Giovedì 15 Ottobre 2026 09:10
Oltre le minicar: quel vuoto d’anima che la violenza non può colmare


Le aggressioni ai danni di passanti compiute da due minorenni tra 4 e 5 ottobre "per noia" o "divertimento". Una responsabilità che chiama in causa gli adulti: famiglie, scuola e parrocchie
L'articolo
Oltre le minicar: quel vuoto d’anima che la violenza non può colmare
proviene da RomaSette
.
#editoriali #giovani #in città #banda minicar #responsabilità adulti #vetrina #violenza
leggi la notizia su RomaSette


I recenti fatti di cronaca che hanno sconvolto la Capitale, con i raid della cosiddetta “banda della minicar” perpetrati da due minorenni nei quartieri di Monteverde e Testaccio tra il 4 e 5 ottobre, non sono soltanto una questione di ordine pubblico. Rappresentano la spia, dolorosa e rumorosa, di un disagio giovanile profondo che interroga direttamente le nostre coscienze e, in modo particolare, la missione educativa della Chiesa cattolica.
Dalle prime ricostruzioni e dalle confessioni emerge un dettaglio che raggela più delle stesse aggressioni: la totale assenza di movente, la violenza esercitata “per noia” o “per divertimento”. Colpire passanti inermi, lasciando dietro di sé feriti gravi, diventa un tragico surrogato di senso in esistenze apparentemente sature di beni materiali, ma drammaticamente povere di riferimenti spirituali ed emotivi. La minicar, status symbol di un’adolescenza agiata, si trasforma qui in una corazza rassicurante e, al contempo, in uno strumento di sopraffazione. È il paradosso di una giovinezza a cui viene dato tutto in termini di consumo, ma a cui viene tolto l’orizzonte del limite e del rispetto dell’altro.
Dal punto di vista della comunità ecclesiale, questo fenomeno non può essere liquidato con la sola logica della condanna o della punizione, pur necessaria per la giustizia e la tutela delle vittime. La Chiesa guarda a questi ragazzi con lo sguardo della parabola del Figliol Prodigo: riconosce lo smarrimento di chi cammina nel buio della percezione di sé. Siamo di fronte a un analfabetismo relazionale che scambia l’adrenalina per vita e la crudeltà per affermazione personale. Se fare del male diventa “un gesto possibile e persino divertente”, significa che il tessuto sociale e spirituale si è lacerato.
La responsabilità chiama in causa gli adulti: le famiglie, la scuola e le stesse comunità parrocchiali. Spesso i genitori, per sanare sensi di colpa o per colmare assenze, sostituiscono l’ascolto e il dialogo con l’acquisto di beni materiali. Ma un’auto o uno smartphone non possono trasmettere il valore dell’empatia, né insegnare il valore sacro della vita umana. La Chiesa, fedele al suo mandato educativo, è chiamata a rilanciare con forza la sfida dell’alleanza educativa. Le parrocchie e gli oratori non devono essere solo centri di aggregazione, ma palestre di alterità, contesti in cui i giovani possano sperimentare la bellezza del servizio, della gratuità e dell’incontro con la fragilità.
San Giovanni Bosco diceva che l’educazione è cosa di cuore. Per strappare i ragazzi al nichilismo e alle derive delle “bande”, occorre offrire loro risposte di senso capaci di riempire quel vuoto d’anima. Solo testimoniando che la vera forza risiede nella custodia del prossimo, e non nella sua umiliazione, potremo sperare di spegnere i motori dell’indifferenza e riaccendere la luce della speranza nei cuori delle nuove generazioni.
15 ottobre 2026
L'articolo
Oltre le minicar: quel vuoto d’anima che la violenza non può colmare
proviene da RomaSette
.