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Mercoledì 30 Settembre 2026 00:09

NATO CAX Forum 2026, l’AI entra al centro delle decisioni militari

AI nella difesa, simulazione militare, interoperabilità NATO, dati condivisi e supporto alle decisioni sono al centro del NATO CAX Forum 2026, in corso a Roma. Le sessioni dedicate all’innovazione delineano un modello nel quale l’intelligenza artificiale non sostituisce il comando umano, ma amplia la capacità di analizzare scenari, preparare esercitazioni e verificare le scelte operative.…
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AI nella difesa, simulazione militare, interoperabilità NATO, dati condivisi e supporto alle decisioni sono al centro del NATO CAX Forum 2026, in corso a Roma. Le sessioni dedicate all’innovazione delineano un modello nel quale l’intelligenza artificiale non sostituisce il comando umano, ma amplia la capacità di analizzare scenari, preparare esercitazioni e verificare le scelte operative.

Non più simulatori separati, sistemi che dialogano a fatica e informazioni distribuite tra piattaforme differenti. Il messaggio emerso dalla prima giornata del NATO CAX Forum 2026 punta verso un’altra direzione: costruire un ecosistema nel quale dati, modelli, simulazioni, sistemi di comando e controllo e capacità di analisi possano lavorare insieme.

Il Forum, giunto alla sua 21ª edizione, si svolge all’Ergife Palace Hotel & Conference Center di Roma dal 29 settembre al 1° ottobre e riunisce il mondo militare, industriale, accademico e della ricerca attorno alle tecnologie di Computer Assisted Exercises, modelling and simulation. Il tema dell’edizione è “Generating MDO Readiness Through a NATO Simulation Ecosystem”, con un’attenzione particolare alla preparazione delle forze per scenari multidominio.

La questione non è soltanto tecnologica. Dietro la costruzione di ambienti sintetici sempre più sofisticati c’è una domanda operativa molto concreta: come aiutare uno stato maggiore a prendere decisioni migliori quando lo scenario diventa più complesso, rapido e difficile da prevedere?

È su questo terreno che l’intelligenza artificiale, la simulazione e la condivisione dei dati stanno progressivamente convergendo.

Uno dei concetti più rilevanti emersi dagli interventi della sessione pomeridiana riguarda il rapporto tra AI e autorità decisionale.

Il tenente generale Sir Edward Smyth Osborne, indicato nel programma per CALIAN, ha posto l’accento su un principio che va oltre la tecnologia: il valore di un’esercitazione non si misura semplicemente dal numero di attività completate o dalla corretta applicazione delle procedure, ma dal miglioramento del giudizio, della qualità delle decisioni, dell’adattabilità e dell’efficacia operativa.

È una distinzione importante.

Una simulazione può essere estremamente realistica dal punto di vista grafico e tecnologico, ma produrre un beneficio limitato se non riesce a incidere sulla preparazione di chi dovrà interpretare le informazioni e assumere decisioni.

Sul versante dell’intelligenza artificiale, G. W Kent Davis, anch’egli associato a CALIAN, ha descritto l’AI come un possibile moltiplicatore delle capacità dello stato maggiore: uno strumento destinato a migliorare la comprensione della situazione senza trasferire alla macchina l’autorità del comandante.

Il tema si collega a una delle questioni più delicate dell’AI applicata alla difesa: quanto automatizzare e dove mantenere il controllo umano.

La risposta che arriva dal Forum non è quella di una delega indiscriminata alla macchina. Al contrario, gli interventi insistono sulla necessità di costruire strumenti verificabili, comprensibili e inseriti all’interno di processi nei quali la responsabilità delle decisioni rimane chiaramente attribuita alle persone.



L’altro grande tema è la fiducia.

Massimiliano Campagnoli di MathWorks ha spostato l’attenzione dalla semplice capacità tecnica dei sistemi alla loro affidabilità. Per essere utilizzabile in contesti complessi, un sistema di AI deve essere inserito in un quadro ingegneristico che consenta di tracciare, verificare e validare ciò che produce.

La questione assume un peso particolare quando l’intelligenza artificiale viene utilizzata per coordinare attività complesse.

L’AI agentica, infatti, non si limita necessariamente a rispondere a una singola richiesta. Può essere progettata per articolare una sequenza di attività, confrontare alternative, gestire informazioni e supportare processi più lunghi.

In un ambiente di progettazione questo può significare assistere gli ingegneri nella definizione dei requisiti, nella valutazione delle alternative e nell’analisi delle soluzioni.

Ma proprio l’aumento dell’autonomia rende ancora più importante poter ricostruire come si è arrivati a un determinato risultato.

Nel settore della difesa, la fiducia non può essere soltanto una percezione dell’utente. Deve poggiare su procedure di verifica, dati adeguati, requisiti definiti e possibilità di validazione.

Una delle proposte più interessanti riguarda un settore che spesso rimane separato dalle simulazioni operative tradizionali: l’ambiente informativo.

Kalle Saastamoinen e Antti Nissinen, dell’Esercito finlandese, hanno presentato una proposta basata sull’utilizzo di modelli generativi locali per costruire durante le esercitazioni contenuti simulati, tra cui notizie, comunicazioni delle autorità e reazioni sui social network.

L’obiettivo è creare scenari nei quali i partecipanti non debbano confrontarsi soltanto con movimenti di unità, eventi sul terreno o informazioni provenienti dai sensori, ma anche con la componente comunicativa e informativa di una crisi.

È una trasformazione significativa del concetto di simulazione.

Un’esercitazione multidominio non può infatti essere ridotta alla rappresentazione di un campo di battaglia virtuale. Una crisi contemporanea coinvolge opinione pubblica, comunicazione istituzionale, percezione degli eventi, circolazione delle informazioni e pressione decisionale.

La proposta finlandese viene presentata come una sperimentazione applicata e non come un prodotto già concluso. Il punto centrale è fornire a chi controlla l’esercitazione uno strumento scalabile per costruire ambienti informativi più ricchi e reattivi, mantenendo comunque il controllo umano sull’impostazione dell’attività.



Il tema della condivisione emerge con particolare forza nel progetto FEDERATES, affrontato da Agatino Mursia e Michael Frohlich di Leonardo.

L’iniziativa, finanziata nell’ambito del Fondo europeo per la difesa, nasce per costruire un ecosistema federato di risorse europee di simulazione destinato ad addestramento e supporto alle decisioni. Il progetto coinvolge un ampio consorzio internazionale e utilizza il paradigma Modelling and Simulation as a Service, MSaaS.

Il concetto è relativamente semplice da descrivere, ma complesso da realizzare: invece di considerare ogni simulatore come un’isola tecnologica, le capacità devono poter essere individuate, combinate e utilizzate attraverso un ambiente federato.

Il progetto ha recentemente raggiunto la fase della final demo, con attività svolte anche in Italia presso il Comando Valutazione e Integrazione dell’Esercito. Le dimostrazioni hanno riguardato l’integrazione di differenti sistemi e ambienti di simulazione all’interno di uno scenario operativo condiviso e distribuito.

La documentazione di Leonardo evidenzia inoltre l’impiego previsto di tecnologie come intelligenza artificiale, realtà estesa e cloud computing, insieme a un’impostazione “secure by design” pensata per affrontare anche le esigenze di sicurezza e interoperabilità tra domini con differenti livelli di classificazione.

È proprio l’interoperabilità il passaggio che può determinare la differenza tra una tecnologia interessante e una capacità realmente utilizzabile.

Alberto De Paoli, del NATO Allied Command Transformation, ha richiamato la necessità di superare gli ambienti di simulazione isolati e favorire una connessione più diretta tra gli spazi sintetici e i sistemi operativi di comando e controllo.

Il tema è particolarmente attuale perché le esercitazioni computer-assisted stanno diventando sempre più articolate. Il valore di un ambiente sintetico cresce quando ciò che viene generato dalla simulazione può essere utilizzato dai sistemi che gli operatori impiegano effettivamente.

Una direzione analoga emerge dalle attività presentate da OneArc, che al Forum collega simulazione, interoperabilità, terreno digitale e mission rehearsal. Tra gli elementi discussi figura anche l’integrazione tra simulazioni distribuite e sistemi C2 attraverso standard di interoperabilità, con l’obiettivo di consentire ai sistemi di comando di ricevere informazioni generate dall’ambiente simulato.

È un passaggio decisivo: la simulazione non viene più considerata soltanto uno spazio dove addestrarsi, ma un ambiente capace di dialogare con l’architettura decisionale.

In questo percorso si inserisce anche la crescente attenzione verso digital twin e ambienti sintetici ad alta fedeltà.

Il concetto di gemello digitale consente di costruire una rappresentazione virtuale di sistemi, infrastrutture o ambienti reali, collegando modelli, dati e comportamenti. Nel settore della difesa, la sua utilità può riguardare la preparazione di scenari, l’analisi di alternative, la sperimentazione e la valutazione delle conseguenze di determinate decisioni.

La vera sfida, tuttavia, non consiste soltanto nel rendere il modello sempre più dettagliato.

Un ambiente digitale utile deve essere aggiornabile, interoperabile e coerente con i dati disponibili. In caso contrario, il rischio è costruire una simulazione tecnicamente sofisticata ma distante dalla situazione che dovrebbe rappresentare.

Il Forum insiste quindi su un principio ricorrente: la qualità della simulazione dipende dalla qualità dell’intero ecosistema che la alimenta.



Il tema delle interdipendenze è affrontato anche attraverso Joint Crucible, il prototipo presentato da Francesco Marradi, ufficiale in riserva dell’Aeronautica Militare italiana.

L’obiettivo dichiarato non è realizzare un modello predittivo, ma offrire un ambiente esperienziale nel quale utilizzare la simulazione per formazione, esplorazione progettuale, sviluppo di concetti e verifica di ipotesi relative alle operazioni multidominio.

È un approccio che punta sul valore del confronto.

Una decisione può infatti apparire efficace se osservata attraverso un singolo parametro e produrre invece effetti inattesi quando vengono considerate le interdipendenze tra domini differenti.

Per questo la simulazione può diventare uno strumento utile non soltanto per chiedersi “che cosa accadrebbe?”, ma anche per esplorare quali variabili cambiano quando cambia una determinata scelta.

Zurab Bezhanishvili, dell’International Community for Georgia Development and Progress, ha richiamato proprio il problema della validazione: il rapporto tra risultati positivi ottenuti in simulazione ed efficacia operativa nel mondo reale rimane un tema che richiede ulteriori verifiche.

È un’avvertenza importante. Un buon risultato in un ambiente sintetico non equivale automaticamente a un risultato garantito nel mondo reale.

La trasformazione riguarda anche il lavoro degli analisti.

Weston Benson, George Cushman, Stefano Izzo e Casey Wilson, associati nel programma a US Army, NATO Allied Command Transformation e SHAPE, hanno affrontato la necessità di rendere gli ambienti di simulazione più facilmente utilizzabili per analisi ripetibili e integrate.

L’obiettivo è ridurre la distanza tra simulazione e analisi dei risultati, automatizzando quando possibile l’esecuzione di esperimenti ripetibili e rendendo gli strumenti accessibili anche a professionisti che non siano programmatori specializzati.

È un aspetto meno appariscente dell’intelligenza artificiale, ma potenzialmente altrettanto importante.

Se ogni nuova analisi richiede competenze tecniche estremamente specialistiche, la capacità rimane concentrata in un gruppo ristretto. Se invece gli strumenti consentono agli analisti di impostare esperimenti, modificare parametri e confrontare risultati con maggiore autonomia, la simulazione può entrare più profondamente nei normali processi di pianificazione e valutazione.

La direzione indicata dagli interventi di Roma è dunque abbastanza netta: AI, simulazione e dati non vengono considerati tecnologie separate, ma componenti di una stessa architettura destinata a sostenere addestramento, sperimentazione, analisi e decision-making.

La parola chiave è interoperabilità.

Interoperabilità tra nazioni, tra simulatori, tra dati e modelli, tra ambienti sintetici e sistemi C2. Ma anche interoperabilità tra competenze: militari, ingegneri, analisti, sviluppatori e decisori devono poter utilizzare lo stesso ecosistema secondo ruoli differenti.

Il calendario del NATO CAX Forum prosegue fino al 1° ottobre, con ulteriori sessioni dedicate alla costruzione dell’ecosistema NATO di modelling and simulation. Tra gli appuntamenti annunciati figura anche una presentazione sull’impiego di NETN v4 per rafforzare l’interoperabilità tra simulazioni distribuite e sistemi di comando e controllo.

Il quadro che emerge dalla prima giornata non è quindi quello di una semplice corsa alla tecnologia più avanzata.

È piuttosto la ricerca di un equilibrio tra automazione e responsabilità, velocità e verifica, realismo e affidabilità, condivisione dei dati e sicurezza.

Per la difesa del futuro, la questione non sarà soltanto quanto sarà potente un algoritmo o quanto sarà realistico un simulatore. Sarà soprattutto capire se quelle tecnologie riusciranno a diventare parte di un sistema coerente nel quale l’informazione arriva dove serve, i modelli possono essere verificati, le simulazioni dialogano tra loro e, soprattutto, la decisione finale rimane ancorata a persone adeguatamente preparate a interpretare ciò che la tecnologia mostra loro.

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