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Mercoledì 30 Settembre 2026 16:09

Bambini e ragazzi, Terragni: «Serve una rivoluzione della cura»



L'Autorità garante infanzia e adolescenza ha presentato al Parlamento la Relazione 2025. Il rapporto con l'ambiente digitale e la qualità delle relazioni educative, tra le questioni più rilevanti del presente

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«Serve una rivoluzione della cura». Lo ha affermato senza mezzi termini Marina Terragni, Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia), presentando questa mattina, 30 settembre, al Parlamento la Relazione 2025, introdotta dal vicepresidente della Camera Giorgio Mulè e dal ministro Eugenia Roccella (Famiglia, natalità e pari opportunità). Sul tavolo, l’ansia, il disagio mentale, i comportamenti violenti. Bambini e ragazzi che «sono diventati un problema». Fino a una decina d’anni fa – è l’analisi della Garante – i media ne parlavano molto poco. Erano ritenuti argomenti noiosi e poco cliccabili dai direttori dei giornali. Di recente, invece, i ragazzi hanno cominciato a comparire sui giornali, perfino sulle prime pagine. Notizie cliccatissime, alla ricerca di soluzioni: e non si è trattato di good news. Bambini e ragazzi sono stati associati alla parola problema, e forse loro stessi ormai si percepiscono come problema, per sé stessi e per il mondo. In parallelo stiamo registrando record di denatalità: se bambini e ragazzi sono un problema, perché dovremmo andare a metterci in questo guaio?».

Al centro della denatalità – ma anche di molta infelicità e del disagio degli adolescenti – una crescente «povertà relazionale», la definisce Terragni ,  e l’idea dell’individuo perfettamente autosufficiente. Tutto questo nel tempo della digitalizzazione, che ha ridotto la socialità in presenza e la formazione di relazioni stabili: «Si è passati dal “noi” all’io assoluto». Ma anche la solitudine delle madri, l’indebolimento della famiglia allargata, il venir meno delle reti di sostegno e della comunità spiega molto della rinuncia ad avere figli, nell’analisi offerta dall’Autorità garante, che indica anche la strada da percorrere: «Si tratta di tornare a pensarci come interdipendenti, vulnerabili e bisognosi degli altri. La cura reciproca e del mondo deve tornare a essere il valore fondante della società, e sull’estinzione progressiva della dimensione comunitaria va posta molta attenzione». Occorre, insomma, una vera «”CaRevolution”». Una “rivoluzione della cura”.

Intervenuto in Parlamento anche il pedagogista Daniele Novara, che ha parlato di minorenni e fragilità genitoriali, toccando anche al tema delle sovradiagnosi neuropsichiatriche.  Secondo Novara, i genitori sempre più raramente si considerano gli educatori principali dei loro figli. Allo stesso tempo, secondo il pedagogista, si è indebolita una conoscenza condivisa delle diverse fasi di crescita ed educative dello sviluppo infantile e adolescenziale, non solo nelle famiglie ma anche nelle istituzioni.

Presente anche la voce dei ragazzi, affidata una rappresentante della Consulta nazionale voluta dall’Agia che ha letto una lettera nella quale si chiede al mondo degli adulti «maggiore presenza, fiducia e responsabilità». I ragazzi dicono di aver bisogno di più tempo e di un ambiente in cui possano trovare ascolto e dialogo, senza essere necessariamente guidati. «Vorremmo la presenza emotiva e fisica nei momenti importanti della vita», le loro parole.

30 settembre 2026

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