Martedì 6 Ottobre 2026 19:10
Cybersecurity e AI agentica, alla Camera il confronto sulle nuove sfide della sicurezza nazionale
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Dalla velocità degli attacchi informatici alla tutela dei dati: istituzioni, esperti e imprese a confronto sulla resilienza digitale e sull’utilizzo responsabile dell’intelligenza artificiale.
La vera sfida della cybersecurity non è più soltanto fermare un attacco informatico, ma riuscire a intervenire prima che sia troppo tardi. È uno dei temi centrali emersi alla Camera dei deputati, dove rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e delle imprese si sono confrontati sulle trasformazioni che l’intelligenza artificiale sta introducendo nel campo della sicurezza digitale. In uno scenario in cui le minacce informatiche possono evolvere e propagarsi a velocità sempre maggiori, anticipare i rischi e garantire una risposta tempestiva diventa una priorità per la sicurezza nazionale.
L’incontro, dal titolo “Quando l’attacco corre più veloce della difesa. AI agentica, autonomia cyber e nuova resilienza del Paese”, si è svolto il 6 ottobre presso la Sala Stampa della Camera dei deputati. Al centro del dibattito, le implicazioni dell’intelligenza artificiale agentica, la protezione delle infrastrutture strategiche e la necessità di sviluppare modelli di difesa capaci di coniugare innovazione tecnologica, controllo dei processi e continuità operativa.
Ad aprire i lavori sono stati i saluti istituzionali dell’on. Fabio Porta, seguiti dall’intervento dell’on. Ettore Rosato, Segretario del COPASIR, che ha richiamato l’attenzione sull’importanza di una cultura della sicurezza informatica sempre più diffusa. La protezione digitale, infatti, non riguarda esclusivamente le istituzioni o gli specialisti del settore, ma coinvolge direttamente cittadini e imprese, chiamati a confrontarsi quotidianamente con rischi legati alla gestione e alla tutela dei dati.
«Quello della cybersecurity non è un tema per addetti ai lavori, perché riguarda la vita quotidiana di tutti noi: i dati personali, quelli sanitari, i brevetti. Abbiamo bisogno di una nuova cultura. È un fatto che la velocità con cui siamo arrivati a queste innovazioni abbia scavalcato qualsiasi possibilità di spiegare fino in fondo che cosa stesse accadendo e di che cosa abbiamo bisogno. È necessario anche che lo Stato investa, attraverso incentivi e agevolazioni, per favorire la cybersecurity e garantire che le regole siano rispettate da tutti. Perché, quando si apre un varco nella sicurezza informatica, il danno è per l’intera collettività», ha dichiarato Rosato.
Dalla tutela dei dati alla protezione delle infrastrutture essenziali, il tema della sicurezza assume una dimensione ancora più delicata quando le minacce informatiche possono compromettere il funzionamento di servizi strategici. È il caso del settore energetico, caratterizzato da una crescente integrazione tra sistemi digitali e infrastrutture fisiche, dove la capacità di mantenere operative le funzioni fondamentali rappresenta un elemento decisivo per la resilienza del Paese.
Su questo aspetto è intervenuto Giuseppe Calabrò, Consigliere per la Sicurezza Energetica del Ministero della Difesa, sottolineando l’importanza di affiancare all’automazione adeguati meccanismi di controllo e di garantire la continuità operativa anche in situazioni di emergenza.
«Se un attacco informatico può muoversi alla velocità delle macchine, anche la difesa deve essere in grado di rispondere tempestivamente, attraverso un’automazione accompagnata da adeguati strumenti di controllo e supervisione. Questo principio assume un’importanza ancora maggiore nel settore energetico, dove un attacco cyber può compromettere non soltanto i sistemi digitali, ma anche il funzionamento delle infrastrutture fisiche. Rendere resiliente il sistema energetico di un Paese non significa impedire ogni attacco, ma garantire che, anche nelle condizioni più critiche, le funzioni essenziali continuino a operare. Per questo sicurezza energetica e sicurezza digitale non possono essere considerate due questioni separate, ma due dimensioni della stessa resilienza», ha sottolineato Calabrò.
La velocità delle minacce rappresenta uno degli elementi che stanno trasformando più profondamente le strategie di difesa informatica. L’intelligenza artificiale agentica, capace di eseguire attività e prendere decisioni con livelli crescenti di autonomia, impone alle organizzazioni di ripensare non soltanto gli strumenti tecnologici, ma anche i tempi e le modalità con cui individuare e contrastare un attacco.
A evidenziarlo è stato Pierguido Iezzi, Direttore Cyber e Direttore Strategie di Zenita Group, che ha posto l’attenzione sulla necessità di governare la rapidità dei processi automatizzati.
«Nell’era dell’AI agentica, la cybersecurity diventa una battaglia per il tempo. L’AI non sta solo accelerando gli attacchi: sta comprimendo lo spazio tra intenzione e azione. Quando l’attacco corre alla velocità delle macchine, il vantaggio non appartiene a chi ha l’AI più potente, ma a chi riesce a vedere prima, decidere prima e agire prima, senza perdere il controllo. È in quello spazio sempre più sottile che si giocherà la prossima superiorità cyber: non nell’avere macchine più veloci, ma nel saper governare la loro velocità».
Alla rapidità della risposta deve però corrispondere una conoscenza approfondita delle vulnerabilità dei sistemi. Individuare una criticità, da solo, non è sufficiente: occorre comprendere in che modo possa essere sfruttata e quali conseguenze potrebbe produrre sull’operatività di un’organizzazione.
È su questo punto che si è concentrato l’intervento di Martina Fonzo, Product Manager di Zenita Group, evidenziando la necessità di superare un approccio alla cybersecurity basato esclusivamente sul numero delle vulnerabilità rilevate.
«Non è più sufficiente contare le vulnerabilità. Dobbiamo capire quali percorsi di attacco aprono. E dobbiamo assicurarci che i nostri stessi controlli di sicurezza non diventino un ostacolo quando dobbiamo reagire. Una difesa che ci blocca non è una difesa».
Accanto agli aspetti tecnici e operativi, il confronto ha affrontato anche il ruolo dell’innovazione e la necessità di orientare lo sviluppo dell’intelligenza artificiale verso benefici concreti per la società. Un percorso che richiede attenzione alla protezione dei dati, alla responsabilità nell’utilizzo delle nuove tecnologie e alle opportunità che queste possono generare per il sistema economico e sociale.
In questa prospettiva è intervenuto Gabriele Ferrieri, Presidente dell’ANGI – Associazione Nazionale Giovani Innovatori, richiamando l’importanza di promuovere un’intelligenza artificiale accessibile, etica e al servizio della collettività.
«L’intelligenza artificiale deve rappresentare uno strumento di democratizzazione, capace di generare opportunità e benefici concreti per l’intera collettività. Perché questo avvenga, è fondamentale promuoverne un utilizzo responsabile, fondato sulla tutela dei dati, su principi etici e su una forte attenzione all’impatto sociale. La vera sfida è creare le condizioni affinché l’innovazione produca valore condiviso, prevenendo gli utilizzi malevoli e favorendo modelli virtuosi al servizio dei cittadini, delle imprese e dei territori», ha dichiarato Ferrieri.
Al dibattito ha contribuito anche il prof. Fabio Pasqualetti, Decano della Facoltà di Scienze della Comunicazione Sociale presso l’Università Pontificia Salesiana, portando la presenza del mondo accademico in un confronto che coinvolge non soltanto la dimensione tecnologica, ma anche quella culturale e sociale dell’innovazione.
A moderare l’incontro è stato Massimo Fellini, giornalista di Italian Tech – la Repubblica.
Dal confronto alla Camera è emersa una visione della cybersecurity che supera la sola protezione dei sistemi informatici e coinvolge la sicurezza delle infrastrutture, la continuità dei servizi essenziali, la tutela dei dati e la responsabilità nell’impiego dell’intelligenza artificiale.
In un contesto in cui le tecnologie evolvono rapidamente e gli attacchi possono sfruttare livelli crescenti di automazione, la resilienza del Paese dipende anche dalla capacità di integrare strumenti avanzati, competenze e processi decisionali efficaci. Non si tratta soltanto di impedire che una minaccia si concretizzi, ma di costruire sistemi in grado di riconoscerla, contenerne gli effetti e continuare a funzionare anche nelle condizioni più critiche.
