Venerdì 16 Ottobre 2026 10:10
Reina: «Nell’unità e nella comunione, il cuore missionario della Chiesa»


La veglia diocesana presieduta dal cardinale vicario a San Lorenzo fuori le Mura. Il direttore dell'Ufficio del Vicariato padre Albanese: «La missione non parte da noi ma viene da Cristo; a noi è chiesto di servirla». Il 18 ottobre la centesima Giornata mondiale
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Nell’unità e nella comunione si racchiude il senso dell’«animare una Chiesa missionaria» e dell’«avere un cuore missionario». A questa stessa dimensione della condivisione profonda, con e in Cristo, il cardinale vicario Baldo Reina ha guardato proponendo «una intenzione di preghiera per il Santo Padre», rivolgendo a Prevost il ricordo e la vicinanza della sua diocesi in occasione della veglia missionaria diocesana che ha avuto luogo ieri sera, 15 ottobre, nella basilica di San Lorenzo fuori le Mura. «La Chiesa per sua natura è missionaria e in questa specifica vocazione si inseriscono tutte le altre dimensioni della Chiesa – ha sottolineato il porporato -: se mancassero questo respiro universale e uno sguardo attento e orante sul mondo, la Chiesa perderebbe la sua identità. In particolare come Chiesa di Roma, che ha nel suo dna un’impronta missionaria, abbiamo la responsabilità rilevantissima dell’anelito alla comunione».


Proprio “Uno in Cristo, uniti nella missione” è il tema scelto da Papa Leone XIV per questo ottobre missionario e alla luce di questo monito «siamo chiamati a vivere questa unione» riconoscendo e valorizzando «ciò che ci accomuna», sono ancora le parole di Reina; allora, occorre chiedersi se davvero «siamo uniti nella stessa opera, avendo un sentire comune e una vera attenzione alla dimensione missionaria della Chiesa», quella che «è richiesta e non preclusa a chi non parte ma rimane a Roma», laddove «essere missionari significa portare nel cuore tutta quanta la Chiesa, portare nella preghiera quanti soffrono o sono costretti a scappare dalle loro terre». Ancora, ha ammonito il cardinale vicario, occorre «avere a mente il mappamondo, anche se oggi basta un click per girare il mondo», perché «lì ci sono i nostri fratelli ed è lì che ci manda il Signore quando ci dice “Andate in tutto il mondo”». Solo «uniti in Cristo – ha quindi evidenziato Reina – possiamo camminare insieme nella missione».


Anche padre Giulio Albanese, direttore dell’Ufficio missionario del Vicariato, nel suo saluto iniziale rivolto ai tanti fedeli che gremivano la basilica a due passi dal Verano, aveva ricordato «la responsabilità dell’universalità della Chiesa di Roma» e come «la missione non parte da noi ma viene da Cristo: a noi è chiesto di servirla». Ancora, il comboniano ha ricordato che quella che si celebrerà questa domenica è la centesima Giornata mondiale missionaria, «voluta infatti da Papa Pio XI nel 1926», e come, «pregando sulla tomba di un martire come san Lorenzo, stiamo guardando anche alla testimonianza che continua oggi sul palcoscenico della storia in tanti che annunciano la Buona Novella nel mondo».


Un pensiero particolare Albanese lo ha rivolto a don Andrea Santoro, il fidei donum romano ucciso a Trabzon, in Turchia, e ricordato con un sentito applauso dai tanti presenti. A portare la loro testimonianza missionaria sono stati invece suor Laura Gaeta e don Paolo Boumis. La prima, delle Figlie di Maria Ausiliatrice, romana di nascita, ha passato più della metà della sua vita in Africa. È a Libreville, Capitale del Gabon, dal 1987 e qui dirige la scuola “San Giovanni Bosco”. «Sono partita per portare Gesù ai confini del mondo – ha detto la religiosa – e poi ho scoperto che sono stata io a ricevere il centuplo». Suor Laura ha sottolineato anche come «tutto il mio bagaglio biblico, teologico e culturale che avevo preparato prima di partire» da solo non è servito. «Essere missionaria significa prima di tutto ascoltare, osservare e testimoniare un Dio liberatore e salvatore» e dunque la missione è per lei «parlare dell’Amore di Dio che libera e che salva per far fare alle persone l’esperienza di un Dio-Amore, servendo a mia volta e amando».


Da parte sua, don Paolo, parroco di Sant’Agapito, fidei donum in Brasile dal 2014 al 2019, che continua a seguire progetti nello Stato del Maranhão, d’intesa con il Centro missionario diocesano, si è detto «indegno della santità delle persone che ho incontrato», dalle quali «ho imparato a mettermi in ascolto, senza giudicare» perché «la missione è farsi vicino alle persone senza imporsi, crescendo insieme». Infatti, ha osservato ancora il sacerdote, «non si va in missione per “esportare il Vangelo” né per “aprire delle nuove filiali”: questo è proselitismo; si va per sedersi accanto alle persone per capirle nel profondo ed essendo pronti a ricevere, non solo a donare».


A partire per la missio ad gentes dalla nostra diocesi nei prossimi mesi saranno 46 missionari, sia laici che consacrati. Tutti hanno ricevuto dal cardinale vicario Reina il mandato per annunciare il Vangelo nei diversi Paesi che raggiungeranno: tra gli altri, Kenya, Russia, Indonesia, Repubblica democratica del Congo, Filippine e Stati Uniti. Gianpiero e Agnese, con i loro 8 figli, dalla parrocchia di Santa Maria Goretti, andranno in Myanmar, nel Sud est asiatico, non appena le condizioni politiche lo permetteranno in sicurezza. «Per noi, annunciare il Vangelo e annunciare che il Signore è vivo e opera nella vita delle persone è la cosa più importante – dice Gianpiero -. Il Risorto a noi ha riempito la vita e, pur con i nostri limiti e nella nostra debolezza, siamo contenti di poter partecipare alla sua opera».
16 ottobre 2026
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