Lunedì 12 Ottobre 2026 14:10
FAO, “Dal seme al cibo 2026”: Roma al centro dell’innovazione alimentare con oltre 140 Paesi al Circo Massimo
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Dall’agricoltura alla tutela delle risorse idriche, fino alla pesca sostenibile: la seconda edizione dell’esposizione internazionale della FAO racconta il futuro dell’alimentazione. Le interviste di Roma Daily News a Leone Magliocchetti Lombi, Livia Peiser e Raffaella Rucci.
Oltre 300 espositori provenienti da più di 140 Paesi, 400 prodotti agricoli e alimentari e più di 40 innovazioni tecnologiche. Sono i numeri della seconda edizione di “Dal seme al cibo 2026” (From Seeds to Foods), la mostra globale promossa dalla FAO, Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura, che dall’8 al 12 ottobre ha trasformato il Circo Massimo di Roma in un punto d’incontro internazionale dedicato al futuro dei sistemi agroalimentari.
Cinque giornate di esposizioni, incontri, dimostrazioni scientifiche, spettacoli culturali e attività educative, con l’obiettivo di raccontare il percorso che conduce il cibo dalla sua origine fino alle tavole dei consumatori, valorizzando il lavoro delle comunità agricole, le conoscenze tradizionali e le nuove tecnologie.
La manifestazione, aperta gratuitamente al pubblico, si è sviluppata attorno al tema dell’innovazione per la sicurezza alimentare e la nutrizione, proponendo soluzioni per affrontare alcune delle principali sfide globali: cambiamento climatico, scarsità delle risorse naturali, sostenibilità della produzione e accesso a un’alimentazione adeguata.
A raccontare le innovazioni presentate durante l’esposizione sono stati anche tre rappresentanti della FAO, intervistati da Roma Daily News: Leone Magliocchetti Lombi, Agricultural Officer della Divisione Produzione e Protezione delle Piante; Livia Peiser, Senior Land and Water Officer e Head of the Geospatial Unit; e Raffaella Rucci, Responsabile della Comunicazione della Divisione Pesca e Acquacoltura.
La seconda edizione di “Dal seme al cibo” ha riportato nel cuore della Capitale una manifestazione capace di collegare ricerca scientifica, sostenibilità ambientale e tradizioni alimentari.
Il padiglione principale è stato articolato in cinque aree tematiche interconnesse: coltivazioni, allevamento, pesca e acquacoltura, foreste, terra e acqua. A queste si sono affiancati sei padiglioni regionali, dedicati alla biodiversità, ai prodotti e alle tradizioni gastronomiche di diverse aree del mondo.
Il programma ha previsto anche dimostrazioni culinarie con chef internazionali, incontri con esperti, laboratori per bambini e attività interattive, offrendo ai visitatori l’opportunità di conoscere i processi che rendono possibile la produzione alimentare.
Durante la cerimonia inaugurale dell’8 ottobre, il direttore generale della FAO, Qu Dongyu, ha richiamato l’importanza di sviluppare innovazioni concrete e accessibili, capaci di contribuire alla sicurezza alimentare e alla nutrizione.
Un messaggio che attraversa l’intera esposizione: l’innovazione non riguarda esclusivamente macchinari e strumenti digitali, ma anche conoscenze, pratiche agricole, organizzazione delle filiere e tutela delle persone che lavorano nella produzione del cibo.
Il viaggio dal seme alla tavola non è soltanto un processo produttivo, ma una storia che coinvolge milioni di persone e comunità in tutto il mondo.
È questo il concetto sottolineato da Leone Magliocchetti Lombi, Agricultural Officer della Divisione Produzione e Protezione delle Piante della FAO, che ai microfoni di Roma Daily News ha illustrato il significato della manifestazione.
«L’obiettivo di questo evento è quello di celebrare il viaggio che va dal seme al cibo. Dietro ogni pietanza che noi consumiamo c’è una storia fatta di persone, fatta di agricoltori, di pescatori, di persone che abitano nelle aree rurali o anche nelle foreste», ha spiegato.
Un percorso che deve confrontarsi quotidianamente con problematiche complesse, dalle conseguenze del cambiamento climatico alle instabilità geopolitiche, che possono influenzare la produzione e la distribuzione degli alimenti.
La sicurezza alimentare rappresenta infatti una questione che accompagna da sempre lo sviluppo delle società.
«Le civiltà si sono anche costruite attorno al concetto della sicurezza alimentare, le culture si sono sviluppate anche attorno al cibo», ha aggiunto Magliocchetti Lombi, evidenziando il legame tra alimentazione, identità culturale e sviluppo delle comunità.
Tra gli aspetti centrali dell’esposizione figurano le tecnologie che stanno contribuendo a trasformare la produzione agroalimentare.
Nel padiglione principale sono stati presentati strumenti tradizionali e sistemi avanzati, comprese applicazioni scientifiche, soluzioni per ottimizzare il consumo di acqua e fertilizzanti e tecnologie che sfruttano i dati satellitari.
«Abbiamo dalle tecnologie tradizionali fino alle tecnologie di punta», ha raccontato Magliocchetti Lombi, citando anche strumenti sviluppati nell’ambito della ricerca sull’energia atomica.
L’impiego di queste soluzioni può contribuire a migliorare l’efficienza dei processi produttivi, favorendo una gestione più consapevole delle risorse e offrendo nuovi strumenti agli agricoltori per affrontare le sfide ambientali.
L’esposizione ha inoltre permesso al pubblico di conoscere direttamente le applicazioni tecnologiche nei diversi settori, dalla produzione vegetale all’allevamento, fino alla pesca e all’acquacoltura.
La tutela delle risorse naturali rappresenta un altro elemento centrale della manifestazione. Senza disponibilità di acqua e terreni produttivi, infatti, diventa sempre più difficile garantire sistemi agricoli efficienti e sostenibili.
A spiegare il valore delle attività dedicate a queste risorse è stata Livia Peiser, Senior Land and Water Officer e Head of the Geospatial Unit della FAO.
«L’obiettivo in questo caso è proprio sensibilizzare il pubblico sull’importanza delle risorse acquatiche e del suolo per la sicurezza alimentare, per i sistemi agricoli nel mondo», ha dichiarato ai microfoni di Roma Daily News.
L’intento della FAO è stato quello di trasformare concetti scientifici complessi in esperienze accessibili a tutti, attraverso strumenti dimostrativi e attività pratiche.
«Volevamo veramente dare ai visitatori la sensazione di capire, toccando con mano, l’importanza del suolo e dell’acqua per la produzione agricola», ha aggiunto Peiser.
Nel percorso espositivo sono stati presentati strumenti e applicazioni provenienti da diversi Paesi, tra cui Corea, Italia e Malta, dedicati al monitoraggio delle condizioni ambientali.
I visitatori hanno potuto osservare come vengono analizzate la qualità dell’acqua, le caratteristiche del terreno e l’umidità del suolo, comprendendo il rapporto tra disponibilità delle risorse e crescita delle piante.
Tra le attività più interattive, anche una sandbox che consente di modellare il terreno e visualizzare gli effetti dell’acqua e della siccità.
«C’è anche una sandbox, un’area dove i bambini, anche gli adulti, possono modellare il terreno e capire come l’acqua e la siccità influiscono sulla produzione, sulla sicurezza alimentare», ha raccontato Peiser.
Un’esperienza pensata per coinvolgere pubblici di diverse età e dimostrare come la conoscenza scientifica possa diventare uno strumento concreto di sensibilizzazione ambientale.
L’obiettivo è promuovere una maggiore consapevolezza del valore delle risorse idriche e del suolo, fondamentali non soltanto per l’agricoltura, ma per il futuro dell’alimentazione mondiale.
Accanto all’agricoltura e alla gestione delle risorse terrestri, la seconda edizione di “Dal seme al cibo” ha dedicato ampio spazio anche agli ecosistemi acquatici.
La pesca e l’acquacoltura svolgono un ruolo importante nell’approvvigionamento alimentare e rappresentano una fonte di sostentamento per numerose comunità, soprattutto nelle aree costiere.
A illustrare le innovazioni presentate nel settore è stata Raffaella Rucci, Responsabile della Comunicazione della Divisione Pesca e Acquacoltura della FAO.
«In questa seconda edizione della mostra globale vogliamo ancora una volta narrare quello che richiede portare il cibo a tavola, assicurandoci che le risorse vengano conservate e che vengano supportate le comunità che le producono e che dipendono da esse», ha spiegato durante l’intervista a Roma Daily News.
Nel padiglione dedicato alle innovazioni sono stati illustrati strumenti e sistemi che stanno già contribuendo ad affrontare le sfide del settore, con particolare attenzione alla produttività e alla sostenibilità ambientale.
Tra le tecnologie presentate figura la nave da ricerca Dr. Fridtjof Nansen, utilizzata nell’ambito di un programma dedicato allo studio degli ecosistemi marini.
L’imbarcazione dispone di sette laboratori nei quali vengono analizzate e classificate le specie raccolte durante le attività di ricerca.
«È praticamente un enorme laboratorio galleggiante, contiene sette laboratori all’interno dei quali le varie specie che sono pescate sono analizzate e anche classificate», ha raccontato Rucci.
Attraverso un tour virtuale, i visitatori hanno potuto scoprire le attività svolte a bordo e comprendere come la ricerca scientifica contribuisca alla raccolta di dati utili per orientare le politiche di gestione delle risorse marine.
Le informazioni prodotte dalle attività di monitoraggio costituiscono infatti un supporto importante per sviluppare strategie che favoriscano la sicurezza alimentare e la tutela delle comunità dipendenti dalla pesca.
Un’altra parte dell’esposizione ha mostrato sistemi innovativi di acquacoltura, attraverso vasche nelle quali differenti specie acquatiche convivono, contribuendo al funzionamento di un ecosistema produttivo integrato.
Queste tecniche consentono di valorizzare le interazioni tra organismi diversi, favorendo il recupero di nutrienti e la riduzione degli scarti.
Particolare attenzione è stata riservata anche alle imbarcazioni utilizzate dalle comunità di piccoli pescatori.
Accanto ai modelli tradizionali provenienti da Africa e Asia, la FAO ha presentato soluzioni progettate da architetti navali per migliorare la sicurezza, ridurre i consumi e affrontare le conseguenze dei cambiamenti climatici.
L’esposizione ha inoltre valorizzato il ruolo dei dati statistici raccolti dalla FAO insieme ai Paesi membri a partire dal 1950, oggi disponibili in formato digitale e relativi a produzione, consumo e commercio dei prodotti ittici.
Il percorso dedicato alle risorse acquatiche ha infine mostrato la varietà dei prodotti alimentari provenienti dagli ambienti marini e d’acqua dolce, dalle alghe alla spirulina, fino a pesci, crostacei e cefalopodi.
La seconda edizione di “Dal seme al cibo” ha confermato il ruolo di Roma come sede di iniziative internazionali dedicate alla sicurezza alimentare, alla ricerca e alla cooperazione.
La manifestazione si inserisce inoltre nel calendario di appuntamenti promossi dalla FAO in occasione della Giornata mondiale dell’alimentazione, celebrata il 16 ottobre, e del World Food Forum 2026, in programma dal 12 al 16 ottobre.
La scelta del Circo Massimo, uno dei luoghi più rappresentativi della Capitale, ha permesso di avvicinare il pubblico alle attività dell’Organizzazione attraverso un linguaggio accessibile e un’esperienza che ha unito divulgazione scientifica, cultura e partecipazione.
Dalle dichiarazioni raccolte da Roma Daily News emerge una visione condivisa: garantire la sicurezza alimentare significa intervenire su più fronti, valorizzando il lavoro delle persone, proteggendo le risorse naturali e investendo in innovazioni capaci di rendere i sistemi produttivi più sostenibili.
Le testimonianze di Leone Magliocchetti Lombi, Livia Peiser e Raffaella Rucci restituiscono così tre prospettive complementari su una sfida comune: assicurare cibo e nutrizione alle popolazioni, senza compromettere gli ecosistemi e le risorse da cui dipende la produzione alimentare.
Un messaggio che dal cuore di Roma si rivolge alla comunità internazionale, ricordando come il futuro dell’alimentazione non riguardi soltanto ciò che arriva sulle nostre tavole, ma anche le persone, le tecnologie e gli ambienti che ne rendono possibile la produzione.
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