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Domenica 27 Settembre 2026 10:09

Favola della domenica – Billy e X14

#favola
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Un giorno Billy, uno spinone dal pelo bianco, stava riposando nella sua cuccia in giardino, quando vide davanti a sé un altro esemplare della sua razza. Si alzò allarmato: “Che fai qui intorno?” gli chiese.

“Volevo fare amicizia”.

“Perché? Chi sei? Da dove vieni?”

“Mi chiamo X14 e vengo da un laboratorio qui accanto”.

“Che strano nome…”. Billy, con indolenza, si stiracchiò e si predispose a fare due chiacchiere con il nuovo venuto. L’altro si sedette. Sembrava a suo agio.

“Mi assomigli tantissimo” disse Billy.

“Certo, sono la tua copia”.

“Infatti, siamo entrambi degli spinoni”.

“No, volevo dire che io sono il prodotto di laboratorio di una tua fotografia. Sono proprio come te”.

Billy guardò meglio X14. Aveva ragione. Erano come due gocce d’acqua però… c’era qualcosa in lui che non lo convinceva.

“Dì un po’, sei vero?”

“In un certo senso no. Sono nato in un luogo dove creano robot usando l’intelligenza artificiale”.

“Per tutte le lepri del bosco! Che stai dicendo?”

“Ma come, non sai che la vita canina si può riprodurre artificialmente?”

“Davvero? E che cosa sai fare?”

“Di tutto. Guarda”. X14 fece un balzo improvviso elevandosi di circa due metri. Billy indietreggiò spaventato.

Un gatto sbucò in quel momento da dietro un cespuglio e X14 lo inseguì fin sopra un albero. Il felino si salvò per miracolo.

“Sei pericoloso” disse Billy da dentro la sua cuccia.

“Sì, ma non sono cattivo. Mostro i miei poteri per gioco”.

“Per fortuna…”

Uscì di casa la padrona del cane, Marianna. Billy le saltò addosso per farle le feste.

La donna, guardando X14 esclamò: “Chi è questo cane? Il tuo fratello gemello?” Poi disse:

“Tra poco andremo a passeggio Billy, saluta il tuo amico”.

X14 domandò: “Perché la tua padrona ti ha accarezzato?”

“Perché mi vuole bene e io voglio bene a lei”.

“Che cosa significa voler bene?”

Billy guardò l’altro con sorpresa: “Da dove vieni non ti hanno spiegato che esistono i sentimenti?”

“No”.

Billy pensò che c’era una grande differenza tra lui che era nato da una mamma in carne e ossa e il cane-robot che aveva di fronte, costruito da uomini di scienza.

“Mi dispiace per te” disse. “E’ molto bello volere bene. Scalda il cuore”.

“Io credo di averlo un cuore, ma funziona solo per permettermi di respirare”.

“Complimenti. Sei molto intelligente e arguto, ma ti manca qualcosa”.

“Pare di sì. Sai che farò? Verrò a trovarti di tanto in tanto; chissà che tu non possa insegnare anche a me prima o poi a volere bene”.

Maria Rosaria Fortini

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