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Sabato 3 Ottobre 2026 15:10

Degrado urbano: se la politica si volta dall’altra parte, gli architetti non possono restare indifferenti

Appello a chi ha disegnato gli edifici e forma i giovani progettisti. Non lasciamo che diventino tolleranti all'incuria, a partire dai loro luoghi di studio come la sede di RomaTre a largo Marzi

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Da mesi, ormai, stiamo tentando un connubio spericolato: quello tra il decoro urbano e l’architettura. Proprio per questo, abbiamo deciso di alzare il tiro, interpellando e sollecitando direttamente chi della bellezza e della conservazione della nostra città dovrebbe fare una missione quotidiana: gli ordini professionali. Abbiamo bussato alle porte di architetti, pianificatori, paesaggisti e conservatori. L’obiettivo è spingerli a uscire dal silenzio per intervenire attivamente nella difesa del patrimonio della città dal vandalismo grafico e dall’incuria.

Lo scorso giugno abbiamo pubblicato un
articolo che denuncia lo stato di incuria e disinteresse di alcune importanti sedi storiche dell’Università Roma Tre
, in particolare a Testaccio (Architettura) e Valco San Paolo (Lettere) confrontando il degrado di tali sedi al nuovo e avveniristico complesso del Rettorato progettato dall’architetto Mario Cucinella.






E si dà il caso che ieri, nell’ambito del Festival dell’Architettura di Roma (FAR26) Mario Cucinella ha preso parte all’evento centrale intitolato “Design for Social Change”.


Cucinella, che attraverso il suo studio MCA ha progettato la nuova sede del Rettorato Roma Tre (3 torri a pianta ellittica in vetro e acciaio colorato, la cui forma richiama la morfologia dei vicini gasometri) riflette su come gli spazi debbano “mettersi nei panni di chi li vive” per essere realmente accessibili e inclusivi.


BUONI PROPOSITI CHE SI SCONTRANO SUL MURO DELL’INCIVILTA’: Roma non è più vissuta come un luogo di aggregazione, di incontro e di socialità, ma come un mero spazio di transito e parcheggio. I romani immersi quotidianamente in un contesto di incuria permanente, hanno smesso di notare l’immondizia, i pali divelti, il suolo pubblico occupato e i muri vandalizzati da scritte e scarabocchi, inglobandoli nel paesaggio standard quasi fosse la normalità.
Di fronte al danneggiamento costante e all’incuria sistematica che divorano i nostri spazi pubblici, la risposta dell’amministrazione capitolina (Pd) e, a dire il vero, dell’intero arco politico (Fratelli d’Italia, Lega, Forza Italia, AVS, Movimento5Stelle, Italia Viva e Azione non pervenuti) oscilla tra il sostanziale disinteresse e la propaganda.
L’ennesima dimostrazione è arrivata con il sedicente
“piano triage” per i graffiti:
l’ennesima iniziativa spot, strutturalmente sottofinanziata, utile solo a mascherare l’assenza di una visione ordinaria e di investimenti strutturali. E.. una certa, sotterranea forma di convenienza e calcolo politico..
Visto che la politica ha deciso di girarsi dall’altra parte, noi di Diarioromano abbiamo abbiamo provato a cambiare interlocutori. Chiamando a raccolta chi gli spazi pubblici li disegna, li studia e dovrebbe vederli nascere: gli architetti. A loro abbiamo chiesto di aiutarci a sensibilizzare l’opinione pubblica e la cittadinanza, per rimettere al centro del dibattito la qualità urbana, la manutenzione e l’abbellimento degli spazi urbani. La carenza di decoro e la mancanza di una manutenzione ordinaria non sono problemi estetici superficiali, ma fattori che influenzano direttamente la qualità della vita dei residenti e, a cascata, la sicurezza dei quartieri.
Consci che l’ordine degli architetti e figure di spicco come Mario Cucinella discutono (giustamente) di sostenibilità, transizione ecologica e rigenerazione urbana, facciamo loro notare che intere generazioni di studenti di architettura si formano all’interno di facoltà e strutture universitarie segnate dal degrado.
Se i futuri progettisti trascorrono gli anni più importanti della loro formazione immersi nell’incuria, non rischiano di sviluppare un’inconsapevole tolleranza verso di essa? 
L’architettura si impara innanzitutto educando l’occhio alla bellezza; abituarsi alla bruttezza o alla trascuratezza dei luoghi di studio, non rischia di abbassare gli standard qualitativi e l’ambizione dei futuri professionisti?

Vi lasciamo con le immagini agghiaccianti di Largo Giovanni Battista Marzi (Roma Tre) uno degli scorci più degradati di Roma, proprio a ridosso dell’ingresso della Facoltà di Architettura all’Ex Mattatoio, e dell’ ex filiale Alfa Romeo (oggi sede di Lettere in via Ostiense): un edificio di pregio industriale e architettonico, il cui esterno e i cui porticati d’accesso presentano una situazione analoga di forte abbandono e degrado visivo.

 





 



 



Su 15 segnalazioni ufficiali di degrado inviate al Coordinamento Decoro e al nuovo Ufficio di scopo “Qualità Urbana” di Roma Capitale, l’amministrazione ha risposto soltanto 3 volte. Anche quando una risposta è arrivata, l’esito è stato insoddisfacente.
L’ufficio ha dichiarato di non poter intervenire (rimandando la responsabilità ad altri enti).

A ‘sto punto non resta che appellarsi alla comunità di architetti, restauratori e conservatori, affinché non si limitino all’aspetto accademico o teorico dei convegni, ma si attivino concretamente per denunciare e arginare il degrado visivo e strutturale dei palazzi e dei luoghi del sapere.
PS. Onestamente, ma quant’è brutta la succursale dell’Istituto Rossellini di via Libetta? Lo dico da ex studente: architettonicamente parlando, faceva schifo allora, fa schifo ancora oggi.

 



 



La nostra proposta: indire un bando di gara per la riprogettazione e riqualificazione di spazi esterni. Tradotto: la riqualificazione architettonica della facciata volta a valorizzarne il disegno originale senza l’uso di murales di dubbio gusto.

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