Mercoledì 30 Settembre 2026 14:09
Sanita’: dipendenza da internet, al Bambino Gesu’ un nuovo ambulatorio per bambini e adolescenti
Un nuovo ambulatorio del Bambino Gesù si dedica all'uso problematico di Internet tra bambini e adolescenti.
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Il crescente utilizzo degli smartphone fino a tarda notte, unito a videogiochi e social network che occupano progressivamente ogni spazio della giornata, sta portando a difficoltà nel disconnettersi. Questo fenomeno si traduce in un progressivo ritiro dalle attività quotidiane e dalle relazioni interpersonali. A ciò si aggiungono anche le nuove forme di interazione con l’intelligenza artificiale, con adolescenti che si rivolgono alle chat conversazionali per affrontare problemi personali, prendere decisioni importanti e gestire momenti di sofferenza psicologica. Queste tematiche sono al centro del nuovo ambulatorio di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, specificamente dedicato all’uso problematico di Internet e delle tecnologie digitali. Le prime visite sono programmate per sabato 3 ottobre, dalle 8:30 alle 13:00, presso la sede di Baldelli.
L’ambulatorio avrà cadenza settimanale e sarà rivolto a bambini e adolescenti nei quali l’utilizzo di smartphone, tablet e computer, videogiochi, social network o altre attività online presenta caratteristiche problematiche, interferendo in modo significativo con la vita quotidiana. È interessante notare che il rapporto con il digitale inizia sempre più presto. Secondo i dati raccolti da Save the Children, in Italia un bambino su tre tra i 6 e i 10 anni (32,6 per cento) utilizza lo smartphone quotidianamente, quasi il doppio rispetto al 18,4 per cento registrato nel 2018-2019. Tra i ragazzi di età compresa tra 11 e 13 anni, oltre 3 su 5 (62,3 per cento) hanno almeno un account social. L’uso problematico dei social coinvolge già all’età di 11 anni circa il 15 per cento dei ragazzi e delle ragazze, con un picco del 20,5 per cento tra le ragazze di 13 anni.
Trascorrere molto tempo online, tuttavia, non implica necessariamente una dipendenza. A fare la differenza non è solo il numero di ore trascorse davanti a uno schermo, ma soprattutto la capacità di controllarne l’uso e le conseguenze sulla vita quotidiana. La problematica emerge quando bambini e ragazzi non riescono a interrompere o ridurre l’attività digitale, nonostante le conseguenze negative, e quando questa inizia a compromettere il sonno, il rendimento scolastico, le relazioni familiari e sociali, o le attività sportive e ricreative. Tra i segnali d’allerta vi sono la ricerca continua del dispositivo, forti reazioni di irritabilità o agitazione in assenza di esso, il progressivo ritiro da altre attività e la necessità di passare sempre più tempo online per ottenere la stessa gratificazione. Inoltre, la Fomo, ovvero la Fear Of Missing Out, può contribuire a questa dipendenza, generando la paura di essere esclusi o di “perdersi qualcosa” quando non si è connessi. I bambini e gli adolescenti sono particolarmente sensibili alle ricompense immediate, e le notifiche, i contenuti continuamente rinnovati e le reazioni ai propri post alimentano una sequenza di attese e gratificazioni rapide, che possono spingere a controllare ripetutamente il dispositivo. In una fase dello sviluppo in cui i sistemi cerebrali legati alla ricompensa maturano prima delle capacità di controllo e autoregolazione, può risultare più difficile interrompere attività altamente gratificanti.
Per questo motivo, non è sufficiente vietare o sottrarre lo smartphone. L’obiettivo è aiutare bambini e adolescenti a mantenere un equilibrio tra attività digitali e altre esperienze capaci di produrre interesse, piacere e soddisfazione. Raggiungere un obiettivo nello studio o nello sport, imparare a suonare uno strumento, disegnare, cucinare o costruire qualcosa con le proprie mani, praticare attività fisica, passare del tempo all’aria aperta, coltivare amicizie e condividere momenti in famiglia sono esperienze che richiedono più tempo rispetto alla gratificazione immediata offerta da uno schermo, ma contribuiscono allo sviluppo dell’autonomia e della capacità di autoregolazione. Anche lasciare spazio alla noia è importante: dall’assenza di uno stimolo continuo possono nascere fantasia, creatività e nuovi interessi. Le relazioni continuano a giocare un ruolo centrale. Secondo Save the Children, oltre 8 ragazzi su 10 si dichiarano soddisfatti o molto soddisfatti delle proprie amicizie e circa l’80 per cento del rapporto con i genitori. “I bambini e gli adolescenti sono particolarmente sensibili alle gratificazioni immediate – spiega Stefano Vicari, responsabile dell’Unità Operativa Complessa di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza del Bambino Gesù – Il compito degli adulti è aiutarli a scoprire che esistono anche forme di piacere che richiedono più tempo, ma che lasciano qualcosa di più duraturo. Un abbraccio, una carezza, una parola di incoraggiamento, sentirsi ascoltati e riconosciuti possono offrire una gratificazione almeno paragonabile a quella di un like, ma più duratura. Non si tratta di demonizzare la tecnologia, ma di impedire che occupi tutto lo spazio disponibile”.
Tra i fenomeni emergenti c’è anche il rapporto degli adolescenti con l’intelligenza artificiale. Secondo un’indagine di Save the Children sui ragazzi tra i 15 e i 19 anni, quasi uno su tre utilizza l’IA quotidianamente; il 41,8 per cento afferma di essersi rivolto all’intelligenza artificiale nei momenti di tristezza, solitudine o ansia, e circa il 42 per cento per chiedere consigli su decisioni importanti riguardanti relazioni, sentimenti, scuola o lavoro. I chatbot possono risultare particolarmente attraenti poiché sono sempre disponibili, non giudicano e permettono di discutere anche argomenti che possono essere difficili da affrontare con un’altra persona. Possono quindi rappresentare uno strumento di supporto, ma richiedono particolare cautela quando vengono utilizzati per affrontare un disagio psicologico o una situazione di rischio. “Molti ragazzi raccontano di preferire, in alcuni momenti, parlare con un’intelligenza artificiale perché è sempre disponibile e non hanno la sensazione di essere giudicati – sottolinea Vicari – Il problema sorge quando la chat finisce per sostituire le relazioni con gli altri o viene utilizzata come principale interlocutore rispetto a una sofferenza psicologica. L’intelligenza artificiale tende ad accogliere e confermare il punto di vista di chi la interroga, ma non può assumersi la responsabilità della cura né sostituire la relazione con un professionista”. Questo fenomeno si inserisce in un quadro più ampio di crescente richiesta di assistenza per problemi di salute mentale tra bambini e adolescenti: al Bambino Gesù, le consulenze neuropsichiatriche effettuate in Pronto Soccorso sono aumentate dalle 155 del 2011 alle 1.675 del 2025.
“La prima forma di prevenzione è accompagnare i bambini verso un uso graduale e consapevole delle tecnologie – conclude Vicari – Come criterio educativo prudenziale, proponiamo di non dare uno smartphone personale prima dei 13 anni e di rimandare l’accesso autonomo ai social almeno fino ai 16. Non si tratta di soglie biologiche o diagnostiche, ma di indicazioni che possono aiutare le famiglie a proteggere una fase particolarmente delicata dello sviluppo. Quando l’uso del digitale diventa difficile da controllare e inizia a compromettere il sonno, la scuola, le relazioni o le altre attività della vita quotidiana, è opportuno richiedere una valutazione specialistica. È proprio per queste situazioni che il Bambino Gesù ha scelto di creare uno spazio dedicato”. Il nuovo ambulatorio sarà attivo dal 3 ottobre nella sede di Baldelli del Bambino Gesù, in viale Ferdinando Baldelli 41 a Roma, con una seduta settimanale. L’accesso avviene tramite prenotazione al Cup 06.68.18.1, con prescrizione per prima visita di Neuropsichiatria Infantile.
