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Venerdì 9 Ottobre 2026 11:10

Tutti invitati alla festa del Padre



Il Regno non è una conquista personale, ma l'esercizio quotidiano di restituire ciò che si è ricevuto, nella totale libertà. Facendo spazio all'inatteso, messaggeri nei moderni «crocicchi delle strade»

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Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 22,1-10

In quel tempo, Gesù, riprese a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti e ai farisei] e disse:
«Il regno dei cieli è simile a un re, che fece una festa di nozze per suo figlio. Egli mandò i suoi servi a chiamare gli invitati alle nozze, ma questi non volevano venire.
Mandò di nuovo altri servi con quest’ordine: Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero. Allora il re si indignò: mandò le sue truppe, fece uccidere quegli assassini e diede alle fiamme la loro città.
Poi disse ai suoi servi: “La festa di nozze è pronta, ma gli invitati non erano degni; andate ora ai crocicchi delle strade e tutti quelli che troverete, chiamateli alle nozze”. Usciti per le strade, quei servi radunarono tutti quelli che trovarono, cattivi e buoni, e la sala delle nozze si riempì di commensali».

Il Vangelo di questa domenica torna sul tema del Regno dei cieli, interrogandoci sulle condizioni per entrarvi e per esserne davvero “degni”. La tentazione più subdola, per chi frequenta già la Messa o partecipa alla vita ecclesiale, è sentirsi al sicuro: “Faccio già parte del Regno perché conosco Gesù, vengo da una famiglia cattolica, frequento i sacramenti”. Questo è un giudizio “affrettato”. Non possiamo essere giudici di noi stessi!

La parabola, infatti, ci mette in guardia: l’invito ricevuto “per primi” non equivale a una salvezza automatica. Non basta una “tessera d’iscrizione” né un atto formale a garantirci l’appartenenza al Regno “una volta per tutte”. Anzi, spesso lasciamo che i ritmi quotidiani e gli affari della terra – persino da impegni leciti – assorbano tutto il nostro tempo, finendo per dimenticare le nostre scelte di fede e il cammino che stiamo facendo. Il Regno non è una conquista personale, ma l’esercizio quotidiano di restituire ciò che si è ricevuto, nella totale libertà.

E poi c’è l’azione di Dio, sempre imprevedibile, sempre un passo avanti ai nostri progetti. Di fronte a un banchetto che rischia di restare deserto, Egli “sposta il confine”: chiama tutti. Diventano così “degni” anche gli ultimi agli occhi della società, o quanti definiamo “cattivi” solo perché nessuno ha mai annunciato loro la Buona Notizia. Più che rivendicare meriti o privilegi, il Vangelo ci invita al santo timore di Dio e alla gratitudine. L’iniziativa parte sempre da Lui: la grazia è un dono da far circolare, mai un monopolio da tenere per sé.

Calato nel contesto urbano, questo messaggio diventa “rivoluzionario”. Vivere il Vangelo nelle nostre città piene di “cose da fare” significa staccare gli occhi dai nostri interessi per fare spazio all’inatteso. I condomini, le piazze, i mezzi pubblici e le periferie sono i moderni “crocicchi delle strade” in cui Dio invia i suoi messaggeri. Non tocca a noi selezionare chi sia pronto o meritevole. La Chiesa in città è chiamata a spalancare le porte e ad affinare lo sguardo, riconoscendo nei volti che incrociamo ogni giorno – tra cittadini ed emarginati, tra “buoni” e “cattivi” – tutti i possibili convitati alla festa del Padre.

9 ottobre 2026

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