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Lunedì 12 Ottobre 2026 12:10

Monterotondo, irregolarità fiscali e lavoratori in nero in un negozio di frutta e verdura

Nell’ambito della costante attività di controllo economico del territorio e di contrasto al lavoro sommerso e all’economia irregolare, i Finanzieri […]

#cronaca #monterotondo
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Nell’ambito della costante attività di controllo economico del territorio e di contrasto al lavoro sommerso e
all’economia irregolare, i Finanzieri del Comando Provinciale di Roma hanno preso parte a un servizio
straordinario interforze svolto a Monterotondo (RM).

In tale contesto, i militari della Compagnia di Monterotondo hanno concentrato le verifiche sugli aspetti
economico-finanziari, controllando un esercizio di vendita al dettaglio di frutta e verdura avviato da pochi mesi.

L’attività è risultata operare in assenza di idonea S.C.I.A. (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) al Comune, adempimento obbligatorio che ha impedito la preventiva verifica dei requisiti igienico-sanitari, morali e professionali previsti per il commercio di prodotti alimentari, oltre che irregolarità fiscali.

Le Fiamme Gialle hanno infatti accertato la mancata emissione degli scontrini e l’omessa richiesta di intervento
del tecnico per la manutenzione del registratore telematico. All’interno dei locali sono stati inoltre individuati tre
lavoratori impiegati “in nero”, privi di qualsiasi forma di regolare assunzione, per i quali è stato avviato l’iter per
l’irrogazione delle sanzioni da parte dell’Ispettorato del Lavoro.

Alla luce delle violazioni riscontrate, i finanzieri hanno proceduto al sequestro amministrativo di circa 3,5
tonnellate di generi alimentari deperibili detenute per la vendita. Ricorrendone i presupposti, è stata inoltre
disposta l’immediata chiusura dell’attività, risultata abusiva ai sensi della Legge Regionale del Lazio n. 22 del 6
novembre 2019.

Nel corso del medesimo servizio, i controlli svolti dalle altre componenti operative presso ulteriori esercizi di
vicinato hanno fatto emergere carenze nei titoli autorizzativi, criticità igienico-sanitarie e in materia di sicurezza
sui luoghi di lavoro, con l’avvio alla distruzione di circa 14 chilogrammi di prodotti alimentari privi dei requisiti
di tracciabilità. Il bilancio complessivo dell’intervento supera i 30.000 euro di sanzioni amministrative, cui
potranno aggiungersi ulteriori importi all’esito dei procedimenti ancora in corso.

Il dispositivo, coordinato dal III Distretto di Pubblica sicurezza di Polizia Fidene-Serpentara, ha visto operare, lo
scorso 7 ottobre, congiuntamente Polizia di Stato, Guardia di Finanza, Polizia Locale di Monterotondo e A.S.L. Roma 5, ciascuna secondo le proprie specifiche competenze. L’integrazione delle diverse professionalità ha
consentito di sottoporre gli esercizi commerciali a una verifica completa, estesa ai profili amministrativi,
igienico-sanitari, fiscali e di tutela del lavoro.

L’attività si inquadra nel costante dispositivo di vigilanza economico -finanziaria della Guardia di Finanza per
salvaguardare il rispetto delle regole di leale concorrenza tra gli operatori del settore, tutelare i lavoratori e la
sicurezza dei cittadini.
Il lavoro irregolare e l’esercizio non corretto delle attività commerciali, oltre a sottrarre risorse all’Erario e tutele
ai lavoratori, altera le regole della concorrenza a danno degli operatori che rispettano le regole. Il contrasto a tali
fenomeni consente, da un lato, di salvaguardare i diritti dei lavoratori e la sicurezza dei consumatori e, dall’altro,
di garantire condizioni di leale concorrenza nel mercato.

In tale prospettiva, l’attività si traduce nel rafforzamento della sicurezza urbana, e del presidio del territorio a
contrasto dei fenomeni di degrado nelle aree a maggiore densità urbana, in attuazione delle decisioni ampiamente
condivise in sede di Comitato Provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica (C.O.S.P.), su indicazione del
Prefetto di Roma, dott. Lamberto Giannini.

Per dovere di cronaca, e a tutela di eventuali indagati in caso di indagini, ci teniamo a ricordare che quanto detto non equivale a una condanna. Le prove si formano in Tribunale e l’ordinamento giudiziario italiano prevede comunque tre gradi di giudizio. Resta dunque valida la presunzione di non colpevolezza degli indiziati.

Foto di repertorio

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