Lunedì 12 Ottobre 2026 09:10
FAO, “Dal seme al cibo 2026”: Leone Magliocchetti Lombi racconta le sfide dell’agricoltura e dell’innovazione alimentare
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Sicurezza alimentare, cambiamento climatico e nuove tecnologie al centro dell’intervista al rappresentante della FAO, in occasione dell’esposizione internazionale al Circo Massimo di Roma.
Roma si trasforma in una vetrina internazionale dell’innovazione agroalimentare. Al Circo Massimo, dall’8 al 12 ottobre 2026, la FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, porta al centro della Capitale la seconda edizione di “Dal seme al cibo”, un’esposizione dedicata al percorso che conduce le risorse naturali fino alle nostre tavole, attraverso il lavoro di agricoltori, pescatori e produttori di tutto il mondo.
Una manifestazione che unisce tradizione e progresso tecnologico, offrendo ai visitatori l’opportunità di conoscere da vicino le trasformazioni che interessano l’agricoltura, la pesca, l’acquacoltura, le foreste e la produzione animale. Al centro, le grandi sfide contemporanee: cambiamento climatico, sicurezza alimentare, utilizzo sostenibile delle risorse e innovazione tecnologica.
L’obiettivo dell’iniziativa non è soltanto mostrare le nuove frontiere della produzione alimentare, ma anche raccontare il lavoro quotidiano di milioni di persone che contribuiscono al funzionamento delle filiere agroalimentari.
A sottolinearlo, ai microfoni di Roma Daily News, è Leone Magliocchetti Lombi, Agricultural Officer della Divisione Produzione e Protezione delle Piante della FAO, che ha illustrato il significato dell’esposizione e le principali innovazioni presentate.
«L’obiettivo di questo evento è quello di celebrare il viaggio che va dal seme al cibo. Dietro ogni pietanza che noi consumiamo c’è una storia fatta di persone, fatta di agricoltori, di pescatori, di persone che abitano nelle aree rurali o anche nelle foreste», ha spiegato Magliocchetti Lombi.
Un percorso che oggi deve confrontarsi con difficoltà sempre più complesse, a partire dagli effetti del cambiamento climatico e dalle instabilità geopolitiche, che possono compromettere la produzione e la distribuzione degli alimenti.
Nonostante queste sfide, garantire l’accesso al cibo rimane una necessità fondamentale per ogni comunità. Un principio che, come evidenziato dal rappresentante della FAO, ha accompagnato lo sviluppo delle società nel corso della storia.
«Le civiltà si sono anche costruite attorno al concetto della sicurezza alimentare, le culture si sono sviluppate anche attorno al cibo», ha aggiunto, evidenziando come alimentazione, identità culturale e sviluppo economico siano profondamente collegati.
Uno degli aspetti centrali dell’esposizione riguarda le innovazioni tecnologiche applicate ai diversi settori della produzione agroalimentare.
All’interno del padiglione principale, i visitatori possono osservare strumenti e sistemi che contribuiscono a rendere più efficienti i processi produttivi, riducendo il consumo di risorse e migliorando la gestione delle attività agricole e ittiche.
«Abbiamo dalle tecnologie tradizionali fino alle tecnologie di punta», ha raccontato Magliocchetti Lombi, facendo riferimento anche agli strumenti sviluppati nell’ambito della ricerca sull’energia atomica e ai sistemi progettati per ottimizzare l’impiego dell’acqua e dei fertilizzanti.
Tra le soluzioni illustrate figurano inoltre tecnologie che sfruttano i satelliti per supportare le attività produttive, dimostrando come l’innovazione possa offrire nuovi strumenti per affrontare le sfide ambientali e migliorare l’efficienza delle filiere.
L’attenzione non si concentra dunque esclusivamente sull’aumento della produzione, ma anche sulla capacità di utilizzare in maniera più responsabile le risorse naturali, un tema sempre più rilevante in uno scenario segnato dalla pressione sugli ecosistemi e dai cambiamenti climatici.
L’esposizione propone anche un percorso che consente al pubblico di avvicinarsi concretamente ai diversi ambiti della produzione alimentare.
Dalla coltivazione delle piante alla gestione delle risorse forestali, passando per la pesca, l’acquacoltura e gli allevamenti, la manifestazione racconta la complessità dei sistemi che rendono possibile l’approvvigionamento alimentare.
«I visitatori possono toccare con mano, per esempio, sistemi di produzione ittica, ricci di mare», ha spiegato il rappresentante della FAO, sottolineando il carattere interattivo dell’iniziativa.
Un’occasione per comprendere come settori apparentemente distanti siano in realtà parte di un unico sistema, nel quale ricerca, innovazione e conoscenze tradizionali possono contribuire a costruire modelli produttivi più sostenibili.
Con “Dal seme al cibo 2026”, il Circo Massimo assume un ruolo che va oltre quello di semplice spazio espositivo, diventando un luogo di incontro tra cittadini, ricercatori, produttori e realtà impegnate nello sviluppo dei sistemi agroalimentari.
La scelta di raccontare il percorso degli alimenti attraverso esperienze concrete permette inoltre di avvicinare il pubblico a questioni spesso percepite come lontane dalla quotidianità, ma che incidono direttamente sulla disponibilità e sulla qualità del cibo.
Dall’utilizzo dei satelliti alla gestione dell’acqua, fino alle tecnologie applicate alla pesca e all’acquacoltura, emerge un messaggio comune: il futuro dell’alimentazione dipenderà sempre più dalla capacità di coniugare innovazione, tutela ambientale e valorizzazione del lavoro umano.
Un messaggio che parte da Roma e guarda al mondo, ricordando come dietro ogni alimento presente sulle nostre tavole esista una filiera complessa, fatta di competenze, risorse e persone.
