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Mercoledì 30 Settembre 2026 17:09

“Elliott Erwitt. L’arte di osservare”. Una nuova rilettura dell’opera di uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento a Bologna

#eventi #cultura spettacolo
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Elliott Erwitt. L’arte di osservare 
A cura di Biba Giacchetti 

1° ottobre 2026 – 28 febbraio 2027 
Museo Civico Archeologico
Via dell
‘
Archiginnasio 2, Bologna

www.museibologna.it/archeologico
 | 
www.civita.art

Una nuova rilettura dell’opera di uno dei grandi maestri della fotografia del Novecento, attraverso le immagini più celebri e un importante nucleo di fotografie private, molte delle quali mai esposte prima

Alcuni trovano le mie fotografie malinconiche, altri le trovano divertenti.
Ma malinconia e ironia non sono forse due facce della stessa realtà?
Elliott Erwitt

 

 

Dal 1° ottobre 2026 al 28 febbraio 2027 il Museo Civico Archeologico di Bologna ospita Elliott Erwitt. L’arte di osservare, una mostra che propone una rilettura inedita dell’opera di Elliott Erwitt (Parigi, 1928 – New York, 2023), tra i più importanti fotografi del Novecento.

Curata da Biba Giacchetti, prodotta e organizzata da
Civita Mostre e Musei
in collaborazione con il
Museo Civico Archeologico
del
Settore Musei Civici
del
Comune di Bologna
,
Orion 57
e
LGS SportLab
, la mostra nasce dal desiderio di andare oltre la dimensione iconica che ha consacrato Erwitt alla fama internazionale per restituire, attraverso le sue fotografie, il ritratto più intimo e personale dell’autore: l’uomo dietro l’obiettivo, il padre, il marito, l’amico, il viaggiatore, l’osservatore instancabile della condizione umana.

Il percorso riunisce circa un centinaio di fotografie che attraversano l’intera carriera di Erwitt, accostando alle immagini entrate nell’immaginario collettivo un importante nucleo di opere provenienti dalla sua collezione privata, molte delle quali mai esposte al pubblico. Ne emerge una nuova chiave di lettura della sua fotografia: anche le immagini più celebri nascono spesso da frammenti di biografia, da esperienze private, da incontri e momenti apparentemente ordinari, per superare immediatamente i confini della vicenda individuale e diventare racconto universale. È proprio questa capacità di trasformare il personale in condiviso a rendere le fotografie di Erwitt straordinariamente attuali e senza tempo. Più che una retrospettiva cronologica, Elliott Erwitt. L’arte di osservare si configura così come un ritratto in movimento, nel quale memoria privata e storia collettiva si intrecciano e restituiscono la complessità di uno sguardo che ha segnato la fotografia del Novecento.

La scelta della sede espositiva bolognese conferma la vocazione del Museo Civico Archeologico a creare efficaci collaborazioni e sinergie che spaziano dall’archeologia alla fotografia, per offrire al pubblico esposizioni di alta qualità e forte interesse.

La fotografia come autobiografia

Il cuore del progetto curatoriale risiede nella volontà di mostrare quanto la fotografia di Elliott Erwitt sia stata profondamente autobiografica. La sua celebre ironia, spesso considerata una cifra puramente stilistica, nasce in realtà da una straordinaria capacità di osservare l’esistenza nelle sue contraddizioni, nelle sue fragilità, nei momenti di tenerezza e nella sua imprevedibile leggerezza. Le fotografie private dialogano con i grandi reportage, con gli eventi che hanno segnato il Novecento e con i celebri ritratti delle personalità della politica, del cinema e della cultura internazionale. Il funerale del presidente John Fitzgerald Kennedy, gli incontri con le grandi star del cinema, le immagini di strada, la vita familiare e gli episodi del quotidiano convivono all’interno dello stesso racconto, dimostrando come per Erwitt non sia mai esistita una vera separazione tra storia e vita. A tenere insieme questo universo è il suo inconfondibile sguardo: un’ironia mai superficiale né derisoria, ma empatica, capace di raccontare la realtà senza retorica, con eleganza, compassione e straordinaria lucidità. È uno sguardo che non giudica, ma si pone accanto a chi osserva le sue immagini. L’ironia diventa così una forma di complicità: il riconoscimento di una comune imperfezione, della nostra vulnerabilità e, proprio per questo, della nostra umanità. Dalla tensione poetica delle sue fotografie dai finali aperti ai celebri cani antropomorfi; dal bacio nello specchietto retrovisore alla bambina sul letto; dalle immagini della vita quotidiana ai grandi eventi della Storia, Erwitt ha avuto il dono raro di oggettivare i sentimenti, cristallizzandoli in immagini universali. La sua fotografia tiene insieme romanticismo e osservazione del mondo, denuncia sociale e leggerezza, tragedia e gioco. Una varietà di registri che non si traduce mai in frammentazione: il senso della composizione, l’equilibrio degli spazi e la sintesi del bianco e nero concorrono a costruire un linguaggio estetico coerente e immediatamente riconoscibile.

L’Italia nella vita di Elliott Erwitt

Un capitolo significativo della mostra è dedicato al rapporto tra Elliott Erwitt e l’Italia, Paese nel quale trascorse dodici anni fondamentali per la propria formazione umana e artistica. Nato a Parigi da una famiglia di emigrati russi, Erwitt trascorse l’infanzia a Milano. A dieci anni, a causa delle leggi razziali fasciste, fu costretto a lasciare l’Italia con la famiglia, trasferendosi prima in Francia e poi, nel 1939, negli Stati Uniti. Quell’allontanamento forzato non incrinò mai il suo legame con l’Italia. Al contrario, continuò ad amarla e a tornarvi per tutta la vita, conservando con il nostro Paese un rapporto di affetto e appartenenza. L’Italia non rappresentò dunque soltanto il luogo dell’infanzia, ma una vera patria sentimentale: uno spazio di scoperta e formazione, un laboratorio emotivo e visivo destinato a riaffiorare costantemente nella sua memoria e nel suo modo di guardare il mondo. Il rapporto con l’Italia attraversa l’intero percorso espositivo e contribuisce a delineare la biografia profondamente europea e internazionale di un artista formatosi attraverso l’esperienza dell’esilio, della ricostruzione e di molteplici appartenenze culturali.

I testi di Biba Giacchetti

Le fotografie sono accompagnate da testi inediti di Biba Giacchetti, curatrice della mostra, che ha condiviso con Elliott Erwitt oltre trent’anni di collaborazione professionale, dialogo e amicizia. Questa lunga vicinanza ha permesso l’accesso a materiali, racconti e testimonianze inedite che costituiscono uno degli elementi più originali del progetto. Attraverso ricordi personali, conversazioni ed episodi spesso sconosciuti, i testi accompagnano il visitatore dentro la vita dell’autore, dall’infanzia errante agli anni della formazione, dal rapporto con le donne e la famiglia alla costruzione di quello sguardo ironico, lucido e profondamente umano che lo ha reso unico. Ne nasce un racconto che intreccia memoria, biografia e fotografia, offrendo una prospettiva capace di mettere in luce il rapporto profondo tra esperienza personale e creazione artistica. La mostra invita così a conoscere non soltanto il grande autore, ma anche l’uomo: un uomo cosmopolita, segnato dall’esilio ma privo di risentimento, capace di considerarsi fortunato e di guardare alla propria storia con gratitudine.

Elliott Erwitt: la vita e lo sguardo


Elliott Erwitt, all’anagrafe Elio Romano Erwitz, nasce a Parigi nel 1928 da una famiglia di emigrati russi. Trascorre i primi anni in Italia, a Milano, prima di essere costretto, a causa delle leggi razziali fasciste, a lasciare il Paese con la famiglia. Nel 1939 si trasferisce negli Stati Uniti, prima a New York e poi, due anni dopo, a Los Angeles. Durante gli anni alla Hollywood High School lavora in un laboratorio fotografico che realizza e sviluppa stampe firmate per i fan delle star di Hollywood. A New York entra in contatto con figure decisive per la sua formazione, tra cui Edward Steichen, Robert Capa e Roy Stryker, che riconoscono precocemente il talento del giovane fotografo e ne diventano mentori. Nel 1949 torna in Europa, viaggiando tra Italia e Francia e fotografando realtà e volti che contribuiranno a definire il suo sguardo. Nel 1951 viene chiamato dall’esercito americano e continua a fotografare per diverse pubblicazioni e per l’esercito stesso durante i soggiorni in New Jersey, Germania e Francia. Nel 1953, congedato dall’esercito, viene invitato da Robert Capa a unirsi a Magnum Photos come membro. Nel 1968 ne diventa presidente, incarico che ricoprirà per tre mandati. Nel corso di una carriera lunga oltre settant’anni, Erwitt realizza reportage, ritratti, campagne pubblicitarie, illustrazioni e fotografie pubblicate in tutto il mondo, costruendo un corpus tra i più riconoscibili della fotografia contemporanea. A partire dagli anni Settanta si dedica anche al cinema, realizzando documentari come Beauty Knows No Pain (1971), Red White and Blue Grass (1973) e The Glass Maker of Herat (1997), premiato dall’American Film Institute. Negli anni Ottanta realizza inoltre diciassette commedie satiriche per la televisione per l’emittente Home Box Office. Ha pubblicato oltre 45 libri di fotografia, tra cui The Private Experience (1974), Son of Bitch (1974), Museum Watching (1998), Personal Best (2006), Elliott Erwitt’s Kolor (2013) e Found, not Lost (2021). Muore a New York il 29 novembre 2023, all’età di 95 anni. La sua opera continua a rappresentare uno dei punti più alti della fotografia umanista contemporanea.

L’arte di osservare, l’arte di vivere

Nel panorama della fotografia mondiale, l’unicità di Elliott Erwitt risiede nella capacità di attraversare l’intero spettro dei sentimenti umani, alternando registri profondamente diversi senza mai perdere coerenza, misura e verità. Ha raccontato i potenti e i bambini, la solennità e il gioco, la tragedia e la leggerezza. Ha saputo tenere insieme ironia e gravità, immediatezza e profondità, estetica e contenuto. Forse proprio la stratificazione della sua storia personale – nato a Parigi, cresciuto a Milano, costretto all’esilio negli Stati Uniti e diventato poi cittadino del mondo – gli ha consentito di osservare la realtà con uno sguardo così libero. La sua fotografia non appartiene a un’epoca, ma alla natura umana. Per questo continua a parlarci con la stessa forza: nelle sue immagini riconosciamo sentimenti, fragilità, desideri, solitudini e sorrisi che appartengono a ciascuno di noi. È questa la prospettiva da cui nasce Elliott Erwitt. L’arte di osservare: non soltanto una mostra sulle fotografie di un grande autore, ma un invito a entrare nel mondo di Erwitt attraverso la sua capacità più autentica e radicale, quella di guardare. Un’arte fatta di attenzione, pazienza, curiosità e libertà. Un modo di stare nel mondo. In fondo, per Elliott Erwitt, l’arte di osservare coincide con l’arte di vivere.

Public Program: Allenare lo sguardo 

A fare da corollario alla mostra, un articolato public program a cura di LGS SportLab accompagnerà il progetto espositivo attraverso un ciclo di incontri, conversazioni e momenti di approfondimento. Un programma che nasce dall’idea dello sguardo come pratica, come capacità di fermarsi, osservare, cambiare prospettiva e riconoscere ciò che, improvvisamente, si rende visibile. Fotografia, sport, cultura, gusto, cinema e storia dell’arte diventano così territori di esplorazione e di dialogo, attraversati da artisti, atleti, sportivi e maestri del gusto, chiamati a condividere esperienze, intuizioni e differenti forme di conoscenza. Al centro, quel momento sottile che precede l’azione: quando si impara a leggere ciò che ancora non è evidente, a vedere oltre l’apparenza, a guardarsi quando nessuno ci vede.
Le grandi prestazioni non nascono soltanto dal talento. Nascono dalla capacità di osservare. Un atleta legge il gioco prima che accada. Un allenatore riconosce un potenziale. Un manager interpreta un contesto prima di decidere. Un fotografo, come Elliott Erwitt, sa cogliere un istante che agli altri potrebbe sfuggire.

Da questa riflessione nasce Allenare lo Sguardo, un percorso pensato non soltanto per accompagnare la mostra, ma per aprirla a nuove interpretazioni, creando uno spazio di incontro tra linguaggi e discipline e restituendo al pubblico una lente diversa attraverso cui osservare il rapporto, sempre fertile e sorprendente, tra arte, sport, cultura e lifestyle. Con Allenare lo Sguardo, LGS sostiene una riflessione sull’“allenamento invisibile”: tutto ciò che precede il risultato e che accomuna lo sport, la fotografia e il mondo dell’impresa. Perché prima della decisione, dell’azione e del risultato, viene lo sguardo.

Il programma potrà inoltre coinvolgere giovani, studenti e realtà sportive del territorio in momenti dedicati, trasformando la mostra in un luogo di formazione e di crescita.

Informazioni

Elliott Erwitt. L’arte di osservare

A cura di
Biba Giacchetti

Periodo di apertura
1° ottobre 2026 – 28 febbraio 2027

Sede
Museo Civico Archeologico
Via dell’Archiginnasio 2, Bologna

Orari
Lunedì – venerdì 10.00 – 18.00
Sabato, domenica, festivi 10.00 – 19.00
Martedì (non festivi) chiuso

Biglietti
Open € 17,00
Intero € 16,00
Ridotto € 14,00 per gruppi di almeno 8 e max. 25 visitatori e titolari di convenzioni appositamente attivate
Ridotto speciale € 10,00 per studenti universitari e giovani 11 – 20 anni
Ridotto bambini € 6,00 per giovani 6 – 10 anni
Gratuito per minori di 6 anni, 2 accompagnatori per classe e accompagnatore di persone con disabilità
Diritto di prenotazione: € 1,00 a persona | € 0,50 a studente e bambini 6 – 10 anni

Informazioni
www.civita.art

serviziculturali@civita.art

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