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Giovedì 8 Ottobre 2026 12:10

La casa è diventata un «problema». E scuote l’Europa



Le proteste di piazza in Spagna contribuiscono a mettere in primo piano un tema che riguarda ampia parte del continente. L’Ue sta cercando di affrontare la drammatica carenza di alloggi a costi sostenibili. In Italia mancano abitazioni, dal governo un “Piano casa”

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«La crisi degli alloggi è diventata una delle sfide sociali ed economiche più urgenti per i cittadini di tutta Europa, non più confinata a livello nazionale ma è divenuta di interesse comune». A pronunciare queste parole dall’emiciclo del Parlamento europeo di Strasburgo è il ministro irlandese Thomas Byrne, rappresentante della presidenza di turno del Consiglio in cui siedono tutti gli Stati membri dell’Ue. A portare sotto i riflettori l’emergenza abitativa nel Vecchio Continente ci ha pensato nelle scorse ore il caso della Spagna, diventata epicentro dello scontro tra diritto alla casa, speculazione e turismo di massa.

Canoni a livelli inaccessibili. Nelle principali città della penisola iberica – Madrid, Barcellona ma anche Valencia, Malaga e nelle isole – la proliferazione degli affitti brevi e delle case-vacanza ha sottratto migliaia di appartamenti al mercato residenziale tradizionale, spingendo i canoni a livelli inaccessibili per residenti e giovani e innescando un’ondata di sfratti e aumenti incontrollati degli affitti. L’ultima goccia in un vaso già colmo all’inverosimile è stato il caso di Maricarmen Abascal, l’anziana signora di 87 anni sfrattata dalla propria abitazione nella capitale, che ha mobilitato l’intera opinione pubblica in Spagna così come nel resto d’Europa. Dramma nel dramma, Maricarmen si è spenta ieri.

Vertice tra i ministri. «L’accesso ad alloggi dignitosi e a prezzi accessibili incide sulla vita dei nostri cittadini, in particolare dei giovani e delle persone più vulnerabili, nonché sulla loro piena partecipazione alla società e alla nostra economia”, sottolinea Byrne. Il ministro irlandese annuncia un vertice informale tra i ministri europei dell’edilizia abitativa e rimarca l’impatto della crisi sulla capacità delle persone di trovare lavoro, di trasferirsi per motivi professionali, di creare una famiglia e di accedere all’istruzione, «così come la possibilità di rimanere nelle comunità in cui hanno costruito la propria vita», recentemente ribattezzato da Bruxelles come il «diritto a restare».

Affordable Housing Act. La Commissione, dal canto suo, ha presentato a inizio settembre la strategia nota come Affordable Housing Act per far fronte proprio alla crisi alloggiativa. Secondo il commissario Dan Jørgensen, la misura punta a rimettere al centro delle città i propri cittadini, fornendo strumenti utili a contrastare l’aumento del carovita e la costante riduzione dell’offerta a causa dell’aumento esponenziale di formule come case-vacanza e affitti brevi. Con l’Affordable Housing Act e le raccomandazioni rivolte agli Stati membri, Bruxelles fornisce per la prima volta una copertura giuridica uniforme a sindaci e governi per intervenire contro il caro-affitto, nel pieno rispetto del principio di sussidiarietà.

50 miliardi dai fondi europei. Le nuove norme introducono una metodologia comune per identificare le aree a forte tensione abitativa e consentono di limitare affitti brevi e immobili sfitti, a patto di dimostrare un impatto negativo per almeno un triennio. Sul fronte dell’offerta, la Commissione punta a velocizzare i cantieri con permessi rilasciati entro un massimo di 60 giorni, corsie preferenziali per l’edilizia sociale e vincoli ventennali anti-speculazione sui prezzi calmierati, mobilitando oltre 50 miliardi tra fondi europei già stanziati e riprogrammati. La proposta della Commissione ha trovato una duplice accoglienza: positiva da varie parti politiche, sindacali e associative, contraria da altri ambienti politici e dalle categorie legate al turismo.

Un bene essenziale. Dal Parlamento europeo, a lanciare l’allarme è Irene Tinagli, eurodeputata per i Socialisti e democratici e presidente della commissione speciale Housing dell’Eurocamera: «Tutti vedono che siamo di fronte a un’emergenza che colpisce milioni di cittadini europei. Ci chiedono risposte concrete, ed è proprio questo che l’Europa deve fornire». Tinagli ricorda che «l’accesso alla casa è, al pari della sanità e dell’istruzione, un bene comune essenziale», e come tale «dev’essere tutelato».

Innovazione nel settore dell’edilizia. Accanto alla regolamentazione dei mercati e alle tutele giuridiche, la risposta alla crisi abitativa europea passa poi anche dalla modernizzazione dell’industria delle costruzioni. Come evidenziato dal Cese, il Comitato economico e sociale europeo, la tradizionale filiera edilizia paga il prezzo di una produttività stagnante e di un crollo del 25% dei permessi di costruire tra il 2021 e il 2024. La chiave di volta capace di tagliare tempi, costi e impronta ecologica degli edifici risiede, secondo la raccomandazione rivolta alla presidenza irlandese del Consiglio, nei cosiddetti «metodi moderni di costruzione»: sistemi di edilizia modulare, prefabbricati e le cosiddette produzioni off-site, elementi a blocchi o pannelli prodotti in fabbrica e poi portati in cantiere per l’assemblaggio definitivo. Tuttavia, raccogliendo le istanze della società civile organizzata, dal Cese mettono in guardia che l’innovazione tecnologica non può essere solo guidata dal mercato, ma deve convergere con la tutela dei diritti dei lavoratori, invocando una sempre maggiore ricerca della qualità occupazionale e la creazione di un fondo centrale europeo a sostegno della digitalizzazione delle piccole e medie imprese del settore edilizio.

La situazione in Italia. Nei palazzi europei arrivano in questi giorni le notizie delle proteste sul versante della casa che si stanno diffondendo in diversi Paesi. Manifestazioni e proteste si sono scatenate anzitutto in Spagna, ma la crisi abitativa sta mobilitando tante persone in Italia, Germania, Irlanda, Francia (assieme alle proteste per la scuola) e in diverse altre nazioni. Il problema-casa tocca anche il Belpaese: solo qualche dato mette in evidenza il problema. Secondo il Censis sono 8 milioni e mezzo le case inutilizzate in Italia, un quarto delle abitazioni intestate a persone fisiche. Gli sfratti – soprattutto per morosità – sono in forte aumento (oltre 20mila l’anno quelli eseguiti). Difficile “metter su casa” per le giovani coppie o per le famiglie monoreddito; altrettanto arduo trovare casa per chi si muove per ragioni di studio o di lavoro. I prezzi per l’acquisto di immobili lievitano, mentre gli affitti sono alle stelle, specialmente nelle grandi e medie città. Circa il 6% della popolazione vive in alloggi definiti “fatiscenti”, mentre l’edilizia popolare e gli alloggi comunali sono assolutamente insufficienti. Il governo ha presentato il “Piano casa” che vorrebbe recuperare 60mila alloggi di edilizia residenziale pubblica oggi sfitti o inagibili. Secondo Federcasa occorrerebbero però 300mila case popolari. (Gianni Borsa e Simone Matteis)

8 ottobre 2026

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