complesso archeologico oggi conosciuto con quel nome. Il racconto, però, collocava significativamente la morte del fondatore accanto allo spazio nel quale si riunivano il Senato e il popolo romano. Il luogo legato al fuoco distruttore diventava così anche lo scenario di uno smembramento. Il corpo del re veniva diviso fra i senatori e disperso, quasi che nessuno dovesse poter ritrovare le prove del delitto.
Lo smembramento del sovrano può ricordare altri racconti del mondo antico, primo fra tutti quello di Osiride; non possediamo però elementi che consentano di stabilire un rapporto diretto fra le due tradizioni.
![Il Lapis Niger nell’area dell’antico Comizio. La pavimentazione in pietra nera copriva e proteggeva un complesso sacro arcaico al quale le fonti collegavano memorie differenti, fra cui quella della morte di Romolo [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/08/Cippo_Regei_02.jpg)
Il Lapis Niger nell’area dell’antico Comizio. La pavimentazione in pietra nera copriva e proteggeva un complesso sacro arcaico al quale le fonti collegavano memorie differenti, fra cui quella della morte di Romolo [Foto: Maria Teresa Natale, CC BY-NC-SA]Sotto la pavimentazione nera del Comizio, il cosiddetto Lapis Niger, si conservano un altare, basamenti, strutture in tufo e un cippo recante una delle più antiche iscrizioni latine conosciute. Già nell’antichità non si sapeva più con certezza quale avvenimento avesse reso funesto quel punto. Festo riferiva tradizioni differenti: secondo alcuni il luogo era connesso alla morte di Romolo; secondo altri vi era stato sepolto Faustolo, il pastore che aveva allevato i gemelli, oppure Osto Ostilio, il guerriero sabino considerato antenato del futuro re Tullo Ostilio (De verborum significatione, p. 184 Lindsay, s.v. niger lapis).
Il Lapis Niger, di cui avevamo già parlato assieme al Volcanal nel secondo articolo della serie, dedicato al
Foro dei re
, non può dunque essere definito la tomba di Romolo. Nessun ritrovamento archeologico dimostra che il fondatore sia stato sepolto in quel punto e le stesse fonti antiche conservavano spiegazioni discordanti. La pavimentazione nera testimonia però che quel settore del Comizio era percepito come uno spazio eccezionale, separato dal resto della piazza e legato alle memorie più remote e inquietanti della città.Ancora una volta il Foro non ci consegna una storia univoca. Romolo poteva essere scomparso durante una tempesta nel Campo Marzio, essere stato ucciso nel santuario di Vulcano oppure aver lasciato nel Comizio soltanto la memoria di un luogo funesto. Le tradizioni non coincidono, ma nascono tutte dalla stessa assenza: nessuno poteva mostrare il corpo del re. La divinizzazione offriva una risposta luminosa a questo vuoto; la voce dell’assassinio ne proponeva una oscura. Nella prima versione Romolo era stato scelto dagli dèi; nella seconda era caduto vittima del potere che aveva creato.
Il sospetto nei confronti dei senatori non scomparve immediatamente. Livio racconta che il popolo era addolorato per la perdita del re e irritato contro l’aristocrazia. Fu allora che intervenne Proculo Giulio, un uomo considerato autorevole e degno di fede. Costui si presentò davanti all’assemblea e dichiarò che Romolo gli era apparso all’alba, in una forma più grande e maestosa di quella posseduta in vita. Il re divinizzato gli aveva affidato un messaggio per i Romani (Livio, Ab Urbe condita, I, 16, 7):
Va’ e annuncia ai Romani che gli dèi vogliono che la mia Roma divenga capitale del mondo. Coltivino dunque l’arte militare e sappiano, tramandandolo anche ai posteri, che nessuna potenza umana potrà resistere alle armi romane.
La profezia proiettava nel futuro la storia della città: la conquista del mondo non appariva come il risultato di decisioni e guerre successive, ma come un destino annunciato dal fondatore dopo la sua ascesa al cielo.
Livio osserva che la testimonianza di Proculo Giulio suscitò una fiducia sorprendente e che, dopo il suo racconto, il dolore per la scomparsa del re si attenuò fra il popolo e l’esercito (Ab Urbe condita, I, 16, 8). L’apparizione risolveva così non soltanto un mistero religioso, ma anche una crisi politica: se Romolo era stato accolto fra gli dèi, nessuno poteva più accusare apertamente l’aristocrazia della sua morte.
Il fondatore venne progressivamente identificato con Quirino, un’antica divinità romana la cui natura originaria rimane discussa. Non possiamo sapere quando e attraverso quali passaggi l’associazione si sia consolidata; alla fine della Repubblica, tuttavia, Romolo divinizzato e Quirino erano ormai comunemente avvicinati.
Una testimonianza particolarmente significativa viene dalla monetazione. Nel 56 a.C. il magistrato monetario Gaio Memmio fece coniare un denario sul quale compare la testa laureata di un dio. Accanto al volto è scritto chiaramente QVIRINVS.
![Denario di Gaio Memmio, 56 a.C. Al dritto, testa laureata e barbata di Quirino con l’iscrizione QVIRINVS; al rovescio, Cerere seduta con una torcia e tre spighe, davanti alla quale si leva un serpente. La moneta testimonia la presenza del dio nell’immaginario della tarda Repubblica, quando Quirino era ormai comunemente identificato con Romolo divinizzato. RRC 427/2 [Classical Numismatic Group, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0]](https://www.appasseggioblog.it/wp-content/uploads/2026/09/Denarius_C._Memmius_C._F._Romulus.jpg)
Denario di Gaio Memmio, 56 a.C. Al dritto, testa laureata e barbata di Quirino con l’iscrizione QVIRINVS; al rovescio, Cerere seduta con una torcia e tre spighe, davanti alla quale si leva un serpente. La moneta testimonia la presenza del dio nell’immaginario della tarda Repubblica, quando Quirino era ormai comunemente identificato con Romolo divinizzato. RRC 427/2 [Classical Numismatic Group, Wikimedia Commons, CC BY-SA 3.0]La moneta non raffigura necessariamente un ritratto individuale di Romolo e non mostra la sua ascesa al cielo. Permette però di vedere il volto attribuito alla divinità con la quale il fondatore veniva identificato. Il re scomparso acquistava così un’immagine e un nome divini, capaci di circolare per Roma nelle mani dei suoi cittadini.
Dalla Palus Caprae al santuario di Vulcano, dal Lapis Niger alla testimonianza di Proculo Giulio, la fine di Romolo si disperde fra luoghi e racconti differenti. L’archeologia non può stabilire se dietro la leggenda esista il ricordo di un sovrano realmente ucciso, né può indicarci il luogo della sua sepoltura. Può mostrarci, però, che nel cuore del Comizio i Romani conservarono per secoli uno spazio al quale associavano la memoria di una morte antichissima.
Dopo la sua scomparsa, Roma dovette scegliere un nuovo re. Al guerriero figlio di Marte sarebbe succeduto Numa Pompilio, il sovrano al quale la tradizione attribuiva l’ordinamento della religione e un lungo periodo di pace. Anche questa pace avrebbe lasciato nel Foro un’immagine potente: le porte chiuse del santuario di Giano.
[Maria Teresa Natale]
Romolo scompare, il Foro Romano ne conserva il mistero
