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Lunedì 12 Ottobre 2026 11:10

Reina: la carità, «postura della Chiesa»



Il vicario del Papa intervenuto all'assemblea diocesana della Caritas, al Seminario Maggiore. L'invito a «creare un circuito tra la carità, la catechesi e la liturgia». La politologa Tintori: «Ascoltare il grido di una città ferita, discernere e ricostruire insieme»

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La Chiesa cammina sulle orme di chi ha indicato la strada e attuato in modo autentico il messaggio di Cristo. A sorreggere questo cammino, come «spina dorsale e midollo osseo della Chiesa», è la carità. A partire da questa immagine il cardinale vicario Baldo Reina ha riflettuto sull’identità e sulla missione della Caritas di Roma sabato pomeriggio, 10 ottobre, intervenendo all’assemblea diocesana. Ai tanti operatori riuniti nella Sala Tiberiade del Seminario Maggiore – dopo avere preso parte, la mattina, nella basilica di San Giovanni in Laterano, all’ordinazione di 11 nuovi diaconi – il porporato ha proposto come riferimento le parole del Papa e due icone.

In primo luogo, Reina ha ripreso le parole di Prevost consegnate alla sua diocesi lo scorso 18 settembre, aprendo l’anno pastorale: da un lato, «l’invito a riflettere circa tutte le attività che portiamo avanti – ha detto il cardinale -: aiutano gli altri a incontrare Cristo?». A dire che «a volte, non si tratta tanto di fare di più» quanto di «porci davvero come testimoni e annunciatori di Cristo». A questo primo spunto di riflessione, il cardinale vicario ha associato la figura di Madre Teresa di Calcutta, che «in tutto quello che faceva non aveva la pretesa che le persone abbracciassero la fede cristiana ma che in qualche modo incontrassero Cristo», ha sottolineato.

Di seguito, il richiamo alle parole di Leone XIV rispetto «all’importanza di fermarci per fare la verifica», presentata come «un momento di verità, non di giudizio», ha messo in luce Reina. Nello specifico, ha continuato, si tratta di «avere il coraggio di togliere quello che non funziona, chiedendoci cosa ci chiede il Signore oggi» perché «la Caritas è nata a Roma 47 anni fa e nel frattempo ci sono stati cambiamenti sociali, ecclesiali e antropologici». Allora, è necessario «sapere andare oltre il “si è sempre fatto così” o il “noi siamo abituati così” – ha detto Reina con forza -, guardando alla verifica non come a un “lavoro” aggiuntivo da fare ma come a una riflessione interiore e a un momento di conversione», laddove «la verifica è prospettica cioè guarda al futuro mentre apprende dal passato».

Per orientarsi in modo corretto il cardinale vicario ha osservato come don Luigi Di Liegro, fondatore e primo direttore della Caritas diocesana di Roma, avesse «intuito che quella della carità è la postura della Chiesa» che significa che «la carità è di tutta la Chiesa, per cui dobbiamo creare un circuito tra la carità, la catechesi e la liturgia, mentre abbiamo settorializzato gli ambiti». Per Reina, in conclusione, è importante, nel 30° anniversario della sua morte e nella gioia per l’avvio dell’iter per iniziare il processo di canonizzazione annunciato dal Papa lo scorso 18 settembre, guardare a don Luigi Di Liegro per «recuperare la centralità della dimensione pastorale», recuperando l’unità «tra la fede che si celebra, si annuncia e si testimonia».

Da parte sua, la politologa Chiara Tintori ha approfondito il tema della profezia sociale, invitando a guardare con lucidità alle sfide del presente: dall’individualismo alla solitudine, dalla normalizzazione della violenza alle nuove forme di sfruttamento. «In questo scenario – ha spiegato – la carità può diventare una forza capace di denunciare le ingiustizie, creare alleanze tra generazioni e generare percorsi di cambiamento». Riprendendo poi l’enciclica “Magnifica humanitas” di Papa Leone XIV e richiamando la figura biblica di Neemia, Tintori ha indicato un metodo chiaro: «Ascoltare il grido di una città ferita, discernere e ricostruire insieme, senza delegare ad altri la responsabilità di agire». In conclusione, la studiosa milanese ha asserito che «la carità non è una responsabilità da affidare a qualcun altro, ma una scelta personale e comunitaria da rinnovare ogni giorno».

Ad aprire i lavori, moderati da don Aldo Bonaiuto, vicedirettore della Caritas diocesana, era stato il direttore Giustino Trincia, che nel suo intervento ha messo in luce due sentimenti: da un lato quello della «gratitudine per questi 47 anni della Caritas e per chi si spende con passione e forza per rendere il Vangelo visibile»; dall’altro, quello della «gioia per ritrovarci così numerosi anche nel ricordo di don Luigi Di Liegro, a 29 anni dalla sua morte, eppure ancora segno di speranza per tutti noi e testimone della capacità di vivere le beatitudini». In chiusura, invece, le parole del vescovo Stefano Sparapani, delegato per l’ambito della carità, che ha auspicato: «Il nostro fare trovi un senso profondo e uno stile evangelico» perché «non ci è stato dato un programma da portare a termine ma un processo virtuoso da vivere, seguendo l’amore del Signore».

12 ottobre 2026

 

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