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Giovedì 8 Ottobre 2026 21:10

Isola Tiberina, la nuova Maternità: 5 milioni per cambiare i

???? A Roma l’Ospedale Isola Tiberina inaugura la nuova Maternità: 1.940 metri quadrati rinnovati, 46 posti letto, sale travaglio immersive, tecnologie di ultima generazione e Terapia Intensiva Neonatale attiva 24 ore su 24. Un investimento da 5 milioni di euro che punta a unire sicurezza, alta specializzazione e un’accoglienza sempre più vicina alle esigenze delle…
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A Roma l’Ospedale Isola Tiberina inaugura la nuova Maternità: 1.940 metri quadrati rinnovati, 46 posti letto, sale travaglio immersive, tecnologie di ultima generazione e Terapia Intensiva Neonatale attiva 24 ore su 24. Un investimento da 5 milioni di euro che punta a unire sicurezza, alta specializzazione e un’accoglienza sempre più vicina alle esigenze delle famiglie.

Ci sono luoghi in cui una città non si limita a curarsi, ma continua a raccontare la propria storia. L’Ospedale Isola Tiberina è uno di questi. Da oltre cinquant’anni, nel cuore di Roma, migliaia di famiglie hanno attraversato le sue porte per accompagnare uno dei momenti più importanti della vita: la nascita di un figlio.

Oggi quella storia riparte da spazi completamente rinnovati.

Il 7 ottobre 2026 è stata inaugurata la nuova Maternità dell’Ospedale Isola Tiberina – Gemelli Isola, al termine di un intervento strutturale e tecnologico da 5 milioni di euro. Il progetto ha interessato complessivamente 1.940 metri quadrati, ridisegnando gli ambienti dedicati alla degenza, al travaglio e al parto e introducendo nuove tecnologie pensate per aumentare qualità e sicurezza dell’assistenza.

Non è soltanto una ristrutturazione edilizia. L’obiettivo dichiarato è costruire un modo diverso di accompagnare la donna e la sua famiglia, mettendo insieme competenza clinica, tecnologia, comfort e attenzione alla dimensione umana.

Il nuovo reparto dispone di 46 posti letto, organizzati in due blocchi di degenza, e comprende un blocco parto di 635 metri quadrati.

Gli ambienti sono stati ripensati per rendere più fluido il percorso della donna, dalla gravidanza al parto fino ai giorni successivi alla nascita. Sono state realizzate nuove camere, aree di attesa e spazi per l’incontro, insieme a sale travaglio immersive, progettate per offrire un ambiente più confortevole durante il travaglio e il parto.

La trasformazione riguarda dunque tanto gli aspetti funzionali quanto quelli percettivi. Il principio è semplice: un reparto di maternità non deve essere soltanto efficiente, ma deve riuscire a far sentire la donna accolta e accompagnata.

È da questa idea che nasce anche il modello assistenziale scelto per la nuova struttura.

La parola chiave della nuova Maternità è CASA, acronimo di Competenza, Accoglienza, Sicurezza e Assistenza.

Sono quattro elementi che cercano di tenere insieme due esigenze apparentemente lontane: da una parte il bisogno di sentirsi in un ambiente familiare nel momento della nascita, dall’altra la necessità di poter contare su un ospedale altamente specializzato e tecnologicamente avanzato.

Il progetto nasce proprio da questo equilibrio.

Accoglienza non significa rinunciare alla medicina, così come tecnologia non deve significare distanza. La nuova Maternità punta invece a mettere le due dimensioni una accanto all’altra: ambienti più confortevoli e personale specializzato, attenzione alla persona e apparecchiature di ultima generazione.

Il percorso comprende corsi preparto, assistenza post partum, supporto psicologico e rooming-in, con il neonato che può rimanere nella stessa stanza della mamma giorno e notte. Una modalità pensata per favorire l’allattamento, il contatto precoce e la costruzione del legame familiare, consentendo contemporaneamente ai genitori di apprendere le prime cure con il sostegno degli operatori sanitari.

Tra gli aspetti più significativi del nuovo modello c’è proprio il rooming-in continuativo.

Il principio è quello di evitare, quando le condizioni cliniche lo permettono, una separazione non necessaria tra madre e neonato. Il bambino rimane accanto alla mamma e la famiglia viene coinvolta fin dai primi momenti nella nuova quotidianità.

È un cambiamento che riguarda anche il ruolo dei genitori.

Il parto non viene considerato come un momento isolato, concluso il quale l’assistenza passa interamente al personale sanitario. Al contrario, la nuova organizzazione cerca di costruire una continuità tra nascita, prime cure e rientro a casa.

E proprio la presenza della famiglia diventa una parte importante dell’accoglienza: il percorso è pensato per accompagnare non soltanto la donna, ma la coppia e il nuovo nucleo familiare.

L’aspetto più importante di una struttura dedicata alla nascita, tuttavia, resta la capacità di affrontare anche le situazioni più complesse.

Accanto alla dimensione dell’accoglienza, la nuova Maternità mantiene infatti una forte vocazione specialistica. L’ospedale dispone di una Terapia Intensiva Neonatale attiva 24 ore su 24, in grado di assistere anche neonati estremamente prematuri, compresi quelli nati a partire dalla 24ª settimana di gestazione.

È questo uno dei punti sui quali il progetto insiste maggiormente: creare un ambiente che possa apparire più caldo e familiare senza perdere la capacità di gestire le condizioni cliniche che richiedono elevati livelli di specializzazione.

La nuova Maternità nasce quindi dall’incontro tra due parole che spesso vengono percepite come distanti: umanità e tecnologia.

Il nuovo reparto porta con sé una storia lunga più di mezzo secolo.

La Maternità dell’Isola Tiberina è nata nel 1974 e da allora, secondo i dati diffusi dall’ospedale, sull’isola sono nati più di 100 mila bambini. Oggi la struttura segue circa 3 mila nascite l’anno, confermandosi come uno dei presidi dedicati alla maternità più significativi della Capitale.

Quella continuità rappresenta uno degli elementi più interessanti dell’intervento.

Il nuovo reparto non nasce infatti cancellando il passato, ma cercando di aggiornarne l’eredità. La storia dell’Isola Tiberina è legata anche alla progressiva evoluzione del modo di concepire il parto e l’assistenza alla donna.

Una tradizione che oggi viene riletta attraverso nuovi spazi, nuove apparecchiature e un modello nel quale la famiglia assume un ruolo ancora più centrale.

La trasformazione della Maternità racconta anche un cambiamento più ampio nel modo di intendere l’assistenza sanitaria.

Per molto tempo l’ospedale è stato percepito soprattutto come il luogo nel quale si interviene quando qualcosa non funziona. Nel percorso della nascita, però, questa prospettiva appare insufficiente.

La gravidanza e il parto non sono necessariamente una malattia da curare. Sono esperienze fisiologiche che possono tuttavia richiedere competenze specialistiche, monitoraggio e interventi tempestivi quando emergono complicazioni.

La nuova Maternità prova quindi a costruire un modello nel quale sicurezza clinica e qualità dell’esperienza non siano alternative.

Da una parte ci sono le tecnologie e le competenze necessarie per affrontare anche gravidanze e nascite complesse. Dall’altra ci sono le sale travaglio, le nuove camere, il rooming-in, il supporto psicologico e l’attenzione alla famiglia.

È la stessa filosofia riassunta nel modello CASA.

L’investimento da 5 milioni di euro assume così un significato che va oltre la semplice riqualificazione degli ambienti.

Il progetto ha interessato 1.940 metri quadrati e ha portato a un aggiornamento significativo della dotazione tecnologica, con l’obiettivo di innalzare ulteriormente gli standard di qualità e sicurezza dedicati alla madre e al neonato.

La modernizzazione arriva in un momento nel quale il tema della natalità è al centro dell’attenzione nazionale. In questo contesto, investire in un luogo dedicato alla nascita significa anche interrogarsi su quali condizioni possano rendere il percorso della maternità più sostenibile e più vicino ai bisogni reali delle famiglie.

Un reparto più moderno non può risolvere da solo il problema della denatalità. Può però contribuire a creare un ambiente nel quale una famiglia possa sentirsi presa in carico, ascoltata e accompagnata.

Ed è proprio questa la direzione scelta all’Isola Tiberina.

La cerimonia inaugurale si è svolta nell’Aula Magna dell’ospedale alla presenza di monsignor Giordano Piccinotti, presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica e della Fondazione per la Sanità Cattolica, e dell’onorevole Alfredo Mantovano, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Dopo il momento dedicato alla storia della Maternità, il nuovo modello assistenziale e gli spazi sono stati presentati dalla direzione sanitaria. La cerimonia si è conclusa con il taglio del nastro e la benedizione del reparto.

Il messaggio emerso dall’inaugurazione è soprattutto quello di una continuità.

Cambiano gli ambienti, cambiano le tecnologie, cambiano i modelli organizzativi. Ma rimane centrale l’idea che dietro ogni parto ci sia una persona e che dietro ogni nascita ci sia una famiglia che affida all’ospedale un momento irripetibile.

L’immagine più potente resta forse quella dei numeri.

Più di 100 mila bambini nati dal 1974. Circa 3 mila nascite ogni anno. 1.940 metri quadrati rinnovati. 46 posti letto. 635 metri quadrati dedicati al blocco parto. Cinque milioni di euro di investimento.

Ma dietro le cifre ci sono soprattutto storie individuali.

Ogni numero rappresenta una madre, un padre, un bambino. Una notte trascorsa in attesa, una telefonata alla famiglia, una prima fotografia, il suono del primo pianto, le mani di un genitore che imparano a stringere per la prima volta quelle di un neonato.

È questo il significato più profondo della nuova Maternità dell’Isola Tiberina: modernizzare un luogo senza trasformarlo in un luogo impersonale.

La sfida sarà continuare a far convivere la precisione della medicina con la fragilità e l’intensità della nascita.

Perché un reparto maternità non è soltanto un insieme di stanze, letti e apparecchiature. È il luogo in cui una persona entra come paziente e ne esce con una nuova identità.

E sull’Isola Tiberina, dopo oltre cinquant’anni e più di centomila nascite, quella storia continua.

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