Giovedì 15 Ottobre 2026 16:10
Reina al Regina Apostolorum: «Roma ha una missione “glocal”»


Il cardinale: «La nostra città è uno di quei luoghi dove il locale e il globale si incontrano continuamente». Appello a una pastorale missionaria
L'articolo
Reina al Regina Apostolorum: «Roma ha una missione “glocal”»
proviene da RomaSette
.
#in diocesi #ateneo regina apostolorum #baldo reina #focus
leggi la notizia su RomaSette


«Dentro la città di Roma c’è il mondo e il mondo guarda Roma». Su queste due prospettive il cardinale vicario Baldo Reina ha concentrato la sua lectio magistralis, tenuta stamattina, giovedì 15 ottobre, in occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico dell’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum. Il cardinale ha infatti pronunciato una prolusione sul tema della “Missione della Chiesa di Roma nel XXI secolo: Roma, una città per il mondo”.
«Questa unicità di Roma – ha spiegato Reina – ci dà la possibilità di viverla come un costante laboratorio di convivenza e fraternità, di fede e inclusione, una città dove nessuno deve essere considerato estraneo. Siamo quindi chiamati a essere una Chiesa con una singolare vocazione: all’universalità e alla carità», ha ribadito citando le parole di papa Leone XIV lo scorso 2 maggio, quando il Pontefice ha ordinato quattro nuovi vescovi a San Giovanni in Laterano.
E proprio ricordando la basilica, Reina ha sottolineato il suo motto: “Mater et Caput” di tutte le chiese della città e del mondo. «Anche queste parole ci caricano di responsabilità, perché una Chiesa che è madre guida ma non domina, serve ma non ordina e deve avere uno slancio evangelico verso tutta la città, dal centro alle periferie». Il cardinale ha inoltre posto l’accento sulla «nuova dimensione missionaria» che la società moderna impone: non più missioni solo verso luoghi geografici lontani, ma «di prossimità, di vicinanza, perché una missione non inizia “altrove”, ma accanto. Accanto a cittadini, giovani, lavoratori, senzatetto, anziani, migranti, famiglie».
La prossimità dell’azione della Chiesa è stata ribadita dal cardinale vicario anche accostandola all’insegnamento di Cristo, «che non salva l’umanità dall’esterno, da lontano, ma entra nella Storia, e così noi siamo chiamati a entrare nella nostra città, nei problemi reali dei cittadini, a osservare Roma in tutti i suoi luoghi: periferie, centri popolosi, centro storico, zone di campagna, di svago, istituzioni, ma anche luoghi di fede, di chi fatica a trovare lavoro o casa, luoghi di eventi internazionali e di profonde disuguaglianze».
Da qui l’appello di Reina: «Una pastorale missionaria seria non inizia solo dal calendario di eventi e catechesi, ma dalla consapevolezza di ciò che bisogna concretamente fare sul territorio, su come sporcarsi le mani, su quante persone incontrare, parrocchie visitare, in quali periferie andare, cosa e dove costruire». A conclusione della lectio, il cardinale ha citato anche don Tonino Bello e il suo concetto di “glocal”: «La nostra città è uno di quei luoghi dove il locale e il globale si incontrano continuamente. Non dobbiamo quindi pensare a due missioni separate, una per Roma e una per il mondo, ma a un’unica grande missione che sia “glocal”, universale come lo è la Chiesa stessa. Questo è il significato più profondo di essere “Mater et Caput”».
Durante l’inaugurazione dell’anno accademico hanno preso la parola anche i vertici del Regina Apostolorum, i professori e alcuni studenti. E sempre di missione, ma accademica, ha parlato il gran cancelliere padre Carlos Alberto Gutiérrez López: «La nostra è quella di non accontentarci di sguardi singoli, ma di puntare alla totalità, a una formazione completa, con capacità di dialogare e di agire, con rettitudine, coinvolgendo sempre la persona umana nella sua interezza». A fargli eco le parole del rettore, padre José Enrique Oyarzún, che ha incentrato il suo discorso inaugurale sul domandarsi «quale contributo siamo chiamati a offrire alla Chiesa e alla società», anche alla luce delle sfide del mondo moderno. Citando più volte la “Magnifica humanitas” di Leone XIV, il rettore ha sottolineato che «la scelta è come usare le nuove tecnologie: se per innalzare una nuova, pericolosa, torre di Babele o contribuire a edificare un’umanità nuova, in dialogo e in fraternità. Abbiamo il compito – ha ribadito – di formare uomini e donne, cristiani e cittadini affinché possano portare il Vangelo nelle varie culture e usare gli strumenti che il nostro tempo mette a disposizione. Il tutto – ha chiosato – tenendo fede a tre impegni particolari: custodia della comunità, integrazione critica dell’intelligenza artificiale, dialogo tra discipline e cultura».
15 ottobre 2026
L'articolo
Reina al Regina Apostolorum: «Roma ha una missione “glocal”»
proviene da RomaSette
.