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Martedì 6 Ottobre 2026 16:10

Roma, caso “Stucco Man”: patteggiata la pena di un anno e sei mesi per atti persecutori

Il giudice ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore della parte offesa e condannato l’imputato al pagamento delle spese legali.

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Roma, 6 ottobre 2026 – Si è concluso con un patteggiamento il procedimento penale relativo al caso del 66enne romano noto alle cronache come “Stucco Man”. All’imputato è stata applicata una pena di un anno e sei mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena.

La vicenda, ambientata nel quartiere Parioli, sarebbe iniziata dopo la rimozione dell’autovettura dell’uomo, parcheggiata davanti all’accesso di un garage in via Gaspare Spontini. Convinto che a segnalare la presenza del veicolo fosse stato il proprietario del box, il 66enne avrebbe successivamente messo in atto una serie di condotte ai suoi danni.

In particolare, in almeno dodici occasioni, la serratura del garage sarebbe stata resa inutilizzabile attraverso l’applicazione di colla, stucco o altro materiale. Gli episodi avevano spinto il proprietario a rivolgersi alle forze dell’ordine e a installare un sistema di videosorveglianza.

La vicenda era stata resa pubblica nel marzo 2025 dalla Polizia di Stato. Gli agenti del II Distretto Salario-Parioli, al termine delle indagini, avevano individuato un 66enne romano, incensurato, ritenuto coinvolto negli episodi.

L’uomo è stato chiamato a rispondere dell’accusa di atti persecutori (stalking). Il procedimento si è definito il 5 ottobre 2026, in occasione dell’udienza preliminare, con l’applicazione della pena concordata di un anno e sei mesi di reclusione, con sospensione condizionale della pena.

Il giudice ha inoltre disposto il risarcimento dei danni in favore della parte offesa e condannato l’imputato al pagamento delle spese legali.

L’identità dell’uomo non era stata resa pubblica nelle precedenti notizie di stampa. Sui propri profili social, il 66enne si presenta come commercialista.

La definizione del procedimento arriva a circa tre anni dall’episodio che avrebbe dato origine alla vicenda e dopo una serie di condotte reiterate che, secondo quanto ricostruito, avrebbero portato il proprietario del garage a chiedere l’intervento delle forze dell’ordine. Le immagini del sistema di videosorveglianza avrebbero quindi contribuito all’individuazione del responsabile.

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