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Giovedì 15 Ottobre 2026 13:10

Amnesty lancia la campagna “Emergenza Fame”



A livello globale, 1 bambino su 4 sotto ai 5 anni è in grave povertà alimentare. E i tagli agli aiuti riducono la capacità di risposta alle crisi. L'iniziativa per portare assistenza ai piccoli malnutriti

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Alla vigilia della Giornata mondiale dell’alimentazione, il 16 ottobre, Amnesty International accende i riflettori sulle condizioni di grave povertà alimentare nella prima infanzia, che, a livello globale, riguardando un bambino su 4. «Si tratta di circa 181 milioni di bambini di età inferiore ai 5 anni – rimarcano -. Quasi 43 milioni di loro soffrono di malnutrizione acuta. Per 12 milioni di loro la malnutrizione è grave. Ancora oggi quasi la metà dei decessi dei bambini sotto i 5 anni al mondo è causata dalla malnutrizione, che si conferma una delle principali minacce alla sopravvivenza infantile».

Nonostante questo, a quasi dieci mesi dall’inizio dell’anno, le più gravi emergenze nutrizionali che colpiscono i minori nel mondo hanno ricevuto meno di un terzo dei finanziamenti necessari: solo il 31%, pari a circa 3,1 miliardi di dollari, era stato effettivamente stanziato all’inizio di ottobre, a fronte di una necessità di 10 miliardi di dollari, secondo una nuova analisi di Save the Children, che ha riguardato quasi 20 Paesi – tra cui Sudan, Yemen e Somalia – caratterizzati da alti livelli di malnutrizione e insicurezza alimentare, nonché da indicatori sanitari critici.
Complessivamente, nel 2025, 266 milioni di persone, ovvero il 22,9% della popolazione analizzata in 47 Paesi e territori, ha registrato elevati livelli di insicurezza alimentare acuta.

Nell’analisi dell’organizzazione, i conflitti, la crisi climatica e i tagli agli aiuti sono oggi le principali cause della malnutrizione minorile, «killer silenziosi dell’infanzia in molti Paesi del mondo». I conflitti in particolare si confermano la principale causa della fame tra i bambini, destabilizzando i sistemi alimentari, costringendo le famiglie ad abbandonare le proprie case e limitando l’accesso ai servizi sanitari e nutrizionali da cui i più piccoli dipendono. Nel 2025, 23,1 milioni di persone – su un totale di 39,1 milioni in condizioni di emergenza – si trovavano in Paesi in cui il conflitto rappresenta la causa principale.

Basti pensare che a Gaza oltre 1,2 milioni di persone si trovano in situazione di insicurezza alimentare acuta. In Sudan si stima che nel 2026 circa 825mila bambini sotto i cinque anni soffrano di malnutrizione acuta grave, pari al +7% rispetto al 2025 e al +25% rispetto al periodo precedente al conflitto. Si stima che altri 45 milioni di persone potrebbero trovarsi in condizioni di insicurezza alimentare qualora il conflitto in Medio Oriente dovesse protrarsi, principalmente a causa delle interruzioni negli scambi commerciali.

Gli eventi meteorologici estremi incidono per circa un terzo sul numero globale di persone in condizioni di insicurezza alimentare acuta, seguiti dalle crisi economiche, che però sono in flessione rispetto al 2024. Il ritorno di El Niño potrebbe inasprire ulteriormente la crisi alimentare.

Ad aggravare ulteriormente la situazione, i tagli agli aiuti umanitari, oggi ai minimi degli ultimi dieci anni, che riducono la capacità di risposta alle crisi e il sostegno alle popolazioni più vulnerabili. Nel 2025, si stima che i fondi destinati all’assistenza alimentare, agricola e nutrizionale hanno subito un calo del 59% rispetto al 2022. Il crollo dei finanziamenti ha costretto a ridurre drasticamente la portata degli interventi: dai 36 milioni di donne e bambini iniziali da raggiungere si è passati a soli 16,7 milioni di beneficiari, lasciando circa due milioni di bambini affetti da malnutrizione acuta grave senza cure e mettendo a rischio la vita di circa 369mila persone. Irreversibili le ripercussioni sulle popolazioni.

Lo dimostrano i numeri. In Afghanistan, negli ultimi quattro anni, la malnutrizione acuta tra i bambini sotto i cinque anni è aumentata del 14%, arrivando a colpire 3,7 milioni di bambini nel 2026. Nello stesso periodo, i finanziamenti e gli aiuti internazionali destinati all’Afghanistan sono diminuiti di quasi il 70%. In Uganda oltre un milione di rifugiati ha perso il sostegno alimentare, mentre ad Haiti la sospensione della distribuzione di pasti caldi alle famiglie sfollate ha aggravato i livelli di fame. In generale, a livello globale, le proiezioni indicano che un’ulteriore e rapida riduzione dei finanziamenti potrebbe causare fino a 22,6 milioni di decessi aggiuntivi entro il 2030, inclusi 5,4 milioni di bambini di età inferiore ai cinque anni.

«Siamo di fronte a quella che potrebbe essere la più grave emergenza alimentare del 21° secolo», avvertono da Amnesty. In Yemen, Somalia, Malawi, ma anche in Madagascar, Mozambico, Zambia, Uganda e Kenya la situazione è già grave e potrebbe aggravarsi ancora di più, avvertono dall’organizzazione internazionale. «Complessivamente, il numero di persone che affrontano livelli critici di insicurezza alimentare in questi Paesi è destinato a crescere da 12,6 a 16,4 milioni».

La direttrice generale di Save the Children Daniela Fatarella rileva che «per decenni l’impegno della comunità internazionale ha dimostrato che la malnutrizione può essere prevenuta e sconfitta: non è un destino inevitabile. Oggi, però, stiamo assistendo a una pericolosa inversione di tendenza – rimarca -. Conflitti sempre più estesi e devastanti, restrizioni all’accesso umanitario e drastici tagli agli aiuti stanno privando milioni di bambini di ciò che è essenziale per sopravvivere e crescere: cibo, acqua potabile, assistenza sanitaria, servizi igienici e protezione». Di fronte a questa crisi «non basta intervenire quando l’emergenza è già esplosa – sono ancora le parole di Fatarella -. Occorre affrontare le cause profonde della fame con investimenti stabili e soluzioni durature, riportando i bambini al centro dell’agenda globale. Save the Children chiede ai leader mondiali di rilanciare con urgenza la lotta alla malnutrizione, invertendo la tendenza ai tagli agli aiuti e investendo maggiori risorse per prevenire le crisi prima che si trasformino in tragedie umanitarie. Rafforzare la sicurezza alimentare, i sistemi sanitari e la capacità di risposta delle comunità significa salvare vite oggi e costruire società più resilienti domani. La sicurezza alimentare non è un traguardo irraggiungibile: è una scelta politica».

Con i suoi partner Save the Children ha raggiunto lo scorso anno 24 milioni di bambini con interventi salvavita per la salute e la nutrizione. Nel prossimo triennio (2026-2028) l’obiettivo è di sostenere 20 milioni di donne e bambini attraverso interventi di sanità pubblica in contesti umanitari, inclusa la cura di due milioni di bambini e di donne in gravidanza o allattamento affetti da malnutrizione acuta grave e moderata. L’organizzazione rilancia quindi “Nourished Futures”, una nuova iniziativa globale per la nutrizione che mira a raccogliere 300 milioni di dollari per curare e prevenire la malnutrizione e le malattie infantili nei contesti umanitari più critici.

Ancora, contro la malnutrizione infantile l’organizzazione lancia la campagna “Emergenza Fame” per portare assistenza a bambine e bambini e alle loro famiglie nelle aree dove c’è più bisogno di aiuto. Dal 15 ottobre al 15 novembre è possibile sostenerel’iniziativa per dare cibo terapeutico, acqua potabile e cure mediche a tanti bambini malnutriti, donando 2 euro con un sms al 45583 dal proprio cellulare Fastweb+Vodafone, WindTre, TIM, Iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali; 5 o 10 euro da rete fissa TIM, Fastweb+Vodafone, WindTre, Tiscali, Geny e 5 euro da Convergenze, PosteMobile. La campagna ha anche il supporto della Lega Serie A e Associazione italiana allenatori calcio. In occasione della 7ª giornata di Campionato, in programma da venerdì 16 a lunedì 19 ottobre, tutte le squadre della Serie A Enilive scenderanno in campo per supportare Save the Children invitando i tifosi a contribuire con una donazione.

15 ottobre 2026

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