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Sabato 10 Ottobre 2026 11:10

Giornata Salute Mentale – Benessere in bici: Roma la più mattiniera

#sanità e salute
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Spostamenti mattutini, pause pranzo e giri al parco: come gli italiani integrano la bicicletta nella routine del benessere
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, Lime analizza come gli italiani integrano la bicicletta nelle
proprie abitudini quotidiane: l’11,1% delle corse avviene tra le 7:00 e le 9:00, il 9,8% durante la pausa pranzo e il 15,5%
inizia o termina nei pressi di parchi e aree verdi
Una pedalata al mattino prima dell’inizio della giornata lavorativa, un breve spostamento durante la pausa pranzo, il tragitto verso casa dopo il lavoro o un giro nel weekend in direzione di un parco. In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, Lime analizza i diversi momenti in cui gli italiani scelgono di salire su una e-bike e trascorrere del tempo in movimento all’aria aperta, esplorando come la bicicletta possa creare semplici occasioni per interrompere la routine quotidiana e vivere la città a un ritmo diverso.
Per l’occasione, Lime ha analizzato i dati aggregati sulla mobilità dei propri servizi di e-bike in Italia, osservando quando le persone pedalano, quanto tempo trascorrono in bicicletta e quale ruolo svolgono parchi e aree verdi nei loro spostamenti. I dati offrono una fotografia di come la mobilità condivisa in bicicletta si inserisca nei diversi momenti della vita urbana, dagli spostamenti quotidiani al tempo libero.
L’iniziativa è accompagnata dal contributo di Lara Pelagotti, psicologa e psicoterapeuta, che spiega come l’attività fisica regolare, il tempo trascorso all’aria aperta e le piccole pause dalla routine quotidiana possano contribuire al benessere generale e aiutare a gestire lo stress di tutti i giorni.
Cinque momenti per uscire all’aria aperta e vivere la città a un ritmo diverso
1. Iniziare la giornata su due ruote
Per molti utenti Lime, la bicicletta fa già parte della routine mattutina. In Italia, l’11,1% delle corse in e-bike Lime avviene tra le 7:00 e le 9:00 – circa 1 corsa su 10, mostrando come le biciclette condivise vengano utilizzate nelle ore in cui molte persone si stanno recando al lavoro, all’università o al primo appuntamento della giornata. Le corse mattutine rappresentano il 12,3% dei tragitti a Roma e l’11,2% a Milano, mentre a Torino la percentuale è del 10,3%.
Invece di trascorrere l’intero tragitto in auto o sui mezzi pubblici, la bicicletta può offrire l’opportunità di integrare movimento e tempo all’aria aperta all’interno di una routine già esistente.
2. Trascorrere la pausa pranzo all’aria aperta
Anche la parte centrale della giornata lavorativa è un momento in cui gli italiani salgono in sella. I dati Lime mostrano che il 9,8% delle corse avviene tra le 12:00 e le 14:00 – quasi 1 corsa su 10. La percentuale raggiunge l’11,4% a Catania e l’11,0% a Palermo, mostrando come l’utilizzo della bicicletta durante la pausa pranzo faccia parte delle abitudini in diverse città italiane.
Che si tratti di andare a pranzo, fare una commissione o semplicemente spostarsi tra un appuntamento e l’altro, questi tragitti mostrano come la bicicletta possa inserirsi anche in una finestra di tempo relativamente breve durante la giornata, creando l’occasione per trascorrere qualche minuto in movimento all’aria aperta prima di tornare al lavoro o agli altri impegni.
3. Muoversi dopo il lavoro
Tra le 17:00 e le 20:00, il 20,4% delle corse viene effettuato sulle e-bike Lime in Italia – 1 corsa su 5, rendendo il periodo successivo alla giornata lavorativa e le prime ore della sera un altro momento importante per gli spostamenti in bicicletta. La percentuale è del 21,0% a Milano, del 20,8% a Torino e del 20,3% a Roma.
Per alcuni utenti significa tornare a casa; per altri può rappresentare l’inizio della serata. In entrambi i casi, salire in bicicletta può segnare una transizione fisica tra la giornata lavorativa e il tempo personale, aggiungendo movimento a uno spostamento che sarebbe comunque necessario effettuare.
4. Dirigersi verso le aree più verdi della città
La mobilità urbana in bicicletta non collega soltanto case, uffici, negozi e stazioni. I dati Lime mostrano che tra gennaio e settembre 2026, il 15,5% delle corse Lime in 10 città italiane – circa 1 corsa su 6 – è iniziato o terminato entro 100 metri da un parco o da un’area verde.
Il dato evidenzia il legame tra la mobilità condivisa in bicicletta e l’accesso agli spazi all’aria aperta nelle città italiane, sia che gli utenti si stiano recando appositamente in un parco, sia che attraversino semplicemente aree più verdi della città nell’ambito di un tragitto più ampio.
5. Trovare il tempo per una pedalata nel weekend
Le abitudini di utilizzo della bicicletta cambiano anche quando termina la settimana lavorativa. Il 28,2% delle corse avviene il sabato e la domenica – quasi 3 corse su 10, offrendo un’ulteriore prospettiva su come le e-bike Lime vengano utilizzate al di là degli spostamenti quotidiani e della routine lavorativa. La quota di corse nel weekend è particolarmente elevata a Rimini (35,8%), Genova (32,4%) e Verona (31,4%).
Uscire dal “pilota automatico”: domande e risposte con Lara Pelagotti, psicologa e psicoterapeuta
Spesso pensiamo allo stress come a qualcosa causato da grandi eventi, ma quanto può incidere sul nostro benessere l’accumulo di piccole pressioni ripetute nella vita di tutti i giorni?
Lo stress, anzi il distress, dei piccoli eventi (la fretta generale con cui viviamo, le continue scadenze, la mole di messaggi a cui siamo chiamati a rispondere per esempio) sembrano eventi insignificanti, ma il fatto è che quando siamo sommersi di stimoli, non ripartiamo da zero ogni volta.
È un po’ come se tenessimo aperte tante cartelle sul pc: nessuna, da sola, lo manda in crisi, ma tutte insieme consumano risorse. Ecco perché ad esempio il benessere non si costruisce soltanto con le vacanze o momenti di completo stacco, ma si costruisce anche attraverso piccole interruzioni dello stress durante la giornata.
Molti spostamenti urbani avvengono quasi con il “pilota automatico”. Cosa succede a livello psicologico quando cambiamo una routine abituale, ad esempio scegliendo la bicicletta invece del solito tragitto su un mezzo affollato?
Le routine sono sempre utili perché in qualche modo ci forniscono una prevedibilità dell’ambiente circostante, però se la prevedibilità è importante lo è anche allenare la flessibilità. Visto che la vita è fatta anche di imprevisti, interrompere un automatismo ci mette in contatto con qualcosa di nuovo.
Se invece di prendere un mezzo affollato ad esempio uso una bicicletta, mi obbligo a tornare in contatto con quello che sta succedendo: il corpo che si muove, l’aria, la strada, ciò che vedo intorno a me. Quindi un maggiore contatto con il momento presente che scelgo in modo consapevole.
I dati Lime mostrano che l’11,1% delle corse avviene tra le 7:00 e le 9:00. Quanto è importante la transizione tra casa e lavoro e il modo in cui ci spostiamo può influenzare il modo in cui viviamo questo passaggio?
Dobbiamo pensare che non passiamo semplicemente da un luogo all’altro, ma passiamo da un ruolo all’altro. Quindi, per esempio, nella transizione casa-lavoro, possiamo passare dall’essere genitori o compagni, all’essere professionisti, colleghi di lavoro.
Ed il tragitto che impieghiamo usando la bici e non lavorando, ad esempio (per rispondere a mail o messaggi) può diventare un ottimo spazio di decompressione psicologica, prima di entrare da un luogo all’altro.
Una pausa pranzo non sempre sembra una vera pausa: potremmo continuare a guardare il telefono o a pensare al lavoro. Dal punto di vista psicologico, cosa rende davvero rigenerante una pausa?
Una pausa diventa più rigenerante quando produce una rottura rispetto a ciò che stavamo facendo prima: quindi mi muovo, cambio ambiente, scambio qualche parola con qualcuno (non di lavoro), porto l’attenzione a ciò che sto mangiando.
Nella pausa, affinché sia tale, non ha senso continuare a lavorare, perché altrimenti sono in pausa solo formalmente, ma non psichicamente. E magari non occorre nemmeno tantissimo tempo, meglio 30 minuti di stacco completo, che un’ora con la testa ancora sul lavoro.
Dopo il lavoro, molte persone continuano a pensare a e-mail, scadenze e attività rimaste in sospeso. Perché può essere difficile “lasciare il lavoro” anche mentalmente e quale ruolo può avere una transizione fisica?
Possiamo uscire dall’ufficio alle 18, ma una parte della nostra attenzione può rimanere lì alle cose incompiute o che non sono andate come ci attendevamo.
In psicologia c’è un fenomeno che si chiama effetto Zeigarnik: le attività incomplete tendono a rimanere attive nella mente più di quelle concluse. Ecco perché una transizione fisica può essere utile per staccare: camminare, pedalare, cambiare ambiente…
I dati Lime mostrano che il 15,5% delle corse inizia o termina entro 100 metri da parchi e aree verdi. Dal punto di vista psicologico, c’è una differenza tra muoversi in uno spazio verde e trascorrere semplicemente del tempo all’aperto in un ambiente urbano molto stimolante?
Il fatto è che un ambiente urbano molto stimolante richiede continuamente attenzione, perché ci sono persone, rumori, traffico… e quindi dobbiamo selezionare le informazioni importanti da quelle che non lo sono. Gli ambienti naturali hanno il pregio che abbassando l’over stimolazione e lì possiamo dedicarci al nostro corpo e recuperare senza particolari richieste dell’ambiente.
Spesso ci viene detto di “staccare”, ma cercare deliberatamente di non pensare al lavoro o ai problemi può essere sorprendentemente difficile. Cambiare ciò che stiamo facendo è più efficace che dirci semplicemente di smettere di pensare a qualcosa?
Molto semplicemente dire alla mente di non pensare a qualcosa produce l’effetto contrario. Se io chiedo di “non pensare a un orso bianco” per qualche secondo, produco l’effetto contrario… cioè ci penso anche se prima non lo avevo in mente e questo accade perché per controllare di non pensarci, il cervello deve in qualche modo continuare a farlo.
Cambiare ciò che stiamo facendo produce una “distrazione” per la mente ed è senza dubbio più efficace che suggerire di “non pensare” a qualcosa.
Quando siamo molto impegnati, anche il benessere rischia facilmente di diventare un’altra voce nella lista delle cose da fare. Secondo la sua esperienza, le piccole abitudini integrate nella vita quotidiana sono più sostenibili rispetto al tentativo di trovare continuamente del tempo extra da dedicare a noi stessi?
Qua il problema ce l’abbiamo se trasformiamo il benessere in una prestazione, come: devo allenarmi, mangiare bene, dormire 8 ore a notte…Io preferisco pensare al benessere come a qualcosa che possiamo inserire dentro la vita che già abbiamo, cioè deve essere sostenibile. Posso fare piccoli momenti di attività fisica ad esempio, fare un’azione alla volta, per una volta prendere la bici al posto dell’auto.
Piccole cose che possono essere ripetute.
Se potesse ripensare un momento ordinario della giornata lavorativa per renderlo meno stressante, quale sceglierebbe e cosa cambierebbe?
Personalmente sceglierei la metà della giornata, perché è un momento che spesso sottovalutiamo, perché spesso arriviamo alla pausa pranzo già carichi di tutto quello che è successo al mattino e, invece di interrompere davvero, continuiamo a controllare lo smartphone, a mangiare mentre lavoriamo, o siamo già proiettati su quello che faremo il pomeriggio. Quindi lo renderei un momento di stop reale dove fare qualcosa per me gratificante: chiamare quella persona, muovermi all’aperto…
Piccoli spostamenti, più opportunità per muoversi
I dati evidenziano come la bicicletta possa inserirsi naturalmente nei diversi momenti della giornata, senza richiedere necessariamente di ritagliarsi un blocco di tempo separato da dedicare all’attività fisica. Il tragitto quotidiano può diventare uno spostamento attivo, la pausa pranzo un’occasione per stare all’aria aperta e un viaggio verso un parco un’opportunità per vivere la città al di fuori della routine abituale.
In occasione della Giornata Mondiale della Salute Mentale, i dati sulla mobilità di Lime offrono una nuova prospettiva su questi spostamenti quotidiani: non come sostituti dell’assistenza per la salute mentale, ma come esempi delle piccole opportunità che le persone hanno per integrare movimento, tempo all’aria aperta e cambi di scenario nella vita urbana.
A proposito di Lime
La missione di Lime è costruire un futuro in cui la mobilità sia condivisa, accessibile e a zero emissioni di carbonio. In qualità di maggiore operatore globale di micromobilità condivisa, Lime collabora con le città per mettere a disposizione e-bike e monopattini elettrici, offrendo opzioni di trasporto sostenibili per gli spostamenti sulle brevi distanze. Lime ha reso possibili oltre 1 miliardo di corse in cinque continenti, contribuendo alla diffusione di una nuova generazione di alternative sostenibili al possesso dell’auto. Per maggiori informazioni:
li.me
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