Giovedì 8 Ottobre 2026 12:10
ActionAid: «Gaza ha bisogno di un vero cessate il fuoco»


L'organizzazione interviene nel terzo anniversario dall'inizio degli attacchi., denunciando la situazione critica dei servizi di assistenza sanitaria materna. Su donne e ragazze le conseguenze maggiori
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ActionAid: «Gaza ha bisogno di un vero cessate il fuoco»
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«A tre anni dall’inizio degli attacchi dell’esercito israeliano, Gaza resta dentro una crisi umanitaria catastrofica». La denuncia arriva da ActionAid, che aggiorna anche la conta delle vittime. Nonostante il cessate il fuoco concordato ormai un anno fa, «a Gaza si continua a morire e a rimanere feriti nei frequenti attacchi delle forze israeliane: quasi 1.400 persone sono state uccise dall’entrata in vigore del cessate il fuoco, mentre negli ultimi tre anni le vittime sono state complessivamente oltre 74mila», riferiscono.
Lo conferma Mohammed Salha, direttore del Palestinian NGOs Network (PNGO), partner di ActionAid a Gaza. «Da più di tre anni questa aggressione distrugge case, mezzi di sussistenza e servizi essenziali – afferma -. Quello che viene definito un cessate il fuoco, in realtà non è un cessate il fuoco. Gaza ha bisogno di più della semplice sopravvivenza. Ha bisogno di sicurezza. Ha bisogno di ripresa. Ha bisogno di ricostruzione e giustizia». Al momento infatti la popolazione è privata di beni essenziali, dai medicinali a ripari adeguati, mentre le autorità israeliane continuano a bloccare sistematicamente l’ingresso di forniture a Gaza, compresi i materiali per la ricostruzione, senza i quali qualsiasi forma di ripresa e ricostruzione è impossibile.
Particolarmente gravi le conseguenze su donne e ragazze, dato che i servizi di assistenza sanitaria materna continuano a essere fortemente compromessi e le difficili condizioni di vita aumentano il rischio di violenza di genere. Aumentate in particolare le complicazioni tra le donne in gravidanza, legate alle difficili condizioni che affrontano quotidianamente, segnala il personale di Al-Awda Health and Community Association. «Stiamo osservando un aumento significativo delle donne che richiedono assistenza ostetrica e ginecologica a causa di aborti spontanei, minacce di aborto, emorragie legate alla gravidanza, ipertensione, anemia grave e altre patologie – rende noto Ahmed Mohanna, responsabile dei programmi di Al-Awda -. Questo aumento è strettamente legato alle condizioni umanitarie estremamente difficili a Gaza, tra cui malnutrizione, grave stress psicologico, accesso limitato all’assistenza prenatale a causa della scarsità di mezzi di trasporto e di altre difficoltà, carenza di medicinali e integratori essenziali e ritardi nell’accesso ai centri sanitari».
La richiesta di ActionAid e dei suoi partner locali chiedono che a Gaza ci sia un vero cessate il fuoco che garantisca realmente la protezione dei palestinesi, oltre alla fine dell’occupazione illegale israeliana e alla revoca di tutte le restrizioni all’ingresso degli aiuti nel territorio, affinché le forniture possano essere consegnate senza ostacoli e su vasta scala. «Il mondo non deve normalizzare ciò che sta accadendo a Gaza e in Cisgiordania, dove la vita sta diventando sempre più invivibile per i palestinesi, che affrontano livelli senza precedenti di violenza da parte sia dei soldati israeliani sia dei coloni sostenuti dallo Stato, sfollamenti di massa e restrizioni sempre maggiori alla libertà di movimento – afferma Riham Jafari, coordinatrice Advocacy e comunicazione di ActionAid Palestina -. L’impunità deve finire. È tempo che i Paesi terzi impongano conseguenze concrete per le ripetute e palesi violazioni del diritto internazionale umanitario da parte dell’esercito israeliano – aggiunge -: questo significa porre fine a tutte le vendite di armi al governo israeliano e imporre sanzioni. Deve essere garantita piena responsabilità e giustizia per tutte le atrocità commesse».
8 ottobre 2026
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