Domenica 4 Ottobre 2026 10:10
Favola della domenica – I due rivali
#favola
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C’era una volta un telefono cellulare che era stato dimenticato dal suo giovane proprietario sul bancone di una biblioteca.
Sullo stesso bancone, troneggiava un tomo antico e autorevole che qualcuno aveva appena finito di consultare.
“Buondì” disse il telefonino.
“Salve!”
“Sei un libro, se non sbaglio”.
“Precisamente. Un libro di grande cultura”.
“Vedo che ti hanno letto di recente. Sei stato utile?”
“Assolutamente sì. Molti studenti fanno a gara per studiare i contenuti delle mie pagine”.
Il cellulare emise un trillo divertito: “Mi sembra strano” disse. “Da quando esisto io, ragazzi grandi e piccoli non possono fare a meno di me”.
“Purtroppo… Devi sapere che i tomi antichi come sono io ne sono sbalorditi”.
“Che ci posso fare? Ormai sono diventato indispensabile. Io do qualsiasi informazione che mi si chieda, faccio divertire con i videogiochi, metto in comunicazione persone in tutto il mondo… Tu sai fare queste cose?”
“Oh, so fare molto di più. Con le mie nozioni di filosofia, di letteratura, di scienza, di arte, di musica, rendo edotti giovani e adulti donando loro consapevolezza di sé e conoscenza”.
“Mi dispiace, parli di cose che non capisco e che per i giovani di oggi non sono importanti”.
Entrò di corsa un ragazzo. Era affannato: “Ah ecco il mio prezioso smartphone. L’avevo lasciato qui… Che fortuna averlo ritrovato”.
Prese in mano l’oggetto tanto ambito, poi si fermò a guardare il tomo antico con curiosità pensando: “Che cos’è questo vecchiume?”
Nonostante ciò, si mise a sfogliarlo con cautela. I fogli erano ingialliti, quasi trasparenti. S’incantò a guardare e a leggere. In questo modo il tempo passò fino a che uno squillo insistente non lo distolse dalla sua occupazione.
Un amico domandò: “Sei pronto per la nostra sfida?”. Erano in viva-voce.
“Naturalmente! Giocheremo fino alle tre di notte e oltre se necessario”.
Il tomo antico mosse le sue pagine in un sospiro: “Ecco a che cosa si riduce la cultura odierna” pensò. “Devo fare qualcosa”.
Rese visibili al massimo le parole delle pagine ancora aperte. Fece emanare da quelle una specie di venticello profumato e diede ai fogli potere magnetico.
Il ragazzo rimase incollato alle lettere così messe in evidenza e lesse con più piacere ciò che c’era scritto.
Il tomo disse al telefonino: “Come credi che saranno le generazioni del futuro?”
“Non te ne preoccupare. Vivi e lascia vivere”:
“Non posso farlo. Invece, ti chiedo di aiutarmi a trovare un modo per armonizzare cultura e divertimento. Senza esagerare”.
“Se proprio ci tieni…”
“Ascolta… Creiamo un gioco in cui la tecnologia si sposi con la saggezza contenuta nei tomi che si trovano in questa biblioteca. Così, senza accorgersene, i ragazzi potranno acquisire cognizioni e conoscenza. Che ne pensi?”
“Si può fare. Sono in grado di far nascere idee luminose nella mente di qualche informatico ingegnoso”.
“Siamo d’accordo allora. Anche noi tomi potremmo divertirci un mondo”. Il libro rise di cuore e si complimentò con sé stesso per l’idea brillante pensando che avrebbe potuto arricchire la mente e il cuore di tanti giovani studenti.
Maria Rosaria Fortini
