Mercoledì 30 Settembre 2026 11:09
È morto Umberto Pizzi, il fotografo che ha raccontato 60 anni di storia italiana
#attualità #aldo moro #cafonal #cultura #dagospia #dolce vita #fotografia #roma #spettacolo #umberto pizzi
leggi la notizia su RomaDailyNews
È morto all’età di 89 anni Umberto Pizzi, fotografo e fotoreporter che attraverso il suo obiettivo ha documentato oltre mezzo secolo di storia, costume e società italiana. Dalla Dolce Vita romana ai palazzi del potere, passando per il cinema, la politica, l’aristocrazia e i grandi fatti di cronaca, le sue immagini sono diventate parte della memoria collettiva del Paese.
Nato a Zagarolo nel 1937, Pizzi ha costruito nel corso della sua lunga carriera un archivio capace di attraversare epoche profondamente diverse. Con la macchina fotografica sempre al collo e spostandosi spesso in scooter per Roma, ha raccontato personaggi celebri e momenti destinati a entrare nella storia.
Prima dei salotti romani e dei protagonisti dello spettacolo, Pizzi aveva lavorato come fotoreporter in Medio Oriente. Nei primi anni Sessanta realizzò servizi per la Fao tra Iran, Iraq, Turchia, Siria e Giordania.
Successivamente il suo obiettivo si spostò sulla Roma degli anni della Dolce Vita. Fotografò star internazionali, artisti e protagonisti della cultura, raccontando anche storie diventate leggendarie, come quella tra Elizabeth Taylor e Richard Burton.
Davanti alla sua macchina fotografica passarono, tra gli altri, Vittorio Gassman, Eduardo De Filippo e Roberto Rossellini, insieme a scrittori e intellettuali come Alberto Moravia e Dacia Maraini.
Le sue fotografie trovarono spazio anche su importanti testate internazionali, tra cui Time, People Magazine e Sunday Express Magazine.
La carriera di Pizzi non è stata però soltanto mondanità. Il fotografo documentò alcuni dei momenti più drammatici della storia repubblicana.
Il 16 marzo 1978 fu tra i primi fotografi ad arrivare in via Fani, a Roma, dove le Brigate Rosse avevano appena rapito Aldo Moro e ucciso i cinque uomini della sua scorta.
Negli anni successivi continuò a seguire da vicino la trasformazione della società italiana, raccontando attraverso le immagini anche la politica e il potere, compresa la discesa in campo di Silvio Berlusconi negli anni Novanta.
Negli anni Duemila iniziò un nuovo capitolo della sua carriera grazie alla collaborazione con Dagospia, il sito fondato da Roberto D’Agostino.
Le sue fotografie di feste, ricevimenti, salotti e protagonisti della vita pubblica italiana diedero forma al cosiddetto “Cafonal”: un racconto visivo ironico e spesso impietoso del potere, della mondanità e dei costumi dell’alta società.
Da quell’esperienza nacquero anche i volumi “Cafonal”, pubblicato nel 2008, e “UltraCafonal”, uscito nel 2010.
Nel 2026 Rai Cultura gli aveva dedicato anche “Profumo di Pizzi”, docuserie in quattro puntate trasmessa su Rai5, costruita intorno alla sua vita e al vastissimo archivio fotografico accumulato durante la carriera.
Il suo lavoro lascia una testimonianza che va ben oltre la fotografia mondana: dalle star del cinema ai politici, dalle feste dell’aristocrazia ai momenti più drammatici della cronaca nazionale, Pizzi ha osservato e documentato le trasformazioni dell’Italia per oltre sessant’anni.
La sottosegretaria alla Cultura Lucia Borgonzoni lo ha ricordato come un professionista «inimitabile», sottolineando il valore della sua capacità di cogliere un istante e consegnarlo alla storia.
Anche il presidente del Senato Ignazio La Russa ne ha ricordato il lungo percorso professionale, dalla Dolce Vita fino agli ultimi anni, sottolineando come le sue fotografie siano ormai parte della memoria collettiva italiana.
Con la morte di Umberto Pizzi scompare uno dei testimoni visivi più longevi della società italiana contemporanea. Resta il suo enorme archivio: sessant’anni di volti, potere, cultura, cronaca e costume raccontati attraverso un obiettivo.
