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Sabato 3 Ottobre 2026 13:10

A Roma le dive del cinema diventano arte: la mostra di Brivido Pop

???? Brivido Pop, mostra a Roma, Un sacco belle, cinema e arte si incontrano in un progetto espositivo che porta Brigitte Bardot, Marilyn Monroe, Sophia Loren, Rita Hayworth e Stefania Sandrelli dentro un immaginario fatto di collage digitali, citazioni pittoriche e memoria pop. Fino al 20 gennaio 2027, Il Margutta Veggy Food & Art di…
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Brivido Pop, mostra a Roma, Un sacco belle, cinema e arte si incontrano in un progetto espositivo che porta Brigitte Bardot, Marilyn Monroe, Sophia Loren, Rita Hayworth e Stefania Sandrelli dentro un immaginario fatto di collage digitali, citazioni pittoriche e memoria pop. Fino al 20 gennaio 2027, Il Margutta Veggy Food & Art di via Margutta ospita la personale curata da Marco Dionisi Carducci e ideata da Tina Vannini.

A Roma il cinema non resta confinato allo schermo. Entra nelle immagini, si sovrappone alla pittura, incontra la pubblicità, attraversa la memoria collettiva e finisce per dialogare con alcune delle figure più riconoscibili della cultura visiva del Novecento. È questa la traiettoria di “Brivido Pop – Un sacco belle”, la nuova mostra personale di Brivido Pop, aperta dal 2 ottobre 2026 al 20 gennaio 2027 negli spazi de Il Margutta Veggy Food & Art.

L’appuntamento arriva nel cuore di via Margutta, una delle strade romane storicamente legate alle arti, e propone un percorso nel quale il cinema diventa materia da ricomporre. L’artista prende immagini immediatamente riconoscibili e le sposta dal loro contesto originario, mettendole in relazione con riferimenti appartenenti a epoche e linguaggi differenti.

Il risultato non è una semplice celebrazione delle dive del grande schermo. È piuttosto un esercizio sulla memoria delle immagini, sul modo in cui alcune figure continuano a essere riconosciute, reinterpretate e trasformate anche a distanza di decenni.

Il punto di partenza della mostra è un’idea apparentemente semplice: mettere in comunicazione immagini che normalmente appartengono a mondi separati.

Nel lavoro di Brivido Pop, una fotografia cinematografica può convivere con una citazione pittorica; un volto proveniente dalla cultura pop può essere accostato a una figura della storia dell’arte; una scena riconoscibile può diventare il frammento di una composizione completamente nuova.

La mostra romana sviluppa proprio questo meccanismo. Le protagoniste del cinema vengono sottratte alla dimensione esclusivamente cinematografica e ricollocate in un universo nel quale grafica, pittura, pubblicità, fumetto e cultura popolare partecipano alla stessa narrazione. La programmazione ufficiale dell’esposizione descrive infatti il progetto come un incontro fra cinema, storia dell’arte e memoria visiva contemporanea.

È un linguaggio che guarda alla tradizione del décollage, ma la rilegge attraverso strumenti digitali. La stratificazione diventa così una parte essenziale dell’opera: ciò che appare casuale è invece costruito attraverso accostamenti, contrasti e richiami visivi.



Il fulcro dell’esposizione è l’opera “Un sacco belle”, che presta il proprio titolo all’intero progetto.

Al centro della composizione compare Brigitte Bardot, circondata da altre figure femminili entrate nell’immaginario internazionale: Marilyn Monroe, Sophia Loren, Rita Hayworth e Stefania Sandrelli.

Non si tratta soltanto di una galleria di volti celebri. La scelta di riunire attrici appartenenti a cinematografie, generazioni e percorsi differenti crea una sorta di teatro della memoria cinematografica, nel quale le immagini non rispettano più la cronologia.

Bardot, Monroe, Loren, Hayworth e Sandrelli vengono infatti presentate come icone capaci di superare il proprio tempo. La loro presenza non dipende soltanto dalla notorietà, ma dalla persistenza delle immagini che le hanno consegnate alla cultura popolare.

La composizione aggiunge inoltre un altro livello di lettura: accanto alle dive compare il maresciallo Carotenuto interpretato da Vittorio De Sica, mentre il riferimento alla “Maja desnuda” di Francisco Goya introduce direttamente nella scena la grande pittura.

Cinema e arte smettono così di essere due territori distinti. Diventano elementi di una stessa costruzione visiva.

Uno degli aspetti più interessanti del progetto è proprio il rapporto con la memoria collettiva.

Le immagini delle dive sono conosciute anche da chi non ha necessariamente visto tutti i film nei quali sono apparse. Alcuni volti sono diventati simboli autonomi: appartengono alla storia del cinema, ma anche alla pubblicità, alla moda, alla fotografia, alle riviste e all’immaginario quotidiano.

Brivido Pop lavora su questa riconoscibilità. Il pubblico entra nell’opera attraverso qualcosa che già conosce, ma viene poi condotto verso un’associazione inattesa.

È un processo particolarmente efficace nell’epoca della comunicazione visiva permanente, quando immagini provenienti da periodi lontanissimi possono comparire nello stesso flusso digitale. Il collage diventa quindi anche una metafora del modo contemporaneo di guardare: frammentario, veloce, sovrapposto e continuamente alimentato da citazioni.

La mostra parte dal cinema del Novecento per parlare, indirettamente, anche del presente.



Il titolo “Un sacco belle” potrebbe suggerire un percorso esclusivamente dedicato alla bellezza femminile. L’impostazione della mostra, invece, amplia il discorso.

Le protagoniste vengono considerate non soltanto per la loro immagine, ma per la capacità di incarnare differenti stagioni culturali. Bellezza, talento, personalità, trasformazione e costruzione del mito si intrecciano nella rappresentazione.

È proprio questa ambivalenza a rendere interessante il progetto: le attrici sono contemporaneamente persone, personaggi e immagini pubbliche. Nel passaggio dalla realtà allo schermo e dallo schermo alla memoria, la loro identità viene continuamente riscritta.

L’operazione di Brivido Pop parte da questa stratificazione e la rende visibile.

L’artista definisce il proprio metodo attraverso una metafora gastronomica: minestrone e macedonia. Elementi differenti vengono riuniti in una composizione apparentemente libera, nella quale però ogni ingrediente contribuisce all’effetto complessivo.

È una definizione ironica che riflette bene il carattere dell’intervento: l’obiettivo non è costruire un’immagine ordinata secondo le regole tradizionali della composizione narrativa, ma creare cortocircuiti visivi.

Così una diva hollywoodiana può incontrare una figura rinascimentale, una Venere botticelliana può condividere lo spazio con una protagonista del cinema e una citazione della pittura può cambiare significato accanto a un’immagine pubblicitaria.

La sorpresa nasce proprio dall’impossibilità di prevedere l’accostamento successivo.

La scelta de Il Margutta Veggy Food & Art, in via Margutta 118, aggiunge un ulteriore elemento alla mostra. Il luogo è concepito come uno spazio nel quale esperienza gastronomica, cultura e arti visive convivono, e la personale di Brivido Pop inserisce il progetto cinematografico all’interno di questo contesto. La manifestazione è inoltre presente nella programmazione culturale ufficiale di Roma.

L’apertura della mostra è stata fissata per giovedì 1 ottobre, dalle 18 alle 21, con l’inizio ufficiale della visita dal giorno successivo. Il calendario prevede la permanenza dell’esposizione fino al 20 gennaio 2027.

Il progetto arriva dunque in un momento particolarmente favorevole per una città che in autunno torna a vivere con intensità il proprio calendario espositivo. Via Margutta offre inoltre una cornice coerente con un lavoro che fa della contaminazione fra linguaggi il proprio elemento distintivo.



“Un sacco belle” può essere letta, in definitiva, come una grande mappa delle immagini che hanno costruito il nostro immaginario.

Le dive del cinema sono il punto di accesso più immediato, ma intorno ai loro volti si apre un sistema più ampio di riferimenti. La pittura classica, la grafica, il cinema italiano e internazionale, la pubblicità e la cultura pop entrano nella stessa scena.

Il valore del progetto sta proprio nella possibilità di riconoscere qualcosa di familiare e, nello stesso momento, di vederlo fuori posto. È nello scarto fra ciò che conosciamo e ciò che improvvisamente vediamo che nasce la nuova narrazione.

Per il pubblico romano e per chi visiterà la Capitale nei prossimi mesi, la mostra propone così un percorso accessibile ma non banale: un incontro fra icone cinematografiche e storia dell’arte costruito attraverso la tecnica del collage e una sensibilità profondamente contemporanea.

E forse è proprio questo il senso più immediato dell’operazione di Brivido Pop: ricordare che le immagini non sono mai definitivamente ferme. Possono cambiare contesto, dialogare con altre immagini, assumere significati nuovi e continuare a raccontare il proprio tempo anche quando quel tempo sembra ormai lontano.

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