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Martedì 13 Ottobre 2026 09:10

Don Luigi Di Liegro e la scelta di «vivere la libertà nella carità»



A 29 anni dalla morte, la Messa presieduta dal vicario Reina a San Giovanni in Laterano e la lettura dell'editto con cui sono stati avviati i passi per l'inchiesta diocesana sulla vita, le virtù e la fama di santità. «Un segno» per la Chiesa di Roma

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Don Luigi Di Liegro, fondatore e primo direttore della Caritas di Roma, è stato un sacerdote «profondamente libero, che ha deciso di vivere la libertà nella carità», facendone occasione di riscatto «per i poveri», fino a «pagare il prezzo della sua stessa vita». A ventinove anni dalla sua morte, il cardinale vicario Baldo Reina ha presieduto ieri sera, 12 ottobre, la Messa promossa dalla Fondazione internazionale Don Luigi Di Liegro, di cui è segretaria generale la nipote, Luigina Di Liegro. La celebrazione si è tenuta nella basilica di San Giovanni in Laterano e non, come di consueto, nella basilica dei Santi XII Apostoli, dove riposano le spoglie di don Luigi, per dare risalto all’avvio dell’inchiesta diocesana sulla sua vita, le virtù e la fama di santità, come anticipato da Papa Leone XIV nell’assemblea diocesana di settembre. Il 22 settembre, poi, è stato pubblicato l’editto del cardinale vicario con cui sono stati avviati formalmente i passi necessari. Il documento è stato letto al termine della Messa da monsignor Giuseppe D’Alonzo, vicario giudiziale del Tribunale diocesano ordinario.

La Messa è stata anche l’occasione per pregare per il Papa che dovrà sottoporsi a un intervento chirurgico per l’asportazione di un nodulo al polmone. Tanti i fedeli presenti. Nelle prime file, autorità civili e rappresentanti di associazioni di volontariato. Tra i concelebranti il cardinale Enrico Feroci e il vescovo emerito monsignor Guerino Di Tora, entrambi successori di don Luigi alla guida della Caritas diocesana, i vescovi ausiliari e decine di sacerdoti.

Don Di Liegro è stato «un segno» per la Chiesa di Roma, «fecondata dal suo generosissimo servizio pastorale». Una Chiesa che vuole «essere testimonianza credibile di un Dio che si china per sollevare il povero e segno per tanti uomini e donne che vivono in questa città, aprendo piste di conversione». Nell’omelia il cardinale ha riflettuto che don Luigi «non ha inventato nulla di diverso dal Vangelo ma ha insegnato a viverlo dando un respiro diocesano». Tracciando un ritratto del sacerdote alla luce delle letture, ha sottolineato che la sua «genialità sta nell’aver individuato nella carità la spina dorsale della Chiesa. Non una Chiesa che fa molte opere di carità, ma che è tutta carità».

Il metodo di lavoro di don Luigi si basava sul vedere, giudicare, agire. «Bisogna conoscere le povertà e le loro cause – le parole del vicario -. Lasciarsi inquietare da esse avvertendone l’evangelica compassione. Parlarne in maniera cattedratica coinvolge fino a un certo punto. Cambia tutto quando sei vicino a chi ha perso casa, lavoro, senso della vita. Non si potranno risolvere i problemi di tutti, ma si possono assumere i problemi di tutti». L’azione di don Luigi era alimentata dalla Parola di Dio dalla quale si «lasciava plasmare». Ha testimoniato il Vangelo «senza risparmiarsi – ha concluso Reina -. Ha affrontato le istituzioni, l’opinione pubblica, lottato per la dignità delle persone a favore di una città che lui non guardava a distanza, ma riconosceva come lo spazio entro cui calare e vivere il Vangelo». Per il presidente della Fondazione, padre Sandro Barlone, quella di don Luigi è «una testimonianza che continua a interpellare la Chiesa e la società».

13 ottobre 2026

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