Servizi > Feed-O-Matic > 748481 🔗

Martedì 29 Settembre 2026 09:09

Consenso e competenza: le sfide della democrazia



La necessità della presenza di cittadini educati alla complessità, di istituzioni solide, di un'informazione libera e di classi dirigenti preparate. Ottenere il consenso e meritare il governo sono cose diverse. Il ruolo delle tecnologie digitali

L'articolo
Consenso e competenza: le sfide della democrazia
proviene da
RomaSette
.

#editoriali #consenso e competenza #democrazia #focus #la nave di platone #tecnologie digitali
leggi la notizia su RomaSette





In una stagione nella quale molte democrazie occidentali sembrano attraversate da una crescente fragilità delle relazioni pubbliche e da una profonda trasformazione dei meccanismi del consenso, torna con singolare attualità una domanda antica di quasi duemilacinquecento anni: il consenso conquistato nelle urne è davvero garanzia della capacità, della competenza e della statura necessarie per governare? Platone, nella Repubblica, affida a Socrate una delle immagini più a effetto della filosofia politica occidentale: quella della nave. A bordo, i marinai si contendono il timone. Ognuno si proclama il più adatto al comando, cerca il favore dell’equipaggio, stringe alleanze e alimenta rivalità. Chi studia i venti, le stagioni, il cielo e le stelle, cioè chi possiede le competenze necessarie per condurre l’imbarcazione, viene giudicato un personaggio bizzarro e inconcludente. È difficile trovare una metafora più attuale.

Il problema riguarda ogni sistema nel quale il consenso rischia di non essere attribuito a chi ha veramente delle competenze. Conquistare il timone e conoscere la rotta sono abilità diverse. Si può essere esperti nell’interpretare gli umori dell’equipaggio, assecondarne le paure, alimentarne le speranze e indicare un nemico comune, ignorando però le correnti che spingono la nave verso gli scogli. Qui emerge una fragilità profonda della democrazia. Le elezioni stabiliscono chi ha ottenuto più consenso, ma non determinano necessariamente la competenza. Cinquantuno persone possono prevalere su quarantanove, senza che quel risultato dica chi abbia compreso meglio la realtà. La maggioranza decide legittimamente chi governa ma non stabilisce, per il solo fatto di essere maggioranza, ciò che è vero.

Questo non significa affidare il governo agli esperti. Anche il marinaio più preparato può sbagliare rotta. La competenza deve orientare le decisioni senza sottrarle al controllo democratico. È nello spazio tra richiesta di consenso e conoscenza che prospera la demagogia. L’affabulatore non deve conoscere la rotta: deve convincere gli altri di conoscerla. La realtà è complessa, richiede spiegazioni, distinguo, prudenza. Il demagogo offre invece la semplificazione. Dove l’esperto vede variabili, egli vede certezze; dove lo studioso formula ipotesi, distribuisce verità; dove l’amministratore avverte che serviranno tempo e sacrifici, promette soluzioni immediate. E trova sempre un responsabile: lo straniero, le élite, l’Europa, i burocrati, gli immigrati, gli avversari. Cambiano i bersagli, non il metodo.

Le tecnologie digitali hanno reso tutto più insidioso. La politica vive in un ambiente nel quale il tempo della riflessione sembra incompatibile con quello della comunicazione. Un problema che richiederebbe dieci pagine deve essere spiegato in trenta secondi; una crisi internazionale diventa uno slogan; una politica economica viene giudicata attraverso una battuta. Così il marinaio competente può essere sconfitto non perché abbia torto, ma perché impiega troppo tempo a spiegare dove siano gli scogli, mentre il concorrente ha già promesso un mare senza tempeste. Sarebbe però troppo facile attribuire ogni responsabilità agli elettori.

La democrazia non vive soltanto nel giorno delle elezioni: vive nelle scuole, nelle università, nei giornali, nelle associazioni e nei corpi intermedi, dove si impara a distinguere un argomento da uno slogan, una competenza da una performance, un progetto da una promessa. Quando questi luoghi si impoveriscono, il voto diventa più vulnerabile alla seduzione del momento. La lezione della nave di Platone, allora, non è che la democrazia sia sbagliata. È più inquietante: la democrazia non basta a sé stessa. Ha bisogno di cittadini educati alla complessità, di istituzioni solide,  di un’informazione libera e di classi dirigenti preparate ed eticamente mature. Deve ricordare che ottenere il consenso e meritare il governo sono cose diverse.

Il problema non è togliere il timone all’equipaggio per consegnarlo a qualche presunto illuminato. Sarebbe una cura peggiore della malattia. Occorre piuttosto che l’equipaggio sappia riconoscere chi conosce davvero il mare e sia capace di chiedergli conto della rotta. Possiamo votare il comandante, discutere la rotta e convincerci che davanti a noi ci sia mare aperto. Ma gli scogli hanno una caratteristica terribilmente antidemocratica: non si spostano per decisione della maggioranza. Quando arrivano la tempesta e la notte, il plauso della gente serve a poco. A quel punto bisogna saper navigare.

29 settembre 2026

L'articolo
Consenso e competenza: le sfide della democrazia
proviene da
RomaSette
.

Questo sito utilizza cookie tecnici, anche di terze parti, per migliorare i servizi offerti e ottimizzare l’esperienza dell’utente. Si prega di leggere l'informativa sulla privacy. Chiudendo questo banner si accettano le condizioni sulla privacy e si acconsente all’utilizzo dei cookie.
CHIUDI