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Martedì 13 Ottobre 2026 11:10

Davvero non c’è di meglio del fast fashion per riempire i palazzi di Roma?

Dopo Palazzo Verospi e Palazzo Bocconi, colonizzati rispettivamente da Zara Man e Zara, adesso tocca a Palazzo Ruspoli, in via del Corso, essere occupato dall’ennesimo brand di fast fashion. In questo caso parliamo della catena Massimo Dutti, che non è una maison di moda, anche se il nome gioca proprio su questo inganno, ma è […]

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Dopo Palazzo Verospi e Palazzo Bocconi, colonizzati rispettivamente da Zara Man e Zara, adesso tocca a Palazzo Ruspoli, in via del Corso, essere occupato dall’ennesimo brand di fast fashion. In questo caso parliamo della catena Massimo Dutti, che non è una maison di moda, anche se il nome gioca proprio su questo inganno, ma è invece il vertice della piramide del colosso spagnolo Inditex, proprietario dei vari Zara, Stradivarius, Bershka e Pull & Bear. 

Parliamoci chiaro, non scopriamo niente di nuovo e Roma non è la vittima sacrificale, assistiamo a operazioni commerciali di questo tipo ormai da tempo e in tutte le capitali europee: Champs Elysees, Gran Via, Oxford Street e naturalmente Via del Corso, sono ormai da tempo teatri di posa del fast fashion, delle grandi catene, del sintetico e tutto uguale in tutto il mondo. Luoghi progettati a tavolino, in cui si finisce per entrare quasi senza accorgersene. 

Ma come si concilia la bellezza di un capitello di marmo scolpito due secoli fa con una fila di grucce con t-shirt 97% acrilico, fuori tutto black friday a 10€? Forse dobbiamo rassegnarci a questo ordine di cose, al fatto che sia da sognatori pensare che ci possa essere un modo diverso di “occupare la bellezza”: una libreria, un’aula studio, un piccolo cinema d’essai e magari, nel mezzo, anche abbigliamento, certo, ma magari se non artigiano, almeno di qualità. Eppure un compromesso, non troppo tempo fa, lo avevamo trovato.

Nessuno storce il naso nel vedere che lo storico edificio all’87 nel cuore di Knightsbridge a Londra è la sede, da quasi due secoli, degli iconici magazzini Harrods, e lo stesso ragionamento vale per il palazzo sede di Galeries Lafayette a Parigi, con la sua splendida cupola in vetro. Perché era più o meno lo stesso profumo che sentivi entrando ne La Rinascente, nella sua storica sede di Palazzo Bocconi. Niente monotonia monomarca,  musica techno alle 9 di mattina e luci al neon, ma un’esperienza un po’ più umana, sempre da grande magazzino, d’accordo, ma meno impersonale.

Non è per riempire la noia con la nostalgia o per un romanticismo un po’ futile. Si tratta però di chiedersi se Roma non stia lentamente procedendo verso una perdita di identità, con il centro storico che identifichiamo sempre più come destinazione dello shopping internazionale, anonimo e dozzinale e sempre meno come espressione della vita sociale e culturale della città più bella del mondo.

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