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Martedì 13 Ottobre 2026 16:10

Il Presidio Civico Colleferro Valle del Sacco aderisce alla Moratoria Italiana sui Data Center

Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato stampa inviato a questa Redazione dal Presidio Civico Colleferro Valle del Sacco. La Redazione […]

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Riceviamo e pubblichiamo integralmente il comunicato stampa inviato a questa Redazione dal Presidio Civico Colleferro Valle del Sacco.

La Redazione di Casilina News garantisce il diritto di replica a chiunque volesse controbattere. 

Il 10 ottobre 2026, mentre a Milano in Piazza della Scala si svolgeva la prima manifestazione nazionale sui data center, il nostro presidio idealmente al fianco dei manifestanti, proseguiva la raccolta firme per chiedere un Consiglio Comunale straordinario aperto alla cittadinanza attiva e all’intervento di tecnici indipendenti sul progetto del data center di Colleferro.

Per chi la governa, la Valle del Sacco è solo un territorio a “vocazione industriale”. Per chi ci vive, è un Sito di Interesse Nazionale (SIN) per le mancate bonifiche, una delle aree più inquinate d’Italia.

È la valle della SNIA BPD di Colleferro, che per oltre un secolo ha prodotto esplosivi e sostanze chimiche, lasciandoci nel terreno e nelle falde un’eredità di metalli pesanti e inquinanti persistenti. È la valle del fiume Sacco, avvelenato dal beta-HCH e dal lindano, con divieti di pascolo, latte distrutto, allevamenti abbattuti, studi epidemiologici e dati sanitari pubblici che da anni mostrano un eccesso di patologie. È la valle che ancora oggi aspetta bonifiche vere, non annunci.

Qui negli ultimi anni sono arrivati, uno dopo l’altro, il polo logistico Amazon, le varianti urbanistiche gestite da Se.Co.Sv.Im. del Gruppo Avio, i biodigestori, i fotovoltaici, le varianti urbanistiche, il rilancio dell’industria bellica con KNDS e del cementificio.

In questo contesto si inserisce il progetto che il Comune ha definito “sviluppo” ma i cui dettagli dovrebbero allarmare per il loro grande impatto:

• 76 ettari di terreno agricolo compreso tra l’Autostrada A1, la via Casilina e la linea ferroviaria Alta Velocità
•150 MW assegnati da Terna, il data center più grande del Centro Italia, pensato per gli hyperscaler come AWS Amazon, Google Cloud e Oracle • Proponente: Cobra Green Hyperscale (controllata da Tendercapital)
• Sviluppo di una enorme quantità di calore h24 rilasciato in atmosfera

Sul progetto c’e già i via libera del Consiglio Comunale di Colleferro che ha approvato la variante urbanistica nell’agosto 2026, senza voti contrari, su proposta del Sindaco Giulio Calamita.

Non ci sono “ritorni” per il territorio, a meno di non credere che la perdita irreversibile di suolo si possa compensare con il lavoro concesso a 700 operai nei cantieri per la costruzione e 220 posti di lavoro dichiarati dall’Amministrazione, un dato che contrasta con quelli dichiarati dal proponente, che sono meno di 60, senza specificare con quale tipologia di contratti e per quali mansioni.

Il Sindaco ha dichiarato che “il data center ha un impatto trascurabile rispetto alla chimica”. Noi rispondiamo che proprio perché veniamo dalla chimica non possiamo permetterci di aggiungere altro impatto a quello esistente. L’effetto cumulativo è ciò che sta uccidendo la nostra Valle.

Intanto procede la raccolta firme per la richiesta di un Consiglio Comunale straordinario aperto alla cittadinanza attiva sul progetto del data center di Colleferro. Una richiesta che nasce dal basso, perché su una scelta che ipoteca 76 ettari di suolo agricolo e 150 MW di energia per i prossimi decenni non può decidere solo il Consiglio Comunale senza ascoltare chi in questa valle ci vive, ci lavora e ne respira le conseguenze. Continueremo a essere presenti con banchetti informativi in piazza, davanti alle scuole e nei quartieri, per informare, ascoltare e costruire insieme un’alternativa.

La Moratoria italiana sui data center è stata presentata il 3 ottobre dalla Rete Nazionale dei Comitati Stop Data Center, a cui aderiamo, chiede:

1. Il ritiro e la sostituzione della Strategia del Ministero delle Imprese e del Made in Italy (MIMIT) per l’attrazione degli investimenti esteri nei Data Center con un Piano nazionale per lo sviluppo e la localizzazione dei Data Center, sottoposto a Valutazione Ambientale Strategica (VAS), fondato prioritariamente sulla determinazione del fabbisogno nazionale, sulla programmazione territoriale, sulla distribuzione equilibrata degli insediamenti e sulla sostenibilità ambientale, energetica, idrica e infrastrutturale, includendo una valutazione degli effetti cumulativi su scala nazionale e di area vasta.
2. L’aggiornamento e l’integrazione delle “Linee guida per le procedure di valutazione ambientale dei Data Center”, del Governo sugli impatti cumulativi e sull’obbligo dello studio dell’impatto ambientale e sanitario delle isole di calore e della variazione microclimatica. 3. L’abrogazione della disciplina del procedimento unico per i Data Center, ritenendo non coerente accelerare e comprimere i tempi dei procedimenti autorizzativi prima della definizione del Piano nazionale.
3. La modifica della Legge Regionale Lombardia 3 giugno 2026, n. 11, affinché la normativa sia coerente con il futuro Piano nazionale, prevedendo criteri di area vasta per la valutazione degli effetti cumulativi, della capacità energetica e idrica, del consumo di suolo, del microclima e della pressione antropica sui territori.
4. L’arresto dell’ITER parlamentare della “Delega al Governo per l’organizzazione, la realizzazione, lo sviluppo e il potenziamento dei centri elaborazione dati”, attualmente all’esame del Senato.
5. Come scritto nella moratoria: “La trasformazione digitale deve essere al servizio della società e non la società al servizio della trasformazione digitale. Non si chiede di fermare la trasformazione digitale.
Si chiede di fermare temporaneamente una crescita non programmata”.

Foto di repertorio

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