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Domenica 4 Ottobre 2026 16:10

NOT STILL: arte e salute mentale alla Galleria Nazionale di Roma

???? Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma la salute mentale entra nello spazio dell’arte senza essere trasformata in una diagnosi o in una rappresentazione della sofferenza. Si chiama NOT STILL l’installazione immersiva realizzata dalla comunità terapeutica “Basaglia” della UOC Salute Mentale Distretto 6 – DSM ASL Roma 2: un percorso fatto di…
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#cultura #psic & sex #roma
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Alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma la salute mentale entra nello spazio dell’arte senza essere trasformata in una diagnosi o in una rappresentazione della sofferenza. Si chiama NOT STILL l’installazione immersiva realizzata dalla comunità terapeutica “Basaglia” della UOC Salute Mentale Distretto 6 – DSM ASL Roma 2: un percorso fatto di fotografie, voci, video e suoni che invita il pubblico a confrontarsi con ciò che ancora non ha un nome.

Non è una mostra sulla malattia mentale. Non è una raccolta di testimonianze cliniche. E non è nemmeno un racconto costruito dall’esterno sulle persone che vivono un percorso terapeutico.

NOT STILL nasce da un’altra prospettiva: quella della ricerca.

Il progetto, ospitato nell’Aula della Didattica della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, mette al centro l’idea della salute mentale come processo aperto, fatto di domande, possibilità, relazioni e trasformazioni.

Il titolo stesso, “Not Still”, contiene il cuore dell’esperienza: non essere fermi, non rimanere immobili, non considerare l’esperienza psichica come qualcosa di definitivo e immutabile.

L’installazione costruisce così uno spazio nel quale il visitatore non è chiamato semplicemente a osservare. È invitato ad attraversare un ambiente, ad ascoltare, a lasciarsi interrogare dalle immagini e dalle voci.

La mostra è aperta fino all’11 ottobre 2026, dalle 10 alle 18.30, ed è inclusa nel biglietto d’ingresso alla Galleria.



Al centro di NOT STILL ci sono le ragazze e i ragazzi della comunità terapeutica Basaglia, struttura collegata alla UOC Salute Mentale Distretto 6 del DSM ASL Roma 2.

È un elemento decisivo, perché cambia il modo stesso in cui il progetto può essere letto.

Qui le persone non vengono semplicemente rappresentate. Partecipano alla costruzione dell’esperienza.

Le fotografie, le voci, i video e i suoni diventano quindi materiali di un percorso condiviso. Non servono a spiegare una condizione clinica, ma a restituire qualcosa di molto più difficile da definire: il movimento di chi cerca, si interroga, osserva e prova a dare forma a ciò che ancora non riesce a essere completamente nominato.

È una scelta che porta l’arte fuori dalla funzione tradizionale di rappresentazione.

Non c’è una storia già confezionata da consegnare al visitatore. C’è piuttosto un processo al quale il pubblico viene invitato ad avvicinarsi.

L’elemento immersivo è fondamentale.

NOT STILL non si costruisce soltanto attraverso immagini appese a una parete. La dimensione visiva dialoga con quella sonora e con il video, creando un ambiente nel quale i diversi linguaggi si sovrappongono.

Secondo la presentazione del progetto, il percorso comprende fotografie, un video e una composizione sonora costruita attraverso le voci degli ospiti della struttura. Il risultato è un’esperienza nella quale guardare e ascoltare diventano due modalità complementari di entrare in relazione con l’opera.

La scelta è coerente con il significato stesso dell’installazione.

La salute mentale non è infatti un’esperienza che possa essere racchiusa facilmente in una sola immagine. Pensieri, ricordi, emozioni, percezioni e parole possono convivere, contraddirsi, cambiare direzione.

NOT STILL prova a non semplificare questa complessità.

Uno dei concetti più interessanti del progetto riguarda il rapporto con il non conosciuto.

Nella vita quotidiana siamo abituati a classificare rapidamente ciò che incontriamo. Dare un nome significa spesso sentirsi più sicuri: una categoria, una definizione, una spiegazione.

L’installazione sceglie invece di lasciare uno spazio all’incertezza.

Non tutto deve essere immediatamente interpretato.

Non tutto deve diventare una diagnosi, una spiegazione o una storia lineare.

Restare davanti a qualcosa che non comprendiamo completamente può diventare, in questo senso, una forma di esperienza.

È una prospettiva particolarmente interessante anche per chi visita la mostra senza avere un rapporto diretto con il mondo della salute mentale. Il pubblico non viene invitato a studiare un fenomeno, ma a sperimentare una diversa modalità di ascolto.



 

Il nome della comunità terapeutica richiama inevitabilmente la figura di Franco Basaglia, protagonista della trasformazione della psichiatria italiana e della stagione che portò al superamento dell’istituzione manicomiale.

Ma NOT STILL non è una mostra storica su Basaglia.

Il riferimento è piuttosto culturale e metodologico.

L’idea che una persona non possa essere ridotta alla propria diagnosi, e che la relazione con il mondo debba rimanere possibile, costituisce un terreno naturale di dialogo con un progetto che mette al centro la soggettività e la ricerca.

In questo senso l’installazione porta dentro uno spazio museale una domanda fondamentale: che cosa succede quando smettiamo di guardare la salute mentale soltanto attraverso ciò che manca e iniziamo a osservare ciò che può ancora emergere?

È una domanda che riguarda la psichiatria, ma anche la società.

L’incontro tra una comunità terapeutica e una grande istituzione culturale come la Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea produce un cortocircuito interessante.

Da una parte c’è un luogo tradizionalmente associato alla conservazione, alla storia dell’arte e alla fruizione estetica.

Dall’altra c’è un progetto nato all’interno di un percorso terapeutico.

Il risultato è un terreno comune.

L’arte contemporanea può diventare uno spazio nel quale esperienze differenti trovano una forma senza essere necessariamente trasformate in una spiegazione definitiva.

Il museo, a sua volta, può diventare un luogo di incontro nel quale temi sociali, culturali e umani entrano in dialogo con il pubblico.

La presenza di NOT STILL alla GNAMC va letta anche in questa direzione: portare la salute mentale nel cuore di un’istituzione culturale significa sottrarla al solo linguaggio sanitario e restituirla a una dimensione più ampia di cittadinanza e partecipazione.



Uno degli aspetti più forti del progetto è il rifiuto della rappresentazione stereotipata della sofferenza.

La salute mentale viene spesso raccontata attraverso immagini di isolamento, dolore, crisi o fragilità.

NOT STILL sceglie un’altra strada.

Il suo protagonista non è il disturbo, ma la persona in movimento.

Questo significa dare valore alla ricerca, alla curiosità, all’espressione e persino all’incertezza.

Il visitatore non incontra un’immagine definitiva di qualcuno. Incontra tracce.

Una voce.

Una fotografia.

Un suono.

Un’immagine in sospensione.

Elementi che possono essere collegati tra loro, ma che non impongono una sola interpretazione.

È proprio questa apertura a rendere l’esperienza immersiva.

La scelta della GNAMC non è secondaria.

Portare NOT STILL dentro le aule didattiche della Galleria significa collocare il progetto in uno dei principali spazi culturali romani dedicati all’arte moderna e contemporanea.

Il museo si trova in Viale delle Belle Arti 131, nel cuore dell’area di Valle Giulia. Il programma autunnale della Galleria comprende numerose esposizioni e iniziative, e NOT STILL si inserisce in questo calendario come progetto nel quale arte, ricerca sociale e salute mentale entrano direttamente in relazione.

Il pubblico può quindi arrivare per vedere una mostra e ritrovarsi davanti a un’esperienza completamente diversa dal tradizionale percorso museale.

Non una sequenza di opere da osservare rapidamente, ma un ambiente che richiede attenzione.

Un altro elemento distintivo è la dimensione corale.

NOT STILL non nasce infatti dalla sola prospettiva di un artista, ma da un lavoro che coinvolge professionisti e partecipanti della comunità.

Tra i crediti del progetto figurano Stefano Bernardi per la ricerca visiva e l’impianto installativo, Andrea Daverio per la cura condivisa e la conduzione dei gruppi, Valentina Baldassarre e Stefano Bernardi per il concept sonoro, Francesca Bobbio per il video e Christa Bingwa per le fotografie indicate nel progetto ufficiale.

Questa pluralità di competenze contribuisce a costruire un lavoro nel quale nessun linguaggio domina completamente gli altri.

La fotografia incontra la voce. Il video incontra il silenzio. Il suono accompagna le immagini. E il pubblico completa il percorso attraverso la propria esperienza.

Il messaggio più profondo di NOT STILL sembra essere racchiuso proprio nel suo titolo.

Non fermarsi.

Non fermarsi davanti a una diagnosi.

Non fermarsi davanti a un’immagine.

Non fermarsi davanti a ciò che ancora non comprendiamo.

La salute mentale, raccontata in questo modo, non viene presentata come una condizione statica, ma come un territorio nel quale possono ancora esistere trasformazioni.

Ed è qui che il progetto artistico incontra la sua dimensione civile.

Perché cambiare il modo in cui si racconta la sofferenza significa anche cambiare il modo in cui si guarda alle persone che la attraversano.



L’esposizione si trova nell’Aula della Didattica della Galleria Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea, in Viale delle Belle Arti 131, Roma.

Gli orari indicati per la visita sono dalle 10.00 alle 18.30. La mostra è compresa nel biglietto d’ingresso alla Galleria.

C’è dunque ancora tempo per entrare in questo spazio e provare un’esperienza che non chiede al pubblico di avere risposte.

Chiede qualcosa di più semplice e, forse, più difficile: fermarsi davanti a ciò che non è ancora definito e ascoltare ciò che sta cercando una forma.

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