Mercoledì 14 Ottobre 2026 14:10
Povertà abitativa, Zevi: «Sfida che richiede investimenti di anni»


L'assessore al Patrimonio e politiche abitative di Roma Capitale risponde alle denunce del direttore Caritas Giustino Trincia: «Servono investimenti costanti e concerto istituzionale». Il bilancio del lavoro fatto e le prospettive per il futuro
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Povertà abitativa, Zevi: «Sfida che richiede investimenti di anni»
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«Il direttore della Caritas di Roma ha ragione da vendere, io stesso uso sempre l’espressione “povertà abitativa”, che ho mutuato dal cardinale Baldo Reina, e mai l’espressione emergenza abitativa, perché già don Luigi Di Liegro parlava di case senza persone e persone senza casa, all’inizio degli anni ’90. Tuttavia c’è secondo me una differenza di questa nostra epoca che merita di essere sottolineata». Così l’assessore al Patrimonio e alle politiche abitative di Roma Capitale Tobia Zevi risponde alle
denunce
di Giustino Trincia già apparse su questo sito. E spiega cosa stia facendo l’amministrazione capitolina.Assessore quale è questa differenza?
Ai tempi di don Di Liegro il problema della casa riguardava tante persone ma dentro la soglia della povertà. Oggi la novità è che questa povertà abitativa riguarda una fascia molto più ampia di persone. Anche persone che fino a ieri si consideravano pienamente dentro al mercato e che oggi non riescono a pagare la rata del mutuo, fanno fatica a pagare le bollette o semplicemente a trovare una casa in affitto perché magari hanno dei figli o perché sono straniere o perché sono studenti fuori sede o perché magari c’è una competizione degli studenti o dei turisti. Quindi oggi la questione riveste un carattere di allarme sociale per certi aspetti maggiore rispetto a ieri.
Ai tempi di don Di Liegro il problema della casa riguardava tante persone ma dentro la soglia della povertà. Oggi la novità è che questa povertà abitativa riguarda una fascia molto più ampia di persone. Anche persone che fino a ieri si consideravano pienamente dentro al mercato e che oggi non riescono a pagare la rata del mutuo, fanno fatica a pagare le bollette o semplicemente a trovare una casa in affitto perché magari hanno dei figli o perché sono straniere o perché sono studenti fuori sede o perché magari c’è una competizione degli studenti o dei turisti. Quindi oggi la questione riveste un carattere di allarme sociale per certi aspetti maggiore rispetto a ieri.
È colpa del mercato o delle mancate risposte pubbliche?
Le politiche assenti sono sempre una colpa, il mercato in qualche modo fa il suo lavoro. Nel senso che le politiche pubbliche servono a indirizzare o a controllare il mercato. Negli anni ’90 abbiamo erroneamente pensato che a un certo punto sarebbero diventati tutti proprietari di casa e che comunque al mercato bastavano piccoli correttivi, e che poi, in qualche modo, si sarebbe gestito autonomamente. Trent’anni dopo ci rendiamo conto che quella valutazione era completamente sbagliata perché il mondo del lavoro è diventato più precario, perché gli stipendi non sono cresciuti, perché la quota di proprietari è diminuita, anche se ancora meno che altrove, perché le famiglie sono cambiate e oggi sono tante le persone che vivono da sole e hanno esigenze diverse. Per esempio non sempre avere una casa in proprietà. A fronte di tutto questo, noi scontiamo trent’anni di assenza di politiche pubbliche. Se c’è un merito diciamo che il sindaco Gualtieri e questa giunta hanno avuto è stato quello di immediatamente concentrarsi su questa sfida, che naturalmente richiede investimenti di anni. Siamo arrivati agli anni ’90 con quarant’anni di investimenti su questo settore alle spalle. Oggi non recuperiamo il divario in pochi mesi o in pochi anni.
Le politiche assenti sono sempre una colpa, il mercato in qualche modo fa il suo lavoro. Nel senso che le politiche pubbliche servono a indirizzare o a controllare il mercato. Negli anni ’90 abbiamo erroneamente pensato che a un certo punto sarebbero diventati tutti proprietari di casa e che comunque al mercato bastavano piccoli correttivi, e che poi, in qualche modo, si sarebbe gestito autonomamente. Trent’anni dopo ci rendiamo conto che quella valutazione era completamente sbagliata perché il mondo del lavoro è diventato più precario, perché gli stipendi non sono cresciuti, perché la quota di proprietari è diminuita, anche se ancora meno che altrove, perché le famiglie sono cambiate e oggi sono tante le persone che vivono da sole e hanno esigenze diverse. Per esempio non sempre avere una casa in proprietà. A fronte di tutto questo, noi scontiamo trent’anni di assenza di politiche pubbliche. Se c’è un merito diciamo che il sindaco Gualtieri e questa giunta hanno avuto è stato quello di immediatamente concentrarsi su questa sfida, che naturalmente richiede investimenti di anni. Siamo arrivati agli anni ’90 con quarant’anni di investimenti su questo settore alle spalle. Oggi non recuperiamo il divario in pochi mesi o in pochi anni.
E quindi cosa bisognerebbe fare?
Servono investimenti costanti e un concerto istituzionale. Per questo noi siamo alla testa delle città che chiedono più impegni da questo punto di vista all’Europa e per questo noi critichiamo il governo che secondo noi ha fatto poco al di là degli annunci.
Servono investimenti costanti e un concerto istituzionale. Per questo noi siamo alla testa delle città che chiedono più impegni da questo punto di vista all’Europa e per questo noi critichiamo il governo che secondo noi ha fatto poco al di là degli annunci.
Questa l’analisi ma lei è l’assessore. Cosa state facendo?
In questi anni abbiamo investito 500milioni. Finiremo il mandato con l’acquisto di 2mila case popolari in più, abbiamo rigenerato dei complessi pubblici e privati che oggi vengono studiati a livello europeo, penso a Tor Bella Monaca, al Porto Fluviale, al Cardinal Capranica, agli interventi che stiamo progettando al Maam di via Prenestina. Abbiamo riformato il sistema del welfare abitativo, dando già oggi fino a 900 euro al mese a chi viene sfrattato, abbiamo costituito l’Agenzia sociale per l’abitare e ora stiamo lavorando con la Banca europea per gli investimenti per trasformarla anche in un veicolo finanziario in grado di renderci ancora più efficienti sul mercato. Ora stiamo facendo il regolamento sull’housing sociale e quello sugli affitti brevi.
In questi anni abbiamo investito 500milioni. Finiremo il mandato con l’acquisto di 2mila case popolari in più, abbiamo rigenerato dei complessi pubblici e privati che oggi vengono studiati a livello europeo, penso a Tor Bella Monaca, al Porto Fluviale, al Cardinal Capranica, agli interventi che stiamo progettando al Maam di via Prenestina. Abbiamo riformato il sistema del welfare abitativo, dando già oggi fino a 900 euro al mese a chi viene sfrattato, abbiamo costituito l’Agenzia sociale per l’abitare e ora stiamo lavorando con la Banca europea per gli investimenti per trasformarla anche in un veicolo finanziario in grado di renderci ancora più efficienti sul mercato. Ora stiamo facendo il regolamento sull’housing sociale e quello sugli affitti brevi.
Può bastare?
Per quanto Roma sia grande, per quanto il nostro bilancio sia sano e quindi possiamo investire, una città da sola non ce la potrà mai fare. Perché se è vera la domanda di 50mila case in più nei prossimi 10 anni, 20mila popolari e 30mila calmierate, cioè per famiglie che hanno un reddito fino a 50mila euro, è chiaro che questi soldi nessuna città li avrà mai. Quindi serve un coraggio e un impegno nel tempo del governo e dell’Europa. Da questo punto di vista ci sono passi in avanti, ma è chiaro che sono ancora insufficienti. Siamo completamente sinceri non possiamo raccontare che ce la faremo da soli, perché è del tutto impossibile.
Per quanto Roma sia grande, per quanto il nostro bilancio sia sano e quindi possiamo investire, una città da sola non ce la potrà mai fare. Perché se è vera la domanda di 50mila case in più nei prossimi 10 anni, 20mila popolari e 30mila calmierate, cioè per famiglie che hanno un reddito fino a 50mila euro, è chiaro che questi soldi nessuna città li avrà mai. Quindi serve un coraggio e un impegno nel tempo del governo e dell’Europa. Da questo punto di vista ci sono passi in avanti, ma è chiaro che sono ancora insufficienti. Siamo completamente sinceri non possiamo raccontare che ce la faremo da soli, perché è del tutto impossibile.
Domande secche: perché non si è riusciti a fare la moratoria degli sfratti chiesta anche da Papa Francesco?
Noi abbiamo lavorato a rendere attuabile quella richiesta ma purtroppo il governo non l’ha presa in considerazione. Una moratoria dipende dallo Stato. Serve una legge. Nei due casi in cui si è realizzata ci sono state due leggi dello Stato, ai tempi del Covid e ai tempi del governo Prodi 2. Noi avevamo proposto una moratoria non generalizzata, ma molto indirizzata. Immaginando di individuare delle finestre temporali che in qualche modo definissero l’emergenza e anche un target di proprietari che potesse in qualche modo sopportare la moratoria. È chiaro che dobbiamo distinguere tra i grandi proprietari e i piccoli. Avevamo anche proposto delle bozze che il governo non ha mai voluto prendere in considerazione.
Noi abbiamo lavorato a rendere attuabile quella richiesta ma purtroppo il governo non l’ha presa in considerazione. Una moratoria dipende dallo Stato. Serve una legge. Nei due casi in cui si è realizzata ci sono state due leggi dello Stato, ai tempi del Covid e ai tempi del governo Prodi 2. Noi avevamo proposto una moratoria non generalizzata, ma molto indirizzata. Immaginando di individuare delle finestre temporali che in qualche modo definissero l’emergenza e anche un target di proprietari che potesse in qualche modo sopportare la moratoria. È chiaro che dobbiamo distinguere tra i grandi proprietari e i piccoli. Avevamo anche proposto delle bozze che il governo non ha mai voluto prendere in considerazione.
Altra domanda secca. Tante case popolari sono degradate e nessuno ci vuole andare. Come fare? È un lavoro che va fatto assieme alla Regione, penso.
Più che insieme alla Regione, servono soldi. Il primo pilastro del Piano casa, che poi sono gli unici soldi veri che il governo ha messo sul piatto, 970 milioni in larga misura sono indirizzati a questo. Noi aspettiamo il bando che doveva uscire a settembre, e ovviamente useremo quelle risorse per ristrutturare gli appartamenti vuoti che abbiamo. Secondo noi quelle risorse sono insufficienti mentre è fondamentale rimettere in circolo a livello nazionale tutti gli immobili vuoti. Ma non è tanto su questo che serve parlare con la Regione. Se ristruttura e poi ce le assegna siamo contenti. Ma riteniamo che ci sarebbe bisogno di una normativa più coerente a livello nazionale sulle case popolari perché è assurdo che a Roma ci siano due soggetti gestori. È assurdo che noi assegniamo le case che però l’Ater ci deve dare dopo averle ristrutturate. Sarebbe molto più logico che si accorpassero risorse e procedure in modo da essere più efficienti.
Più che insieme alla Regione, servono soldi. Il primo pilastro del Piano casa, che poi sono gli unici soldi veri che il governo ha messo sul piatto, 970 milioni in larga misura sono indirizzati a questo. Noi aspettiamo il bando che doveva uscire a settembre, e ovviamente useremo quelle risorse per ristrutturare gli appartamenti vuoti che abbiamo. Secondo noi quelle risorse sono insufficienti mentre è fondamentale rimettere in circolo a livello nazionale tutti gli immobili vuoti. Ma non è tanto su questo che serve parlare con la Regione. Se ristruttura e poi ce le assegna siamo contenti. Ma riteniamo che ci sarebbe bisogno di una normativa più coerente a livello nazionale sulle case popolari perché è assurdo che a Roma ci siano due soggetti gestori. È assurdo che noi assegniamo le case che però l’Ater ci deve dare dopo averle ristrutturate. Sarebbe molto più logico che si accorpassero risorse e procedure in modo da essere più efficienti.
C’è poi lo scandalo dei B&B, come lo ha definito Trincia.
A Roma il problema è che ci sono poche case in affitto. Su circa 1 milione e 400mila case, soltanto 250mila sono destinate alla locazione. Di queste circa 80mila sono quelle pubbliche. Ne rimangono 170mila ed è chiaro che su una percentuale così bassa se noi mettiamo 50mila case vacanze e 50mila contratti a canone transitorio, la pressione aumenta in modo insostenibile. Per questo lavoriamo a un regolamento sugli affitti brevi che tenga conto anche di come vadano tutelati i quartieri nella loro identità, consentendo che rimangano negozi di prossimità, rimangano servizi. Ma siamo sprovvisti di una normativa nazionale, l’abbiamo chiesto ma non è arrivata, e questo ovviamente ci rende disarmati.
A Roma il problema è che ci sono poche case in affitto. Su circa 1 milione e 400mila case, soltanto 250mila sono destinate alla locazione. Di queste circa 80mila sono quelle pubbliche. Ne rimangono 170mila ed è chiaro che su una percentuale così bassa se noi mettiamo 50mila case vacanze e 50mila contratti a canone transitorio, la pressione aumenta in modo insostenibile. Per questo lavoriamo a un regolamento sugli affitti brevi che tenga conto anche di come vadano tutelati i quartieri nella loro identità, consentendo che rimangano negozi di prossimità, rimangano servizi. Ma siamo sprovvisti di una normativa nazionale, l’abbiamo chiesto ma non è arrivata, e questo ovviamente ci rende disarmati.
C’è poi la grande questione delle case vuote.
Abbiamo decine di migliaia di case vuote, in alcuni casi legittimamente, perché uno ha i figli che studiano in città e vuole venire a trovarli ogni tanto e se può permettersela va bene. In molti altri casi sono frutto di eredità su cui non ci si è messi d’accordo, lavori che non si riescono a sostenere, indecisione sul da farsi. Su questo segmento una politica intelligente della casa e anche delle misure a livello locale potrebbero essere utili. Dobbiamo trovare un meccanismo di incentivi per cui le persone siano indotte a rimettere in circolo quelle case.
Non trovando soluzioni molte famiglie vanno a cercare case fuori dal Gra se non addirittura in altri Comuni. In questo momento sicuramente esiste a Roma un problema di difficoltà delle persone normali a trovare una casa e questa è una priorità assoluta, ne va della tenuta sociale della nostra città, ma anche della nostra capacità di essere attrattivi perché alla lunga una città nella quale non è possibile vivere è una città nella quale non è neanche utile e interessante investire. Ma tutto questo dipende da mille variabili. Una riguarda la collaborazione virtuosa tra pubblico e privato. L’obiettivo è che i romani possano vivere nei quartieri innanzitutto e ovviamente in un alloggio dignitoso.
Abbiamo decine di migliaia di case vuote, in alcuni casi legittimamente, perché uno ha i figli che studiano in città e vuole venire a trovarli ogni tanto e se può permettersela va bene. In molti altri casi sono frutto di eredità su cui non ci si è messi d’accordo, lavori che non si riescono a sostenere, indecisione sul da farsi. Su questo segmento una politica intelligente della casa e anche delle misure a livello locale potrebbero essere utili. Dobbiamo trovare un meccanismo di incentivi per cui le persone siano indotte a rimettere in circolo quelle case.
Non trovando soluzioni molte famiglie vanno a cercare case fuori dal Gra se non addirittura in altri Comuni. In questo momento sicuramente esiste a Roma un problema di difficoltà delle persone normali a trovare una casa e questa è una priorità assoluta, ne va della tenuta sociale della nostra città, ma anche della nostra capacità di essere attrattivi perché alla lunga una città nella quale non è possibile vivere è una città nella quale non è neanche utile e interessante investire. Ma tutto questo dipende da mille variabili. Una riguarda la collaborazione virtuosa tra pubblico e privato. L’obiettivo è che i romani possano vivere nei quartieri innanzitutto e ovviamente in un alloggio dignitoso.
C’è anche il problema delle case per gli studenti fuori sede.
La competenza per il diritto allo studio è regionale. Siamo convinti che servono molti più soldi per costruire gli studentati pubblici nei quali possano studiare le persone che sono meritevoli ma che non riescono a pagare un affitto. Ben vengano anche gli studentati privati, perché c’è una domanda molto ampia e che riguarda anche la nostra capacità di attrarre conoscenza e studenti, ma è chiaro che in una città che ha molte poche case dal punto di vista dell’offerta in affitto, il rischio di un eccesso di studentati produce la pressione sul mercato perché i proprietari preferisco gli studenti, che sono meno rischiosi come inquilini.
La competenza per il diritto allo studio è regionale. Siamo convinti che servono molti più soldi per costruire gli studentati pubblici nei quali possano studiare le persone che sono meritevoli ma che non riescono a pagare un affitto. Ben vengano anche gli studentati privati, perché c’è una domanda molto ampia e che riguarda anche la nostra capacità di attrarre conoscenza e studenti, ma è chiaro che in una città che ha molte poche case dal punto di vista dell’offerta in affitto, il rischio di un eccesso di studentati produce la pressione sul mercato perché i proprietari preferisco gli studenti, che sono meno rischiosi come inquilini.
Risolvere il problema della casa è anche contribuire al tema della sicurezza? Penso alle occupazioni, ai senza dimora, ai tanti purtroppo che sono costretti a vivere per strada.
Ovviamente sì. Tornare a investire in diritto all’abitare significa rafforzare quel modello sociale europeo, fatto di sanità pubblica, istruzione pubblica, lavoro, che ha anche come effetto il fatto che nelle nostre città si possa girare la sera da soli e che ci si possa sentire sicuri. Se costruiamo una città in cui non è possibile vivere, poi ci saranno i cancelli, le guardie armate e così via. Questo modello non lo vogliamo e quindi vogliamo costruire una città attrattiva ma inclusiva, nella quale vivere sia possibile a prescindere dal proprio portafoglio.
Ovviamente sì. Tornare a investire in diritto all’abitare significa rafforzare quel modello sociale europeo, fatto di sanità pubblica, istruzione pubblica, lavoro, che ha anche come effetto il fatto che nelle nostre città si possa girare la sera da soli e che ci si possa sentire sicuri. Se costruiamo una città in cui non è possibile vivere, poi ci saranno i cancelli, le guardie armate e così via. Questo modello non lo vogliamo e quindi vogliamo costruire una città attrattiva ma inclusiva, nella quale vivere sia possibile a prescindere dal proprio portafoglio.
14 ottobre 2026
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