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Lunedì 12 Ottobre 2026 09:10

Trincia (Caritas): «Lo scandalo dei B&B»



Il direttore dell’organismo diocesano torna a denunciare la crisi della povertà abitativa e lancia l'allarme per la crescita esponenziale degli affitti brevi. «Servono misure strutturali. Stiamo ancora aspettando la moratoria sugli sfratti»

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«Anzitutto dobbiamo parlare di povertà abitativa e non di emergenza casa perché ormai è una condizione strutturale e quindi non un evento improvviso e imprevedibile. È un problema che esiste da decenni». È la denuncia di Giustino Trincia, direttore della Caritas di Roma, che spiega quali i motivi di questa condizione, come bisognerebbe intervenire e cosa fa la Chiesa di Roma.

Trincia, cosa è urgente fare?
È indispensabile agire su più livelli. Il primo sicuramente è quello di rendere molto più efficace ed efficiente la gestione del patrimonio pubblico, superando anche la distinzione che c’è nella gestione tra le proprietà della Regione e quelle di Roma Capitale. Avere a che fare con un unico ente gestore credo che possa solo semplificare perché c’è ancora molto da fare, nonostante gli sforzi degli ultimi anni di cui dobbiamo dare atto. Ci sono da migliorare tempi di assegnazione, tempi di riassegnazione, una volta che le case per qualche motivo vengono restituite, c’è tutta la questione della manutenzione. Ci sono poi molti edifici pubblici che non sono di fatto utilizzati, magari non sono appartamenti ma potrebbero essere riconvertiti.

E sul fronte dell’edilizia privata?
Far sì che si rimettano sul mercato degli affitti decine di migliaia di appartamenti vuoti. Questo si può fare solo migliorando e rafforzando le garanzie dei piccoli proprietari. Moltissimi non affittano perché hanno paura di non poter tornare in possesso dell’appartamento, una volta scaduto il contratto di affitto, hanno paura di non essere pagati, hanno paura dei tempi lunghi per recuperare un appartamento.

Però molti di loro hanno scelto il mercato degli affitti brevi.
Io lo chiamo lo scandalo dei B&B, cresciuto in maniera esponenziale. In questo caso bisogna agire con la leva fiscale. Da un lato incentivare i piccoli proprietari ad affittare, dall’altro disincentivare il ricorso all’affitto breve. Ben 41mila le offerte di affitti brevi sulle piattaforme online solo a Roma, significa togliere dal mercato 41mila possibilità. E questo innesca anche la spirale dell’aumento vertiginoso dei canoni di affitto.

E chi la casa la perde?
Sull’abitare resta il dramma dei senza dimora, di coloro che vivono in grande precarietà abitativa. Secondo i dati delle università di Roma del marzo 2025, abbiamo 114mila famiglie in condizioni di fragilità abitativa. Numeri impressionanti; per non dimenticare i circa 70mila studenti fuori sede che a Roma si trovano completamente in balia di chi affitta una camera ormai a 500 euro a letto.

E la Chiesa cosa fa?
C’è tutta una riflessione approfondita e indispensabile da fare sul patrimonio immobiliare di enti e associazioni religiose. Papa Francesco fece un appello ad aprirsi. Il problema certamente non è semplice. Ci sono delle complessità, ricordiamoci che questo patrimonio spesso serve a sostenere missioni e congregazioni religiose nelle più disparate parti del mondo. Però preso atto di questo, penso che una riflessione responsabile e realistica sia urgente.

Il tema della casa si incrocia con quello del sovraindebitamento.
Non c’è dubbio. Va correlato alla povertà reddituale. Le pensioni, gli stipendi in moltissimi casi non hanno recuperato il potere di acquisto che risale al 2019. Nel frattempo è aumentato in maniera vertiginosa tanto dal paniere di tutti i giorni: le utenze, le bollette e i libri della scuola e per l’università e non parliamo della partita energetica. Quindi è chiaro che quando il 60-70% dello stipendio se ne va per pagare un affitto o la rata del mutuo, metti in gravissime condizioni le famiglie, anche per le spese condominiali, perché la morosità su queste dà adito agli sfratti con procedura accelerata. Questo espone facilmente le famiglie al sovraindebitamento, a chiedere i soldi, a cercare di trovarli con le scommesse o con l’usuraio. Molti studi dimostrano la correlazione tra costo dell’abitare e sovraindebitamento. Ormai la povertà è multidimensionale. C’è una connessione forte tra povertà abitativa, povertà economica, povertà relazionale, povertà sanitaria. Si alimentano l’una con l’altra.

La moratoria degli sfratti per il Giubileo, chiesta da Papa Francesco e promessa dalle istituzioni, c’è stata?
La stiamo ancora aspettando, non abbiamo avuto notizie.

Come cercate di rispondere come Caritas?
Noi stiamo portando avanti innanzitutto, come Chiesa di Roma, il “Progetto don Roberto Sardelli” che consente a una serie di famiglie di poter avere un alloggio. Non è che abbiamo chissà quante possibilità, però quelle che abbiamo le utilizziamo subito tutte. Poi aiutiamo le persone ad affrontare problemi legati agli affitti e alle utenze, anche con il microcredito sociale “Mi fido di noi”, un’iniziativa della Cei e di Caritas italiana in collaborazione con la Consulta nazionale antiusura San Giovanni Paolo II, dove c’è la possibilità di accesso a un finanziamento fino ad 8mila euro senza pagare interessi. Pagando in 5 anni quindi sono 133 euro al mese. Poi ci sono altre forme di solidarietà, come, per esempio, il programma di accoglienza diffusa che portiamo avanti da oltre 10 anni, dall’appello di Papa Francesco. Un programma che fa sì che parrocchie e qualche comunità religiosa mettano a disposizione per periodi di tempo degli alloggi, degli spazi di accoglienza a persone che vengono accompagnate. Non si danno solo le chiavi: c’è una comunità che le accompagna in un progetto per uscire dall’emergenza.

Come ci stanno muovendo Regione e Città metropolitana su questo fronte?
L’abitare richiede un concorso di volontà politiche a livello insieme nazionale, regionale e locale. Il concorso deve essere comune, ognuno deve fare la sua parte, serve un approccio integrato. L’abitare dovrebbe essere oggetto di un grande accordo nello spirito costituente, legato al bene comune.

Non lo vede?
Non lo vedo, proprio perché continuiamo a parlarne; servono invece misure profonde e strutturali. È troppo grave. Abbiamo da poco ricordato il grande convegno sui mali di Roma del 1974 quando il problema già c’era. Allora c’erano 64mila appartamenti vuoti, oggi sono più che triplicati. Il tema dell’abitare si è sempre più complicato, con gli affitti brevi è esploso. Così abbiamo ancora parecchi casi di occupazioni, che non si possono condividere, però si possono comprendere. Non sono tutti delinquenti quelli che occupano, spesso non hanno alternative. Ecco perché dico che servirebbe una velocità ben diversa.

Il piano casa decennale del governo le sembra un fatto concreto?
Sì, ma bisogna vedere gli effetti in quantità e in quale tempo. Sull’abitare dobbiamo accelerare tutti, anzitutto la politica, perché non possiamo aspettare i 10 anni del piano. Che si fa nel frattempo con un problema così grave? Quando scoppia un incendio devi spegnere l’incendio. Non mi pare che siamo su questa lunghezza d’onda. È apprezzabilissimo dotarsi di un piano decennale ma la situazione è di una gravità veramente estrema. E l’abitare che è uno dei diritti fondamentali.

Cosa servirebbe?
Servirebbe uno scatto non di orgoglio ma di responsabilità. Servono misure veramente radicali, perché purtroppo c’è tanta gente che sta vivendo troppo dolore. Noi guardiamo molto la povertà alimentare ma non avere un tetto è molto peggio. E in questa situazione quello che cresce da una parte è la disperazione delle persone e dall’altro cresce la criminalità, alla quale vengono lasciti ampi spazi. Bisogna ripristinare la cittadinanza che si basa su alcuni grandi diritti sociali. Se li separi è finita. Penso a chi sta in mezzo alla strada, vive nei giacigli, sotto i ponti del Tevere, nelle macchine. Di fronte alla gravità di questa situazione servirebbe uno scatto in avanti, uno sforzo corale che va al di là degli interessi di parte. Non ci può essere condizione peggiore di tornare a casa propria sapendo che c’è gente in mezzo alla strada. È veramente terribile.

12 ottobre 2026

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