Domenica 18 Ottobre 2026 13:10
Il Papa: «Riprenderò gradualmente le mie attività»


Rientrato dal Gemelli, Leone ha guidato la preghiera dell'Angelus dal Palazzo apostolico. Il grazie a quanti hanno pregato per lui e la «particolare riconoscenza» nei confronti dei medici, degli infermieri e di tutto il personale sanitario. L'affetto della piazza
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L’attesa durata ore in piazza San Pietro si è conclusa a mezzogiorno in punto, tra i rintocchi della Campana Valadier e il colpo di cannone del Gianicolo. Un lungo e caloroso applauso ha accompagnato l’apertura delle tende della finestra dello studio, nel Palazzo apostolico vaticano, da cui Papa Leone XIV si è affacciato per la recita dell’Angelus a meno di ventiquattro ore dalla dimissione dal Policlinico Gemelli, dove era stato ricoverato e operato martedì 13 ottobre per l’asportazione di un adenocarcinoma polmonare.
Il pontefice ha salutato i fedeli radunati in piazza San Pietro a una settimana esatta dall’annuncio di un nodulo al polmone che lo ha portato in sala operatoria. Dopo la preghiera mariana ha ringraziato tutti coloro che in questi giorni hanno pregato per la sua salute esprimendo «particolare riconoscenza» nei confronti dei medici, degli infermieri e di tutto il personale sanitario del Policlinico. «Questa esperienza – le parole del vescovo di Roma – mi ha fatto provare in modo particolare la vicinanza a quanti attraversano la malattia e una condizione di infermità. Superata questa fase delicata, adesso riprenderò gradualmente le mie attività, sempre con l’aiuto di Dio e delle vostre preghiere». Commentando il Vangelo odierno, in cui Gesù pronuncia la famosa frase «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio», Leone ha spiegato che mettere in pratica questo insegnamento significa «essere veritieri, senza soggezione e ipocrisia, liberi per il bene. Preghiamo il Signore che ci aiuti a essere così».

(foto: diocesi di Roma/Gennari)
Dalla piazza si è più volte levato il grido “Evviva il Papa”. «Sembra stare molto bene. La voce e l’aspetto sono quelli di sempre», commenta Marina non appena il primo piano di Prevost appare sui maxischermi. «Probabilmente il suo passato da sportivo ne ha favorito la rapida ripresa», le fa eco il fidanzato Paolo. Giovanna e Lucia, studentesse fuorisede residenti al Pigneto, sono arrivate in piazza intorno alle 10. «Volevamo esserci per dirgli in qualche modo “bentornato a casa” – dichiarano -. Nei nostri programmi c’era già l’intenzione di andare a trovarlo al Gemelli, convinte che la degenza sarebbe stata più lunga e che l’Angelus lo avrebbe recitato dal Policlinico. La notizia del nodulo è stata una doccia fredda». Per Giovanni si è trattato «certamente di un colpo al cuore», accompagnato però da un sentimento di «grande tenerezza per un Papa che confessa apertamente di avere problemi di salute e di doversi operare. È stato come l’annuncio di un familiare che chiede ai propri cari di accompagnarlo con la preghiera in un momento particolare».
Tanti quelli che hanno affrontato un lungo viaggio pur di non perdersi «il rientro a casa di Leone». Cristina per esempio è di Cagliari. È arrivata a Roma ieri sera, 17 ottobre, e ripartirà oggi nel tardo pomeriggio. «Con un’amica siamo venute appositamente per partecipare alla preghiera dell’Angelus. Saremmo comunque andate al Gemelli. La notizia della malattia ci ha addolorato profondamente e abbiamo deciso che saremmo state vicine al Pontefice. Ho ancora il rimpianto di non essere riuscita a venire vent’anni fa, quando stava male Giovanni Paolo II». Tra le bandiere che sventolavano in piazza, oltre e quelle di vari Paesi come Brasile, Colombia, Polonia, Spagna, anche quelle della Comunità di Sant’Egidio. Tanti anche i cartelloni preparati per l’occasione, come quello delle religiose della congregazione delle Suore degli Angeli, che ieri sera hanno impugnato i pennarelli e, su un cartellone celeste, hanno scritto: “Santo Padre Papa Leone XIV, ti vogliamo bene e preghiamo per te”. «Appena abbiamo saputo che il Papa avrebbe recitato l’Angelus da piazza San Pietro, abbiamo deciso che ci saremmo state anche noi – dice suor Anna -. La nostra casa è a Monte Sacro e siamo uscite presto stamattina perché prevedevano la presenza di tanta gente».
18 ottobre 2026
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